📌𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐝𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥-𝐬𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝟏 © 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐧𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐨𝐧𝐬 - 𝐂𝐂 𝐁𝐘-𝐍𝐂 𝟒.𝟎

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𝐀𝐆𝐈, l'Intelligenza Artificiale Generale evoluta

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒   

Pensavate davvero d'esser già entrati nel futuro con l’AI?
Mi spiace deludervi, ma l’intelligenza artificiale, se non fa già parte del passato, appartiene sì e no al presente!
Il futuro dunque cosa ci riserva?
Il futuro è legato all’implementazione dell’intelligenza artificiale, parliamo di AGI, Intelligenza Artificiale Generale… una sperimentazione che coinvolge Big Tech e governi.
Si tratta di un princìpio legato allo studio dell’AI, con l’obiettivo di creare sistemi hardware e software in grado di emulare i processi cognitivi umani.
Semplificando il concetto, potremmo dire che l’Intelligenza Artificiale Generale è una sorte di intelligenza artificiale "evoluta", che mira a riprodurre abilità cognitive tipiche dell’uomo, come: la percezione, l'attenzione, la memoria, il linguaggio, il ragionamento e le funzioni esecutive (pianificazione, problem solving), ecc...
Parliamo dunque di un sistema intelligente, in grado di comprendere o apprendere qualsiasi compito normalmente affidato all’intelligenza umana, qualcosa di rivoluzionario ed estendibile.
Nelle intenzioni degli sviluppatori, l’AGI diverrà un'intelligenza artificiale in grado di fare qualsiasi cosa: imparare autonomamente cose nuove, adattarsi a situazioni impreviste, comprendere il contesto, prendere decisioni, suggerire cure mediche, rappresentarci legalmente, progettare, insomma... tutto quello che fino a ieri era esclusiva dote della mente umana.
Al confronto, ChatGPT par essere gioco e strumento per giovani nerd, una chatbot estremamente funzionale nel riconoscere volti e immagini, nel tradurre testi, nel risolvere enigmi di Escape Room, giochi di simulazione e quiz interattivi, ma assolutamente incapace di uscire dalle competenze assegnate.
È evidente che la posta in gioco è altissima, per tutta una serie di vantaggi legati al mondo della politica, dell’economia, della finanza e del lavoro.
Non a caso, a competere in questa folle corsa alla realizzazione di un’intelligenza più evoluta, troviamo personaggi noti come Mark Zuckerberg, Elon Musk, Sam Altman e Jeff Bezos, il fondatore di Amazon.
Si prospetta un futuro imprevedibile, che “potrebbe migliorare la qualità della vita”, quanto “determinare instabilità sociale ed economica”.
🤔Volete sapere quando entrerà in funzione, giusto?
Le previsioni sono molto incerte, gli esperti sostengono che potremo vederla all’opera quanto prima o forse in un futuro lontanissimo…
Beh, io mi sono incuriosito quanto voi e ho cercato una dichiarazione di Elon Musk al riguardo.
Ebbene, Elon sostiene che “avremo un'AI più intelligente del più intelligente degli umani entro il 2026 ”.
Azz..! Non mi aspettavo un traguardo così ravvicinato, sono confuso, non so se considerarlo un meraviglioso successo o un tragico evento.
Per fortuna, alcuni ricercatori più cauti sostengono che l’AGI non arriverà prima del 2040.

😅Posso respirare e fare ancora affidamento sulle mie capacità cognitive anche se, per conservarle, dovrò rinunciare a qualche piacevole abitudine quotidiana…

Per certo, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale Generale segnerà un cambiamento epocale, paragonabile alla scoperta del fuoco!
A ogni buon conto, preparatevi amici miei, potremmo esser tutti presto sostituiti nel ruolo di contabili, insegnanti, operai, ingegneri, medici, scrittori, programmatori, magazzinieri, taxisti, traduttori, grafici e avvocati.
🤔 Noi cosa faremo in quel caso?  

Eh! Mi sopravvalutate, non ho risposte a tutto, se avete un pizzico di pazienza vi farò rispondere dall’AGI non appena installata sul mio PC.

😊Vi voglio bene…

 

 

Democrazia, eterna incompiuta

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

"Democrazia" è il termine più "abusato" nel mondo della politica. Non passa giorno senza che venga pomposamente invocata contro nemici giurati o in celebrazione delle proprie garantiste virtù.

