di π·πππππ πππππππ
Negli ultimi anni, in Italia, Γ¨ cresciuta
l'immigrazione da Paesi poco sviluppati, che spesso non hanno legami parentali con
persone giΓ integrate nel nostro tessuto sociale e culturale. Situazione che complica notevolmente il necessario
processo di integrazione.
“Gli immigrati non sono tutti uguali”
Non Γ¨
un’affermazione razzista, Γ¨ un dato di fatto.
Le
intenzioni e le ambizioni degli irregolari che varcano i confini dell’Unione
Europea, sono assolutamente differenti per provenienza e cultura.
Esiste
un’innegabile differenza tra immigrati senza competenza alcuna, provenienti dal
nord e dal centro Africa e immigrati provenienti dalle Filippine o dalla Cina.
Negarlo
nuoce alla veritΓ e alla ricerca delle soluzioni.
Non sappiamo esattamente perchΓ©, ma all’Italia Γ¨ stata assegnata
l’immigrazione da Paesi che risultano avere un livello di sviluppo umano medio
o basso.
Sappiamo, per contro, che il mondo Γ¨ diviso tra realtΓ geografiche con indice
di sviluppo umano medio e basso (Paesi dell’Africa Subsahariana, India, Pakistan
ecc.) e quelli con indice di sviluppo umano medio alto (Stati membri della UE, della
Cina, e di “quasi tutta” l’America Latina).
Il nostro
Paese, spiace dirlo ma così è, ospita una maggioranza di stranieri provenienti
da Paesi con indice culturale medio-basso (percentuale del 68%).
Ma esiste
un altro dato, cui non si pone la necessaria attenzione: i giovani immigrati, tra i 18 e i 25 anni che provengono dalle aree meno sviluppate, sono cresciuti esponenzialmente
nel numero.
Calano, al contrario, gli immigrati provenienti da Paesi con piΓΉ alto indice di sviluppo.
Γ sicuramente esagerato evocare un allarme invasione ma, se parliamo di scarsa propensione all’integrazione sociale e culturale, il fenomeno Γ¨ sicuramente preoccupante.
Eppure Γ¨ attraverso il lavoro che si giunge all’indipendenza economica e a una vera integrazione.Anche chi
auspicava un graduale inserimento di cittadini stranieri nati e cresciuti in Italia, dovrΓ ricredersi.
I fatti evidenziano una notevole resistenza delle nuove generazioni nel
sentirsi cittadini Italiani o europei.
Non mi riferisco all’adozione di culture e tradizioni occidentali, sarebbe assurdo
pretenderlo, quanto alla conoscenza delle piΓΉ fondamentali regole civili,
dettate dalla nostra Costituzione.
Altro dato preoccupante: decolla il numero di nigeriani e ivoriani, quasi
tutti giovani e maschi, “residenti” (si fa per dire) soprattutto a Torino,
Bologna, Roma e Padova.
Giovani in possesso di permesso di soggiorno, che hanno diritto a un assegno
sociale per stranieri non lavoratori, ad assistenza legale, servizi sanitari e
alloggio gratuiti.
Se da un lato questo assistenzialismo Γ¨ un esempio di civile accoglienza e
ospitalitΓ , dall’altro risulta non essere fattore motivante per la ricerca e la
disponibilitΓ all’occupazione.
Eppure mancano dei ruoli operativi nelle nostre realtΓ urbane, soprattutto
in ambito ecologico e del mantenimento del verde pubblico…
In un mio viaggio in India mi venne fatto notare come gli immigrati dell’Afghanistan,
del Myanmar, dello Sri Lanka, del Pakistan e del Bangladesh venissero impiegati
in lavori di conservazione dei parchi e delle aree verdi.
Una dignitosa opportunitΓ di guadagno che puΓ² introdurre
nel mondo del lavoro (come hanno fatto molti di noi in giovane etΓ ).
Γ chiedere troppo?
Vi assicuro che motivare un immigrato nella ricerca del lavoro e fargli
comprendere la nostra complessa struttura sociale, puΓ² dar vita a piccoli
miracoli.
Al contrario, l’assistenza gratuita, a tempo indeterminato, favorisce una
pigra accettazione della condizione in essere e, in alcuni casi, favorisce la microcriminalitΓ
come fonte di reddito.
Stiamo gradualmente assistendo, anche in Italia, alla creazione di ghetti etnici che finora ci eravamo risparmiati.
Γ l’effetto indesiderato di una mancata programmazione dell’accoglienza,
che ti accoglie sulla soglia di casa, ti offre il minimo necessario per la
sopravvivenza, ma non fa nulla per integrarti e ottenere in cambio delle
garanzie.
Se lo
Stato intende assistere passivamente ai sempre piΓΉ frequenti episodi di
violenza e degrado, provocati da bande di giovani e meno giovani immigrati, si
rischia una resistenza civile che non promette nulla di buono.
L’immigrazione
e l’integrazione vanno sostenute, ma devono sussistere delle regole ben chiare…
Chi non
le rispetta deve perdere i diritti acquisiti e chi si rende colpevole di reati
gravi non merita l’accoglienza offertagli.
Spazio alla remigrazione dunque
"per chi ha intenti
diversi " e non intende integrarsi.