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I costi nascosti dell'intelligenza artificiale

Da Daniel Sempere 

Nella grande vetrina del progresso tecnologico, l'intelligenza artificiale si presenta come la sirena che incanta, intonando melodie di efficienza e innovazione.
Ma sotto questa superficie luccicante, si cela un oscuro intreccio di costi ecologici e sociali che fatichiamo a intravedere.
Mi ero giΓ  occupato dei rischi connessi all'intelligenza artificiale con lo smog dei dati e delle informazioni, nell'editoriale: πŸ‘‰ Spazzatura digitale.
Oggi intendo soffermarmi sui danni collaterali in ambito green & social.
Ammettiamolo, siamo fortemente attratti dal potenziale delDeep Learning, uno strumento alla portata di tutti, in grado di rendere incredibilmente verosimile ciΓ² che in realtΓ  esiste solo nel mondo virtuale,  di intervenire a sostegno della  piΓΉ pigra creativitΓ  e di modificare i nostri stili di apprendimento con la velocitΓ  e gli automatismi di un algoritmo.
Le aziende che dominano questo settore, da Amazon a Microsoft, sanno perfettamente come affinare il loro messaggio con un abile gioco di parole: 

"L'I.A. Γ¨ solo un "cloud computing che permette ad aziende e sviluppatori
di creare e implementare soluzioni"...

Detta cosΓ¬ par evocare  immagini di efficienza e massima accessibilitΓ ,  mentre in realtΓ  cela un'infrastruttura pesante e ingombrante, affamata di "energia"
I data center locali, simili a fortini inviolabili, supportano un immenso database che consente alle imprese di gestire i propri dati in modo sicuro, ma il fabbisogno energetico, necessario al loro mantenimento e funzionamento, emette piΓΉ calore e  COdi quanto la nostra coscienza collettiva voglia e possa immaginare.
Si potrebbe pensare che nel tempo vi siano stati progressi significativi tali da ridurre consumi e sprechi energetici, ma non Γ¨ cosΓ¬. 
Avrete probabilmente sentito parlare di "allarme eco-tecnologico... 
Ebbene,  nonostante i rinnovabili e l'efficienza energetica, l'impronta di carbonio degli algoritmi sta giΓ  battendo record degni del settore aeronautico. 
Incredibile vero!? 
In un mondo che esalta la green economy, la tecnologia continua a marciare in direzione opposta, come un elefante invisibile  in una cristalleria.
E mentre noi umani assistiamo incantati alle performance dei robot umanoidi e alle promesse di un futuro migliore, una stima canadese ci avvisa che il settore tech potrebbe rappresentare il 14% delle emissioni globali di gas serra entro il 2040. 

In faccia all'Obiettivo n°13 dell' Agenda 2030: "Agire per il clima"...
Impressive!  

L’idea di un futuro legato all'I.A. condurrΓ  sicuramente a forme di dipendenza. Consumismo e innovazione sono destinati a soddisfare tutti i nostri bisogni, ma a quale prezzo?
Una potenziale perdita di posti di lavoro, problemi di privacy e sicurezza dei dati, il rischio di errori sistematici e pregiudizi derivanti dagli "addestratori" dell' I.A., una possibile riduzione della creativitΓ  umana e del pensiero critico, una crescente dipendenza dalla tecnologia, ingenti costi di implementazione e manutenzione, un costante aumento delle emissioni di CO.
Ma chissΓ  quante altre implicazioni sfuggono alle mie ingenue previsioni!
Varrebbe la pena di fermarsi e riflettere.
L’intelligenza artificiale puΓ² essere il nostro miglior amico o il nostro piΓΉ grande nemico.
La risposta, come spesso accade, risiede nella nostra capacitΓ  di guardare oltre il velo scintillante della tecnologia e affrontare i costi (sociali ed energetici) che essa comporta.

La sfida Γ¨ ora: possiamo davvero permetterci questo "miracolo"
senza ripercussioni per la nostra salute fisica e mentale
o rimarremo intrappolati in una serie di compromessi
che ci presenteranno un costo elevato?

...πŸ€”?


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