di Daniel Sempere
La polemica sui dazi
imposti da Trump e le contromosse attivate dai Paesi Esteri mi hano spinto ad
approfondire il tema, per capire quali sono gli effetti derivanti dall’innalzamento
delle imposte da applicarsi ai beni di importazione.
Scopro, frugando sui
principali quotidiani di economia e finanza, che alcuni Paesi come India, Argentina, Taiwan, Israele e
Vietnam, hanno deciso di rispondere a tale manovra tagliando le
tariffe a zero: in sostanza i loro leader hanno risposto con fiducia alle promesse
di un commercio equo.
Altri, come l’Unione
Europea, la Norvegia, il Sudafrica il Giappone, la Corea del Sud e l’Indonesia,
dopo aver dato sfogo sui media della propria indignazione, sono ora pronti a
negoziare.
Trump non è certo uno
sprovveduto in materia di investimenti e finanza; se l’ha fatto è perché confida
nel fatto che importanti investimenti esteri rientreranno negli USA, restituendo
vigore all’economia nazionale.
Infatti… leggo che la Taiwan
Semiconductor investirà 100 miliardi di dollari in moderne fabbriche di
chip nello stato dell’Arizona, che frutteranno 40.000 nuovi posti di lavoro.
La giapponese Nippon
Steel impegnerà 14,1 miliardi di dollari, con l'obiettivo di proteggere
14.500 posti di lavoro in sospeso.
A cascata, gli Emirati Arabi
Uniti promettono investimenti per 1,4 trilioni di dollari, l'Arabia Saudita per
600 miliardi di dollari.
La SoftBank investirà 100 miliardi di
dollari nel campo dell’intelligenza artificiale, che creeranno 100.000 posti di
lavoro.
Lo stesso dicasi per aziende
come la Hyundai e per l’apertura nello stato dell'Indiana delle officine Honda, a implementazione della produzione e delle vendite sul mercato americano.
Forse sono io che non
capisco nulla di economia e finanza, ma ritengo che la manovra fiscale proposta
da Trump comporti il recupero e la creazione di innumerevoli posti di lavoro, rafforzi
il mercato dell’acciaio, delle nuove tecnologie e determini importanti
investimenti sul suolo statunitense.
Onorevole Borghi, la
autorizzo a bacchettarmi, e a correggermi, se ritiene la mia disamina errata
o parziale.
Di sicuro chi ha
delocalizzato le proprie aziende in Paesi terzi, per sfuggire alle imposte
fiscali e ottenere vantaggi economici, come la riduzione dei costi di
produzione, vede come fumo negli occhi questa manovra.
La Cina, giusto per
citare uno dei Paesi più colpiti dalla manovra, risponde senza mezzi termini e si dichiara pronta allo
scontro dei dazi con gli Stati Uniti:
"We will not accept US blackmail, fight
to the end!", dichiara il premier cinese Li Qiang da Pechino.
A questo punto non mi resta che seguire le notizie di Borsa, per capire, o tentare di capire,
quali saranno le reazioni de i principali mercati finanziari nel mondo.
Mi balzano all’occhio,
pur non essendo un broker, come i listini di Singapore e
Indonesia, ancora intenti a formulare negoziazioni, siano andati a picco nelle scorse ore, mentre Tokyo,
che con Hyundai e Honda si è già attivata in importanti operazioni di
investimento (come riportato poc’anzi), guadagnava oltre il 5 5%!
Vuoi vedere che è il
cosiddetto "libero scambio" a rovinarci, distruggendo l’economia di chi
opera con impegno e sacrificio nella piccola impresa?
Lo etichettavano “libero
mercato”, illudendoci che fosse il mercato della libera
concorrenza, ma non è così.
È il mercato globale
in cui ad arricchirsi sono le multinazionali, che vendono beni e servizi a
livello globale, distruggendo le economie interne, mandando in frantumi le
piccole aziende, portando marchi storici a chiudere i battenti.
Ed è proprio la
pesante concorrenza del mercato cinese che ha portato alla perdita di milioni
di posti di lavoro negli Stati Uniti e in Europa, causando le chiusure di
fabbriche e la delocalizzazione di settori strategici come l'elettronica, il tessile e
l'acciaio.
Posso sbagliarmi, ma
credo che Trump stia combattendo anche per noi, recuperando la dignità di
settori industriali e artigianali che finirebbero con lo scomparire.
Posso sbagliarmi, ma è
probabile che anche i leader più scettici debbano ricredersi e scoprire importanti opportunità.
Nell’immediato,
i prezzi dei beni di consumo potrebbero alzarsi, ma questo
riallineamento globale restituirà all’Occidente un'economia più indipendente, una ripresa occupazionale e importanti investimenti esteri.
Mi rimetto, in ogni
caso, al più competente giudizio
di chi più ne sa e vorrà rispondermi…

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