Chi trae profitto dalla nuova corsa agli armamenti globali?
Di Daniel Sempere
Mai dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il mondo
aveva visto una così rapida escalation della spesa militare su scala globale.
Nel marzo 2026,
il mondo appare attraversato da una rete di conflitti e tensioni che alimentano
un clima di crescente instabilitΓ . Tra le principali aree di crisi figurano la
guerra in Ucraina, il confronto sempre piΓΉ duro tra Stati Uniti e Israele da
una parte e l’Iran dall’altra, e le rivalitΓ strategiche nel Pacifico. La
sensazione diffusa Γ¨ che il sistema internazionale stia entrando in una nuova
fase di competizione militare.
Rischio escalation geopolitica
Il rischio che
queste crisi possano evolvere in un conflitto piΓΉ ampio non Γ¨ piΓΉ soltanto
teorico. I tentativi di riequilibrio geopolitico promossi dai Paesi del BRICS
si sono rivelati finora insufficienti a contenere le tensioni.
Il presidente
americano Donald Trump, dopo una campagna
elettorale costruita sulla promessa di porre fine alla guerra russo-ucraina, si
trova oggi coinvolto al fianco di Israele in un confronto sempre piΓΉ pericoloso
con l’Iran e con una parte del mondo islamico.
In questo scacchiere, il Regno Unito di Keir Starmer, pur fuori dall'UE, gioca un ruolo di 'broker' fondamentale, accelerando le forniture militari a Kiev e consolidando l'asse finanziario-militare tra Londra e Washington.
π️πIn questo clima di tensione permanente, la corsa agli armamenti accelera.
Ed Γ¨ proprio dentro questa spirale di tensioni che l’industria bellica torna a prosperare.
Gli Stati Uniti restano il principale esportatore mondiale di armi, seguiti da Francia e Russia.
Ma a guidare l’export globale resta saldamente Washington.
Non soltanto per ragioni economiche: la vendita di armamenti rappresenta da tempo uno strumento di politica estera e di consolidamento dell’industria militare americana.
πΊπΈπ½ America First. Anche nel mercato delle armi.
#Geopolitica #Difesa #EconomiaDiGuerra #Armamenti #USA #UK #LindustriaDelFerro #BussolaGeopolitica #DanielSempere #DefenceIndustry #MilitarySpending

Nessun commento:
Posta un commento