di Daniel Sempere
Ecco perché non si preoccupano più di fingere, si limitano a nascondere tutti i problemi sotto il tappeto, sperando che nessuno lo sollevi e se ne accorga.
L'esternalizzazione delle responsabilità è il nuovo simbolo della nostra scalcinata politica.
Si guarda al mondo esterno, sbirciando tra le crepe che si aprono nella nostra struttura sociale, per non porre attenzione al proprio (come in foto).
Il Primo Ministro laburista Keir Starmer, da sempre affascinato dal variegato mondo ideologico arcobaleno e multietnico, oggi finge stupore davanti alle statistiche sulla criminalità e sul degrado provocato da un’immigrazione senza regole e confini.
Non più tardi dello scorso anno, dichiarò con aria di sufficienza:
< Il piano di deportazione dei miei predecessori conservatori è "morto e sepolto">
È davvero così?
Niente affatto…
Ora sta lanciando l'idea di "centri di rimpatrio" nei paesi stranieri per i richiedenti asilo.
Perché questa inversione di tendenza?
Perché il partito Reform UK di Nigel Farage (attualmente al 35% nei sondaggi) vanta un vantaggio record di 15 punti sul Labour di Starmer.
L'istinto di conservazione prevale sempre sulla virtù.
Non più tardi dello scorso anno, dichiarò con aria di sufficienza:
< Il piano di deportazione dei miei predecessori conservatori è "morto e sepolto">
Niente affatto…
Ora sta lanciando l'idea di "centri di rimpatrio" nei paesi stranieri per i richiedenti asilo.
Perché questa inversione di tendenza?
Perché il partito Reform UK di Nigel Farage (attualmente al 35% nei sondaggi) vanta un vantaggio record di 15 punti sul Labour di Starmer.
L'istinto di conservazione prevale sempre sulla virtù.
Starmer ha recepito il messaggio: o se ne vanno i migranti, o se ne va lui.☝️Nulla cambia le priorità di un politico quanto il rumore degli elettoriche ti stanno confezionando una bara politica.(Non dimentichiamolo al momento opportuno!)
Il lusso delle politiche migratorie e delle guerre per procura regge finché una popolazione è inconsapevole o non è messa con le spalle al muro dall’inflazione e dalla recessione.
Tutti i leader che hanno giocato a favore delle frontiere aperte e della guerra hanno portato gli elettori a pagare un conto salatissimo.
Ecco perché, tra sabato 13 e domenica 14 settembre, il raduno di "Unite the Kingdom" ha attirato circa 150.000 persone.
C’è chi l'ha definita "la scintilla di una rivoluzione culturale in Gran Bretagna".
Purtroppo questo grido di battaglia viene dipinto dai media mainstream come il rutto di una frangia sovranista, ma non è così, è il grido esasperato di chi ha creduto e tollerato tutto, oltre ogni limite e oggi, giustamente, rivendica il proprio diritto a essere considerato e rappresentato.
🤔¿ C'è qualcuno nei nostri Palazzi di Governo disposto ad ascoltare queste grida, a guardare dentro le mura di casa nostra, a rendersi conto che siamo ostaggi dell'illegalità e della violenza, che siamo "con le pezze al culo" per sostenere guerre di potere, che non esiste più un welfare in grado di restituire dignità a lavoratori, pensionati, precari e disoccupati?
Nossignori!
L'autocrazia €uropeista è troppo impegnata a combattere i nemici dei nemici…
“Daje a Putin, daje ad Hamas , daje al Likud, daje ai Cinesi e alla loro spregiudicata politica economica !”
Daje ai nemici della NATO, dell'Islam, d'Israele e del WEF, daje a chi vuoi tu, purché si distolga l’attenzione da una crisi globale in seno all’Occidente e si contrappongano i fronti.
“Daje a Putin, daje ad Hamas , daje al Likud, daje ai Cinesi e alla loro spregiudicata politica economica !”
Daje ai nemici della NATO, dell'Islam, d'Israele e del WEF, daje a chi vuoi tu, purché si distolga l’attenzione da una crisi globale in seno all’Occidente e si contrappongano i fronti.
Nel panorama socio-politico attuale l'italiano medio si sente figo e protagonista, perché può dichiarare il proprio sostegno all'Ucraina o in difesa della Palestina, rivendicare i diritti di Israele o abbracciare i diritti dell'universo LGBT e combattere per il Climate Change.
Ma a orchestrare partecipazione e attivismo, c'è un unico direttore: l’autocrazia.
La divisione diventa un'arma affilata tra le mani di chi desidera mantenere il potere centrale; ogni fronte di lotta è in grado di produrre rivalità, alimentare l'odio e l'indifferenza.
L'italiano medio crede di combattere per il bene comune, ma si ritrova a marciare verso una causa che, pur avvolta nelle bandiere della libertà e della giustizia, non fa che alimentare il potere di questa autocrazia.
In questo contesto, il voto popolare diventa una mera illusione.
Le divisioni rendono impossibile raggiungere numeri quantitativamente sufficienti per sfidare un sistema che sopravvive proprio sulle fratture.
La paura di schierarsi con l’uno o con l’altro, di scegliere il "giusto alleato", paralizza l'elettorato, rendendolo incapace di favorire qualsiasi significativo cambiamento.
Quindi, la prossima volta che vedrete i vostri connazionali scendere in piazza e sventolare le bandiere di questo o quel colore politico, chiedetegli se sono disposti a scendere in piazza per il proprio Paese e pretendere più sicurezza, più legalità, più risorse da investire per il benessere e la salute di tutti noi, a cominciare da chi ne ha più bisogno!
Riscopriamo la nostra capacità di dialogo, di empatia, di connessione.
Solo restando uniti possiamo gettare le basi
di una società più giusta, capace di resistere
agli intrighi di un'autocrazia che,
sotto la maschera della libertà e dei buoni princìpi,
si nutre di divisioni.

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