(Ascolta "Mini me..." come sottofondo durante la lettura)
Di Daniel Sempere — 4 Giugno 2026
Sono le 4:40. Sono giΓ sveglio, in compagnia dei miei pensieri…
La casa Γ¨ immersa nel buio e nel silenzio; nessun rumore minaccia di disturbarmi.
Mia moglie dorme come un angelo. Io mi muovo con la lentezza di un lemure per non svegliarla, mentre sistemo i cuscini e cerco una posizione piΓΉ comoda per scrivere qualche appunto.
Di solito, quando mi capita di svegliarmi nel cuore della notte, penso a temi destinati a finire sul mio blog.
Stanotte no.
πΌ️⏳π§ Mi scorrono davanti immagini sparse di una vita. Non quelle luminose, capaci di strapparti un sorriso involontario, ma flash piΓΉ duri: un passato che preferiresti lasciare sepolto e che invece continua ad aggrapparsi all’ippocampo, archivio implacabile della memoria.
Alla fine smetto di opporre resistenza e accetto quel processo notturno in cui mi ritrovo nel contempo giudice e imputato.
"Oggi sei una persona serena", sembra voler dire una voce dentro di me. "Hai raggiunto una certa stabilitΓ , una maturitΓ , perfino una discreta condizione economica e sociale."
Ma al pubblico ministero non interessa il presente.
"Parlami di te", insiste. "Chi sei davvero?"
Non ho scampo…
"Sono cresciuto nelle ricche periferie del Nord Italia. Ho avuto un’infanzia felice e un’adolescenza complicata, segnata dalla morte prematura di mio padre. π§π§ Quando perdi cosΓ¬ presto il tuo punto di riferimento, capisci che il futuro dipenderΓ soprattutto dalle strade che sceglierai di percorrere."
Il pubblico ministero resta in silenzio per qualche secondo, poi affonda il colpo.
"E oggi? Chi sei diventato? PerchΓ© qualcuno dovrebbe leggere ciΓ² che scrivi?"
La domanda mi coglie impreparato.
"Sono un ex docente", provo a spiegare. "Ho sempre avuto bisogno di esprimermi: la musica, la scrittura, le immagini. Ho aperto il blog per condividere idee e inquietudini con persone lontane, spesso sconosciute."
Mi fermo un istante, quasi cercando le parole giuste.
"Forse Γ¨ anche per via della mia storia personale se oggi sento il bisogno di parlare di dignitΓ , salute mentale, diritti, democrazie fragili. Chi attraversa certe crepe finisce per riconoscere anche quelle degli altri."
La stanza Γ¨ ancora immersa nel buio. Mia moglie continua a dormire serenamente accanto a me...
"All’inizio immaginavo il blog come un piccolo spazio di resistenza umanista. Un luogo in cui difendere ciΓ² che ci rende ancora umani, in un'epoca che sembra premiare il rumore, l'algoritmo, la superficialitΓ e il cinismo.
Non immaginavo quanto fosse difficile. Eppure questa micro-complessitΓ mi tiene vivo. Non ci guadagno nulla, se non la sensazione di vivere qualcosa che per me ha un senso."
La voce tace. Continuo, quasi senza volerlo.
"In questo assomiglio molto a mio padre: un idealista ostinato. Un mini me, direbbero certi rapper parlando con orgoglio della propria discendenza.
Scrivendo ho riscoperto soprattutto i miei limiti. Invidio il pragmatismo di mia moglie, la naturalezza linguistica di mio figlio, il talento di firme straordinarie come Seymour Hersh. Ma forse sono proprio quei limiti a impedirmi di diventare arrogante. Mi costringono a studiare, ad ascoltare, a migliorare."
Fuori Γ¨ ancora buio.
"Non ho molti lettori", concludo. "PerΓ² sono sparsi nel mondo. E, sinceramente, non potevo sperare nulla di meglio."
Il pubblico ministero annuisce appena, assonnato e indulgente come un agente in servizio notturno davanti a una piccola infrazione.
"Vada", sembra dire.
Non me lo faccio ripetere due volte. Gli occhi si chiudono lentamente, mentre la coscienza finalmente si alleggerisce.
π✍️π§ Ci sono notti in cui scrivere non serve a spiegarsi. Serve solo a non diventare indifferenti.
Daniel Sempere (nom de plume) Γ¨ un osservatore delle dinamiche sociali e digitali. Analizza l’umanesimo nell'era del silicio per una platea internazionale tra Europa e Stati Uniti.
Segui le mie riflessioni quotidiane anche sul mio profilo X (Twitter)
Nessun commento:
Posta un commento