📌𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐝𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥-𝐬𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝟏 © 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐧𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐨𝐧𝐬 - 𝐂𝐂 𝐁𝐘-𝐍𝐂 𝟒.𝟎

Home Page

🌐...TRANSLATE

L'astensionismo non è una malattia, è un sintomo

 Di Daniel Sempere

Scheda elettorale piegata e abbandonata sul selciato bagnato davanti a un palazzo delle istituzioni in una giornata piovosa
🗳️↔️🏛️L'astensionismo non è semplicemente la rinuncia a un diritto: è il sintomo più visibile della crescente distanza tra cittadini e rappresentanza politica. Ma se il cittadino rinuncia a votare, la democrazia non perde soltanto voti: perde legittimazione.


🗣️ «Sono tutti uguali!»

🗣️ «Nessuno mantiene il patto politico!»

🗣️ «Non è pigrizia, è disillusione!»

🗣️ «Destra e sinistra sono due facce della stessa medaglia!»

E se, per una volta, queste voci avessero tutte un frammento di ragione?

Il sintomo

📉🗳️ Alle elezioni politiche italiane del 2022 l'affluenza si è fermata al 64%; alle europee del 2024 è crollata al 48,3%. I dati Istat confermano che la partecipazione elettorale sta vivendo un trend di forte e costante contrazione. Il fenomeno è reale, strutturale e in continua crescita.

Ma cos'è davvero l'astensionismo? È puro disinteresse o è una forma muta di protesta?

Esistono diverse sfaccettature:

  • C'è chi non vota per disinteresse o apatia;

  • Chi non vota perché non si riconosce in alcuna offerta politica;

  • Chi non vota perché considera il proprio voto ininfluente;

  • Chi trasforma consapevolmente l'astensione nell'unica forma rimasta di dissenso.

L’astensionista alla sbarra

Davanti all'astensionismo, la reazione della classe politica è sorprendentemente unanime: «Il cittadino deve tornare alle urne!»

Principio ineccepibile, ma privo della domanda fondamentale: perché se n'è andato?

È come rimproverare un paziente perché ha la febbre alta, senza preoccuparsi di indagare la causa dell'infezione. L'astensionismo è il sintomo, non la malattia.

Perché il "paziente-elettore" si è allontanato?

  1. La promessa tradita: 🗳️🤝💔Il rapporto tra elettore ed eletto si fonda su un patto implicito di fiducia ("Ti do il mio voto, tu provi a realizzare ciò che hai promesso"). Quando la distanza tra programma elettorale e azione di governo diventa sistematica, la fiducia si consuma irreparabilmente.

  2. La perdita di rappresentatività: 🏛️🪞↔️👥I partiti vengono sempre più percepiti come organismi autoreferenziali, scollegati dalle esigenze quotidiane della popolazione, in particolare dei giovani, delle fasce economicamente fragili, dei lavoratori e dei territori marginalizzati. Perché chi non si sente rappresentato dovrebbe sentirsi motivato a scegliere un rappresentante?

  3. La sensazione di impotenza: 🗳️🌍⚖️Quanto incide realmente il voto individuale di fronte alle logiche dei mercati globali, ai vincoli di bilancio, alle crisi internazionali e alle decisioni di organismi sovranazionali? La percezione è che le grandi decisioni vengano prese altrove, indipendentemente dall'esito delle urne.

Il paradosso e la "delega in bianco"

Si crea così un terribile paradosso democratico: il cittadino che non vota intende protestare contro un sistema che ritiene incapace di rappresentarlo, ma, così facendo, rinuncia proprio all'unico strumento legale che avrebbe per provare a modificarlo. La protesta rischia di trasformarsi in una forma di autolesionismo democratico.

A questo si aggiunge il nodo del mandato libero. La nostra Costituzione attribuisce giustamente al parlamentare l'assenza di vincolo di mandato, a garanzia dell'autonomia politica. Tuttavia, nella percezione del cittadino comune, questa garanzia viene spesso vissuta come una mera delega in bianco, un assegno scaricato da ogni responsabilità verso gli elettori il giorno dopo le elezioni.

I falsi rimedi

🗣️ «Facciamo votare online!»

🗣️ «Sostituiamo la matita copiativa con una password!»

Come se bastasse la tecnologia a restituire credibilità alla democrazia. Il voto elettronico o la digitalizzazione possono semplificare l'atto pratico del votare e ridurre la fatica, ma non possono colmare la distanza morale ed empatica tra elettore ed eletto.

È possibile cambiare il sistema? E come?

Con il ripristino delle preferenze? Con un rapporto più diretto sul territorio? Con un diverso sistema elettorale o un modello presidenziale?

Forse è necessario ripensare l'architettura della nostra rappresentanza. Ma ristrutturare il palazzo senza prima ricostruire le fondamenta della fiducia, significa soltanto mascherare la crepa.

Dovremmo avere il coraggio di spostare l'asse della questione. La domanda non deve essere soltanto perché gli italiani non votano più, ma:

Perché una parte crescente di loro non vede più alcuna ragione valida per farlo?

🗳️🧠🕳️Perché una democrazia può sopravvivere a un governo impopolare.    
È molto più difficile che sopravviva alla convinzione dei cittadini che, qualunque cosa scelgano, non cambierà nulla.

#PensieroCritico #Assenteismo  #DanielSempere #Riflessioni

📢 Condividi questo editoriale: X Post WhatsApp Email

Daniel Sempere (nom de plume) è un osservatore delle dinamiche sociali e digitali. Analizza l’umanesimo nell'era del silicio per una platea internazionale tra Europa e Stati Uniti.

Segui le mie riflessioni quotidiane anche sul mio profilo X (Twitter)

 

🔷 Condividi...

Popular Posts