di Daniel Sempere
Ho scelto la via del silenzio.
🚧💬🔒Innocue conversazioni di natura economica o politica
finiscono sistematicamente in un cul-de-sac da cui è impossibile uscire
con un pensiero divergente. Il "pensare diversamente" rischia di
essere subito liquidato con il più implicito (e definitivo) dei rifiuti: «Tu
sei uno di quelli.»
Anche nell’approccio più misurato prevalgono l’io e il loro,
il noi e il voi, il simile e l’avversario, l’appartenenza e l’estraneità.
Barriere insormontabili che bloccano sul nascere qualsiasi confronto
democratico.
⚫⚪🏷️La nostra società sta adottando un preoccupante modello di
contrapposizione binaria: destra/sinistra, conservatori/progressisti,
nazionalisti/globalisti, sovranisti/europeisti, populisti/establishment... A
onor del vero, queste etichette nascono come risposta a reali fratture sociali
ed economiche, ma non dovrebbero mai sostituire la complessità delle opinioni e
delle storie individuali.
È un concetto semplice, che tuttavia sfugge alla logica
delle classificazioni: una volta assegnata la "targa", il giudizio
sul contenuto viene formulato prima ancora che il dialogo abbia inizio. Perché
mai l'etichetta è diventata un marcatore identitario?
E così resto in silenzio. Cerco diplomaticamente una via di
fuga abbozzando un sorriso, allontanandomi con discrezione, fingendo un apparente disinteresse.
Ma c'è una trappola ulteriore: anche chi sceglie di
rifiutare le etichette rischia di essere catalogato. Il sistema interpretativo
dominante pretende una collocazione a tutti i costi: «E allora, da che parte
stai?» È un autentico paradosso: rifiutare la logica dello schieramento
viene percepito, esso stesso, come una presa di posizione schierata.
Perché continuare a identificarsi per forza in coordinate
politiche predefinite? Una persona può essere:
- Tradizionale
su alcune questioni e innovatrice su altre;
- Favorevole
alla sovranità nazionale e, contemporaneamente, aperta alla cooperazione
internazionale;
- Sensibile
alle istanze sociali ma critica verso certe derive del
progressismo;
- Favorevole
al cambiamento, ma contraria alle sue modalità;
- Radicata
nella propria cultura e, al tempo stesso, desiderosa di conoscerne
altre.
Non è incoerenza: è complessità.
🧩🧠🌱Le nostre convinzioni non sono il semplice sottoprodotto di
un'appartenenza politica. Sono il risultato di una combinazione irripetibile di
educazione, esperienze, relazioni, affetti, letture, errori ed età. È questo
insieme a determinare la dimensione umana, ben prima di quella politica. Non
siamo tenuti ad avere una visione del mondo perfettamente aderente al programma
di un partito o di una categoria.
La pluralità delle nostre idee non è una contraddizione da
risolvere, ma una ricchezza da rispettare.
Dovremmo iniziare a sostituire la domanda inquisitoria:
«Qual è la tua identità politica?» (o il classico «Da
che parte stai?»)
Con un'apertura più autentica:
«Quali valori ed esperienze ti hanno portato a pensare
ciò che pensi? Tu come la vedi?»
🧠🧩🕊️Rifiutare la semplificazione e affermare il diritto alla propria complessità è forse l'unico "terzo fronte" che vale la pena di aprire.
Daniel Sempere (nom de plume) è un osservatore delle dinamiche sociali e digitali. Analizza l’umanesimo nell'era del silicio per una platea internazionale tra Europa e Stati Uniti.
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