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L'economia del "ferro"

Chi trae profitto dalla nuova corsa agli armamenti globali? 

Di Daniel Sempere

Infografica sui principali produttori mondiali di armi nel 2025. Loghi e stime di fatturato per Lockheed Martin, Raytheon, Northrop Grumman, General Dynamics, Boeing, BAE Systems, Leonardo e Rheinmetall. Titolo: I Giganti del Riarmo.

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Lo scenario globale
Dall’Ucraina al Medio Oriente fino al Pacifico, i bilanci della difesa e gli acquisti di armamenti stanno crescendo rapidamente. In questo scenario gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato globale, fornendo oltre il 40% delle esportazioni militari.

Mai dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il mondo aveva visto una così rapida escalation della spesa militare su scala globale.

Nel marzo 2026, il mondo appare attraversato da una rete di conflitti e tensioni che alimentano un clima di crescente instabilità. Tra le principali aree di crisi figurano la guerra in Ucraina, il confronto sempre più duro tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra, e le rivalità strategiche nel Pacifico. La sensazione diffusa è che il sistema internazionale stia entrando in una nuova fase di competizione militare.

Rischio escalation geopolitica
Il rischio che queste crisi possano evolvere in un conflitto più ampio non è più soltanto teorico. I tentativi di riequilibrio geopolitico promossi dai Paesi del BRICS si sono rivelati finora insufficienti a contenere le tensioni.
Il presidente americano Donald Trump, dopo una campagna elettorale costruita sulla promessa di porre fine alla guerra russo-ucraina, si trova oggi coinvolto al fianco di Israele in un confronto sempre più pericoloso con l’Iran e con una parte del mondo islamico.

Nel frattempo diversi leader europei – tra cui Emmanuel Macron, Donald Tusk, Friedrich Merz, Keir Starmer e Kaja Kallas – insieme ai governi dei Paesi baltici, hanno assunto una linea sempre più dura nei confronti di Mosca.
In questo scacchiere, il Regno Unito di Keir Starmer, pur fuori dall'UE, gioca un ruolo di 'broker' fondamentale, accelerando le forniture militari a Kiev e consolidando l'asse finanziario-militare tra Londra e Washington.

🏗️🚀In questo clima di tensione permanente, la corsa agli armamenti accelera.
Ed è proprio dentro questa spirale di tensioni che l’industria bellica torna a prosperare.

📈💰L’economia delle armi
Gli Stati Uniti restano il principale esportatore mondiale di armi, seguiti da Francia e Russia.
La guerra in Ucraina ha contribuito ad aumentare in modo significativo le importazioni europee di armamenti, attribuendo ai Paesi dell’Unione Europea e alla stessa Ucraina il primato di principali importatori a livello globale.
In Europa la domanda si concentra soprattutto su sistemi di difesa aerea, velivoli da combattimento e missili, spinta dai nuovi programmi di riarmo e dall’aumento dei bilanci militari nazionali.
Anche in Medio Oriente e nel Nord Africa la domanda di armamenti rimane elevata. I Paesi del Golfo, in particolare, hanno intensificato gli acquisti di sistemi militari avanzati dopo l’attacco israelo-statunitense contro Teheran.
India e Cina puntano invece sempre più sull’autosufficienza industriale, limitando le importazioni ai sistemi militari più avanzati.
Nel complesso, il volume dei principali armamenti trasferiti tra Stati è aumentato negli ultimi anni, con l’Europa come principale area di destinazione.
Ma a guidare l’export globale resta saldamente Washington.
Non soltanto per ragioni economiche: la vendita di armamenti rappresenta da tempo uno strumento di politica estera e di consolidamento dell’industria militare americana.

🇺🇸​🗽​ America First. Anche nel mercato delle armi.

 

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