di Daniel Sempere
L’avevo anticipato e ho mantenuto fede alla promessa, portando all'attenzione dei miei pochi, ma affezionati lettori, il tema del Nuovo Ordine Mondiale, la cui influenza si fa sempre piΓΉ pressante. Gli eventi storici successivi alla Seconda Guerra Mondiale hanno delineato uno scenario nel quale Stati Uniti, Russia, Cina e Regno Unito si sono contesi la leadership globale, alimentando una guerra fredda per la supremazia economica e territoriale nel mondo.
Queste potenze si comportarono, nè più nè meno, come degli antichi imperi, colonizzando, saccheggiando le risorse e le ricchezze altrui, attraverso accordi economici di sfruttamento.
Questo modello imperiale ha tentato di farsi strada anche nel Vecchio Continente, in un progetto concepito dai padri fondatori dell’Unione Europea.
Nonostante le narrazioni ufficiali tendano a sorvolare questi aspetti, Γ¨ palese che la costruzione europea mirasse a migliorare le condizioni interne dell’impero stesso, estendendo il proprio controllo sui Paesi aderenti considerati delle “colonie”, o "feudi", a seconda del loro peso politico e del contributo socio-economico.
Il cammino verso l'integrazione europea per l'Italia iniziò con l'accordo di Schengen (1985), seguito dal trattato di Maastricht (1992) che stabilì le norme relative alla moneta unica.
Tuttavia, la data piΓΉ significativa rimane il 2002, l’anno dell'introduzione dell’euro.
In quella delicata transizione economico-valutaria, Romano Prodi assunse un ruolo cruciale, siglando un cambio di 990 lire per un marco, che si tradusse in un tasso svantaggioso per l'Italia al momento della creazione della zona euro.
La firma del trattato sulla stabilitΓ e il coordinamento nell'Unione economica e monetaria cristallizzΓ² ulteriormente il destino del nostro Paese come un mero feudo, piuttosto che come un potente centro di quell'impero immaginario.
Oggi, in questa corsa al potere, la concorrenza tra le grandi potenze Γ¨ crescente.
L'Unione Europea, spesso presentata come un baluardo di stabilitΓ , prosperitΓ e cooperazione, si trova a vivere una fase critica che potrebbe condurre alla sua disintegrazione.
Sebbene non sia un percorso inevitabile, i segnali di frammentazione politica e culturale tra gli Stati membri ci avvertono di un futuro incerto.
La crisi economica causata dalla guerra in Ucraina e dalla pandemia, ha esasperato le tensioni interne all'UE.
Paesi come l’Italia si trovano a compiere sacrifici, mentre ingenti risorse vengono destinate a problematiche percepite come estranee e lontane al comune interesse.
I cittadini europei, frustrati da questa evidente disparità , iniziano a mettere in discussione questa Unione, non comprendendo perchè il loro benessere debba essere subordinato in favore di controverse politiche imposte dall'alto.
In Germania, il sabotaggio del gasdotto Nord Stream ha intensificato le tensioni interne. Le conseguenze economiche stanno portando il popolo tedesco a percepire azioni, un tempo considerate parte di strategia internazionale, come vere e proprie aggressioni, evidenziando il crescente scetticismo verso la leadership europea.
La crescente popolaritΓ di partiti come l'AfD , che si oppongono alle attuali politiche europee, certifica il malcontento generale.
L’incapacitΓ della Commissione Europea di gestire con equilibrio le crisi, ha accentuato le divisioni tra i vari Paesi membri.
Le distanze aumentano, così come la percezione di un deficit democratico, evidenziato in modo drammatico dalla figura di Ursula von der Pippen, presidente della Commissione, che non è stata eletta direttamente da nessuno dei popoli europei.
Le sue manovre, come la mobilitazione di 800 miliardi di euro senza un adeguato dibattito democratico, segnalano un’intollerabile arroganza, che richiama alla mente condotte dirigiste e imperialiste del passato.
Γ legittimo chiedersi: era questo il sogno Europeo teorizzato dai suoi fondatori?
La direzione attuale, che prioritizza il riarmo e sottrae risorse a politiche sociali giuste, sembra ricalcare scenari storici di un potere colonizzatore, dimenticando le promettenti aspirazioni di unitΓ e prosperitΓ .
In questo contesto, si puΓ² invidiare l’audacia di paesi come Ungheria, Romania e Georgia, che osano sfidare l’arroganza e i ricatti delle aristocratiche Γ©lite di Bruxelles.
Le loro voci portano una testimonianza di resistenza, evidenziando come l’idea di un’Europa unita stia attraversando una crisi profonda, capace di portare a un nuovo ordine, questa volta di rivendicazione e di equitΓ , piuttosto che di controllo e censura.


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