di Daniel Sempere
L’accordo
mediato tra Stati Uniti e Hamas per la liberazione di Edan Alexander, soldato americano-israeliano detenuto a Gaza, rappresenta una flebile, ma importante svolta
nel contesto geopolitico del Medio Oriente.
A
pochi giorni dalla trasferta di Donald Trump in Qatar, Arabia Saudita ed
Emirati Arabi Uniti, le diplomazie americane si sono attivate in un tentativo
di riequilibrio della situazione, sfidando apertamente la posizione del Primo
Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Questa iniziativa, perΓ², solleva interrogativi
sulle reali possibilitΓ di stabilire un dialogo proficuo e duraturo nella
regione.
Nonostante
vi sia un forte desiderio da parte delle famiglie dei prigionieri israeliani di
riportarli a casa, anche l’inviato di Trump per il Medio Oriente, Steve
Witkoff, riferisce che “Israele non Γ¨ disposto a porre fine alla guerra.”
Affermazione
che mette in luce come il governo israeliano stia resistendo a qualunque forma
di accordo che potrebbe compromettere i suoi obiettivi territoriali e
strategici.
La
posizione di Trump, che in parte riflette quella del suo predecessore Biden, sembra volta a mantenere un compromesso superficiale, senza riuscire realmente
a convincere Israele a cessare le ostilitΓ .
L’approccio
di Trump, descritto da certa stampa come "irremovibile", nelle intenzioni,
risulta di fatto poco efficace.
Γ
chiaro che, finchΓ© Israele avrΓ il via libera per continuare la sua offensiva su
Gaza, non potrΓ esserci spazio per un cambiamento significativo nel dialogo.
Sebbene
i colloqui tra Stati Uniti e Hamas siano stati accolti come segnali di
apertura, essi rappresentano solo un piccolo, piccolissimo, passo verso il dialogo.
Qualunque
iniziativa di pace che ignorasse la questione cruciale del mancato
riconoscimento dello Stato Palestinese, da parte di Israele, risulterebbe
inefficace: Γ¨ fondamentale che la comunitΓ internazionale tutta, affronti la spinosa
questione dell’autodeterminazione palestinese.
Senza
questo riconoscimento, i discorsi sulla pace rimarranno una mera illusione, mascherando un conflitto perpetuo supportato dagli stessi Stati Uniti o da chi per essi (Regno Unito).
In
conclusione, per rompere il ciclo di violenza e instabilitΓ che caratterizza il
Medio Oriente, Γ¨ necessaria una leadership decisa, capace di “tapparsi il
naso” e unirsi ai leader palestinesi in un sofisticatissimo compromesso
storico.
Solo allora potremo davvero parlare di pace tra il popolo israeliano
e il popolo palestinese.

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