di Daniel Sempere
In un'epoca caratterizzata da conflitti culturali e ideologici, ci troviamo di fronte a interrogativi che abbiamo evitato per troppo tempo.
Le libertΓ di religione e di parola, fondamenti della nostra societΓ democratica, non sono mai state illimitate.
La loro esistenza Γ¨ stata modellata su un presupposto essenziale: la responsabilitΓ nel loro esercizio.
Cosa accade quando la libertΓ di parola, diventa megafono per ideologie e culture che minacciano le nostre stesse istituzioni?
Accade, e lo certifica la proposta di legge del deputato del gruppo misto Aboubakar Soumahoro...
(il Gatto con gli stivali), che derive sempre piΓΉ intransigenti pretendano di imporre la propria cultura e le proprie tradizioni, sovrapponendole alle nostre,
in ragione di una mal interprato "diritto", di cui non godono nei Paesi di origine e provenienza.
Sfida o paradosso?
Ci etichettano come "infedeli", "fascisti", suscitando nei connazionali piΓΉ puritani e ruffiani, sentimenti autolesionistici e mortificatori.
Non sono mie paranoie islamofobiche purtroppo.
Provate a confondervi nei loro luoghi di culto, durante la khuαΉba, il sermone dell'imam
del venerdì, un'orazione di carattere religioso, ma che spesso assume significato politico o etico.
Ma non fatevi scoprire come infiltrati... la loro tolleranza nei confronti dei curiosi e dei testimoni di veritΓ Γ¨ prossima allo zero.
Sembra di assistere a percorsi di formazione ideologica.
In questo contesto Γ¨ fondamentale comprendere che lo scontro in atto non Γ¨ un semplice confronto tra culture, religioni e civiltΓ .
Γ piuttosto un confronto tra valori fondamentali, dove l'Islam, con il suo modello di Sharia, risulta essere in forte contrasto con i principi della nostra Costituzione.
Non c'Γ¨ alcuna intenzione, da parte nostra, di negare il diritto alla fede, ma Γ¨ necessario riconoscerne alcune incompatibilitΓ con le fondamenta della nostra societΓ .
Non possiamo permettere che le nostre libertΓ vengano utilizzate da chi aspira a smantellarle.
Di fronte alla minaccia di ideologie fondamentaliste, travestite da pratiche religiose, Oriana Fallaci ebbe il coraggio di porre una veritΓ scomoda:
"Il problema non risiede nel terrorismo islamico in sΓ©, ma piΓΉ radicalmente nell'Islam stesso."
Questa affermazione, sebbene difficile da digerire per molti musulmani, alimenta degli interrogativi che non possono essere ignorati.
Γ legittimo pensare che esista un Islam “piΓΉ laico e moderato”, ma qual Γ¨ la corrente prevalente oggi?
La risposta risulta chiaramente orientata verso l'estremismo.
Quelli che oggi si fanno "sentire" e vorrebbero riscrivere la nostra Costituzione, sono quelli che rivendicano il rifiuto della nostra civiltΓ e della nostra cultura.
Non Γ¨ corretto affermare che l'Islam moderato esista come entitΓ collettiva; esistono musulmani moderati, singoli individui, ma con visioni e pratiche totalmente disomogenee.
La vera questione risiede nel rispetto delle differenze e nel riconoscere che l'imposizione delle proprie idee sugli altri rappresenta una mancanza di moderazione.
L'Europa, nel tentativo di accogliere e integrare, ha perso di vista le sue radici, creando un terreno fertile per l'avanzata islamica.
Chiudo questo editoriale ricordando le profetiche parole di Oriana Fallaci:
"Sono anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia»."
Γ giunto il momento di ascoltare quel grido, prima che sia troppo tardi.
Γ assolutamente inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.
Dobbiamo affrontare questa delicata realtΓ con coraggio e determinazione, per garantire che le libertΓ che abbiamo conquistato in decenni di battaglie e lotte sociali non vengano cancellati.
"Che Dio ci aiuti" direbbe Suor Angela :)

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