📌𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐝𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥-𝐬𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝟏 © 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐧𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐨𝐧𝐬 - 𝐂𝐂 𝐁𝐘-𝐍𝐂 𝟒.𝟎

Home Page

ll Naufragio dei Legami: tra Schermi Ghiacciati e Sguardi Necessari

di Daniel Sempere

Quando ti trovi in una sala d’attesa d’ospedale, ti rendi conto di quanto siamo connessi con il mondo esterno e di quanto siamo distanti gli uni dagli altri. Tutti con lo smartphone tra le mani… Chi per ingannare l’attesa, chi per evitare lo sguardo dei presenti, chi per scrivere a parenti o amici per raccontare cosa sta vivendo. I più giovani sono velocissimi, scrivono a due mani, come se fossero appendici dello smartphone, i più anziani con gli occhiali calati sul naso, stentano a trovare caratteri speciali e bofonchiano mentre litigano con la tastiera.

Sono in pochi quelli che rivolgono uno sguardo ai presenti, che cercano un contatto visivo o un semplice cenno di solidarietà. L’attesa, spesso dolorosa, è l’unica nota concreta in un mondo iperconnesso. Nell’epicentro di uno spazio nato per offrire supporto emotivo e sociale ai pazienti e alle loro famiglie, non c’è traccia di umanità. Solo i più anziani abbozzano qualche sguardo d’intesa, salvo poi ritirarlo per umana discrezione.

Quello che la storia dell’uomo ha costruito con somma fatica nel suo DNA, pare essere sostituito dagli algoritmi dei social network e delle piattaforme digitali. Algoritmi che probabilmente rispondono alle nostre ricerche, ai nostri bisogni, ma che non sono in grado di esprimere sentimenti di solidarietà, di rivolgere un sorriso, di tendere una mano a conforto in una corsia d’ospedale. Anche i gesti più naturali risultano poco spontanei, artificiosi.

Non è limite tecnologico, è limite umano, di chi codifica gesti e parole come se vivesse in un reality.

La nostra superficialità come scudo alle emozioni e ai sentimenti. Osservo: faccio parte anch’io di questo mondo virtuale? Provo a smarcarmi, abbozzo un’espressione solidale a una donna preoccupata, mi ritiro anch’io, temendo possa fraintendere o temendo di non essere pronto a scambiare due parole.

🤔 Cosa siamo diventati?
Questa innaturale mutazione genetica solleva in me un’infinità di interrogativi…
Abbiamo forse paura di rivelare le nostre debolezze o di esprimere sentimenti?
Questa insensibilità nasce dalla paura di rivelarsi per quello che siamo?
Per questo preferiamo non alzare gli occhi e sfogliare, con apparente interesse, il flusso costante di contenuti web?

Forse è il farci carico del dolore altrui che ci spaventa, perché, come sostiene “un mio nuovo amico”, il dolore richiede tempo e "pensiero lento", due virtù che la società moderna sta cercando di cancellare in ragione della velocità, dell’immediatezza e dell’efficienza.

Chiudo queste mie riflessioni con un messaggio di speranza: la vera "eredità morale" non la troveremo nella bacheca dei nostri profili social, ma nell’esempio e nella coerenza di chi è rimasto umano in un mondo che tende ad assumere connotati sempre più virtuali. Nulla è più efficace di un sentimento di solidarietà, di affetto o di comprensione nei momenti difficili.

📴 Mentre scrivo so che tornerò presto in corsia d’ospedale per trovare mia figlia, terrò il telefono spento, farò in modo di aprire gli occhi e il cuore…

#Solidarietà #BS #Vita

---
Segui le mie riflessioni quotidiane anche sul mio profilo X (Twitter).

🔷 Condividi...

Concerti e musica live

Rock, Jazz, R&B, Blues e altri appuntamenti dal vivo

Popular Posts