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Israele-Hamas, una pace possibile?

di Daniel Sempere

L’accordo mediato tra Stati Uniti e Hamas per la liberazione di Edan Alexander, soldato americano-israeliano detenuto a Gaza, rappresenta una flebile, ma importante svolta nel contesto geopolitico del Medio Oriente.
A pochi giorni dalla trasferta di Donald Trump in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, le diplomazie americane si sono attivate in un tentativo di riequilibrio della situazione, sfidando apertamente la posizione del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu
Questa iniziativa, perΓ², solleva interrogativi sulle reali possibilitΓ  di stabilire un dialogo proficuo e duraturo nella regione.

Da quando il conflitto Γ¨ riemerso con forza (a partire dal 7 ottobre 2023), l’ostilitΓ  di Israele verso una soluzione negoziata Γ¨ diventata sempre piΓΉ evidente.
Nonostante vi sia un forte desiderio da parte delle famiglie dei prigionieri israeliani di riportarli a casa, anche l’inviato di Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, riferisce che “Israele non Γ¨ disposto a porre fine alla guerra.
Affermazione che mette in luce come il governo israeliano stia resistendo a qualunque forma di accordo che potrebbe compromettere i suoi obiettivi territoriali e strategici.
La posizione di Trump, che in parte riflette quella del suo predecessore Biden, sembra volta a mantenere un compromesso superficiale, senza riuscire realmente a convincere Israele a cessare le ostilitΓ .
L’approccio di Trump, descritto da certa stampa come "irremovibile", nelle intenzioni, risulta di fatto poco efficace.
È chiaro che, finché Israele avrà il via libera per continuare la sua offensiva su Gaza, non potrà esserci spazio per un cambiamento significativo nel dialogo.
Sebbene i colloqui tra Stati Uniti e Hamas siano stati accolti come segnali di apertura, essi rappresentano solo un piccolo, piccolissimo, passo verso il dialogo.
Qualunque iniziativa di pace che ignorasse la questione cruciale del mancato riconoscimento dello Stato Palestinese, da parte di Israele, risulterebbe inefficace: Γ¨ fondamentale che la comunitΓ  internazionale tutta, affronti la spinosa questione dell’autodeterminazione palestinese.
Senza questo riconoscimento, i discorsi sulla pace rimarranno una mera illusione, mascherando un conflitto perpetuo supportato dagli stessi Stati Uniti o da chi per essi (Regno Unito).
In conclusione, per rompere il ciclo di violenza e instabilitΓ  che caratterizza il Medio Oriente, Γ¨ necessaria una leadership decisa, capace di “tapparsi il naso” e unirsi ai leader palestinesi in un sofisticatissimo compromesso storico.
Solo allora potremo davvero parlare di pace tra il popolo israeliano e il popolo palestinese.


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