di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒
Le ondate di calore, di freddo e di piogge intense che colpiscono l’area mediterranea, e in particolare l’Italia, non rappresentano un fenomeno del tutto nuovo; tuttavia, l’impatto che esse hanno sul territorio, sull’assetto urbano, sulle infrastrutture e sull’economia dei cittadini risulta oggi sempre più grave e difficile da sostenere.
Non sono un attivista ambientale, per cui vi eviterò la supercazzola del climate change...
Siamo di fronte a cambiamenti ciclici che, nel tempo, hanno contraddistinto la conformazione del nostro continente: orografia, idrografia, coste… Si prevede che le temperature globali aumenteranno da 1,5 °C a 4,5 °C entro il 2100. Tutto da verificare e da dimostrare, ma le conseguenze di questi "cambiamenti climatici" si possono limitare o quantomeno prevedere!
Le previsioni non sono favorevoli. Il nostro Bel Paese è tra i più vulnerabili in seno all’area mediterranea. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’Italia è uno dei Paesi più sismicamente attivi al mondo e in Europa, abbiamo un quadro più completo e preoccupante del rischio.
Per molte famiglie il cambiamento climatico non è un fenomeno teorico, ma una realtà. Tempeste, inondazioni, ondate di calore, terremoti, incendi, grandine, frane, implicano la distruzione di case, di proprietà, di strade, di ponti, di ferrovie, la distruzione o la perdita di raccolti e bestiame, di proprietà, ma anche di salute. Disatri ambientali che minacciano direttamente le nostre vite, la nostra stabilità personale e sociale.
Il divario di protezione creato dal cambiamento climatico è
in costante aumento. La mancanza di una debita protezione e cura dell’ambiente,
unita a una scriteriata politica ambientale, che non tiene conto delle mappe
più a rischio contro i rischi dovuti a fenomeni naturali estremi, può tuttavia
essere risolto attraverso adeguati interventi di bonifica, di salvaguardia del
territorio, di riforestazione, di corretti criteri strutturali per strutture
abitative private e collettive.
Il costo di queste politiche di prevenzione è decisamente minore, in proiezione decennale, rispetto ai danni procurati da eventi distruttivi. Usciamo quindi dalla logica presuntuosa del… "A noi non succederà mai" o del “Non è detto che”… I numeri rivelano che la domanda non è più "se accadrà a noi" , ma quando accadrà!
📉Ad oggi, sono stati erogati miliardi di euro in risarcimenti per calamità naturali a famiglie e aziende. La protezione inizia da noi, dal nostro saper prevedere calamità naturali e proporre soluzioni. Non facciamoci trovare impreparati! Cambiamo il nostro atteggiamento, facciamo in modo che non sia il clima a cambiare la nostra vita.
La politica ha un enorme potere in tal senso: pianificare il territorio, vietare
costruzioni in zone a rischio e in aree alluvionali, soggette a frane o in
presenza di coste instabili.
Può fermare il consumo indiscriminato del suolo, prestare
maggior cura all’ambiente (non certo imponendo auto elettriche!), effettuando
periodiche manutenzione di fiumi, argini e canali, riforestando boschi, sviluppando
infrastrutture più sicure, imponendo norme antisismiche serie, elargendo incentivi per adeguare scuole, ospedali e case,
collaborando con scienza e ingegneria per creare mappe di rischio.
🤨Quindi miei cari politici… siete disposti a combattere abusivismo,
condoni, scorciatoie, a investire oggi per proteggere domani?
🌀La natura non si controlla, ma il rischio sì. Gli eventi climatici violenti ci sono sempre stati, sono incontrollabili, ma nella maggior parte dei casi ci ritroviamo a parlare di disastri politici. Ogni euro speso per far fronte al “ciclico cambiamento climatico”, che da sempre regola la vita sul pianeta Terra, ne farà risparmiare molti: dieci, cento, mille volte tanti.
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