Con queste parole, in un
tweet fissato a introduzione del mio profilo X, condivido la mia disillusione nei confronti di quello che considero un esperimento incompiuto, con il quale si testa la capacità di chi governa di saper accettare un cambiamento democratico, suggerito dalla volontà popolare. 
Diffido apertamente di chi abusa di tale termine, in luogo delle proprie sincere opinioni.
Non me ne voglia caro Presidente, ma le contraddizioni attribuite al linguaggio della politica sono quanto di meno credibile nel rapporto tra cittadino e istituzioni.
Si ha la netta sensazione che la Corte Costituzionale e il nostro Presidente della Repubblica, primi garanti dei princìpi costituzionali, temano il giudizio popolare e ciò che esso possa esprimere.
Diffido della politica e delle Istituzioni che si esprimono col linguaggio della burocrazia, con termini astratti, con strutture sintattiche contorte e ridondante formalità.
Le contrapposizioni tra i comuni cittadini e questa aristocratica €urocrazia politica, stanno mettendo in risalto tutti i limiti della nostra Costituzione.
Un governo centrale che esercita pressioni sui governi periferici (per imporre la propria linea di pensiero sull’informazione, sugli obblighi di spesa e di bilancio, sui princìpi stessi delle Costituzioni) è quanto di più ambiguo e inaffidabile.
Mi riferisco ovviamente al governo centrale dell’Unione Europea ma, pensandoci bene, tutte le Costituzioni furono scritte da élite colte e facoltose… élite che diffidavano della democrazia e della sovranità popolare.
☝😑Chi scrive le regole, non le scrive mai a proprio svantaggio…
Nel nostro caso, non siamo nemmeno in grado di eleggere il Presidente della Repubblica.
Il compito di individuare la figura del futuro inquilino del Quirinale viene assegnato “con voto segreto” al Parlamento e a 3 delegati per ogni regione (tranne la Valle d'Aosta che ne ha uno solo).
Solo alla Camera ci è permesso scegliere dei candidati, peraltro, non soggetti a vincolo di mandato.
In ragione di tutto ciò, considero la democrazia un esperimento incompiuto.
Non è visione anarchica del sistema, è genuina analisi del nostro impianto democratico.
C’è chi addebita questo mezzo fallimento ad antichi retaggi del passato, ma son più propenso a credere che il “limite applicativo” risieda proprio nel meccanismo:
  • sono le istituzioni che definiscono quali debbano essere i “nostri modelli e stili di vita”;
  • sono i partiti politici a decidere cosa è meglio per noi, a volersi scontrare sul terreno delle opinioni in proprio esclusivo favore.
Non sono questi meccanismi e obiettivi di tutte le dittature?
Nulla di tutto ciò volge a favore del cittadino.
Quel che è peggio è che tutte le “moderne democrazie” operano in un complesso sistema internazionale, stringendo patti di ferro, spesso autoritari.
🤔Cosa cambia rispetto al passato?
Cambiano i metodi, cambiano le strategie, ma le tecno-dittature non sono molto diverse da quelle del passato, conducono entrambe al conflitto esteso e alle secessioni…



Nuova Intelligence UE, colpo di coda di Ursula?

  di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

È da un po’ che circolava voce…
A renderla più che mai veritiera ci pensa il Financial Times, con un titolo che lascia poco spazio alle interpretazioni:

L’UE istituirà una nuova unità di intelligence guidata da Ursula von der Leyen

La Strega di Ixelles, alias presidente della Commissione europea Ursula Ursula von der Pippen, ha in programma di istituire una nuova divisione di intelligence, nonostante l’opposizione dell'attuale struttura di spionaggio dell'UE e di alcuni rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione.
Stando alle prime indiscrezioni, la nuova struttura opererà sotto stretto controllo di Ursula e della Segreteria generale della Commissione.
Il personale assunto dovrebbe essere reclutato tramite le preesistenti agenzie di intelligence nazionali.

La prima domanda che mi pongo è…

🤔Quale dovrebbe essere il ruolo di questa divisione dell’intelligence, dato che esiste già un apparato investigativo con il compito di raccogliere informazioni significative per la tutela e sicurezza delle Istituzioni e dei cittadini?

Fonti del quotidiano britannico sostengono che la nuova divisione si concentrerà su mappatura e identificazioni delle informazioni che veicolano all'interno dell'Unione, il che, lasciatemelo dire, mi riporta alla mente il Minculpop, ovvero il “Ministero della cultura popolare”, istituito nel 1937, con funzioni di controllo della stampa, della propaganda, nonché di orientamento dell'opinione pubblica.
Detta così sa molto di censura!
🤔È forse il disperato tentativo di chi non intende perdere il controllo?
Se persino i funzionari del Centro di intelligence dell'Unione Europea temono il meccanismo di questo strumento di controllo, c’è di che preoccuparsi.
Mentre al Quirinale c’è chi ancora glorifica i valori di questa “Meravigliosa €uropa”, l’establishment di Bruxelles elabora una pericolosa minaccia all’intero impianto democratico.
Non è un mistero che da più parti, e a più livelli, emergano pesanti critiche alla von der Pippen per la sua leadership autoritaria e poco trasparente.
Questa iniziativa pare a tutti un disperato tentativo di centralizzare il controllo, di difendersi dai tentativi di deporla, operati dai membri dell'opposizione al Parlamento.
Ad avvalorare questa tesi concorrono i voltafaccia della Presidente del Consiglio €uropeo nei confronti di suoi ex strettissimi e fedeli collaboratori, come Kaja Kallas e Martin Selmayr.
Alcune fonti anonime, ma assai vicine a Ursula, affermano che l’istituzione di una nuova divisione di intelligence riflette la sua frustrazione per gli insufficienti risultati conseguiti dal Centro di situazione e di intelligence dell'Unione Europea dall’inizio del conflitto in Ucraina.
🤔Il destino della von der Leyen è dunque giunto al capolinea?
Pare proprio di sì... quella stessa maggioranza che l’aveva salvata dopo i disastrosi risultati delle elezioni politiche del 2024, oggi la sfiducia sulla proposta di bilancio, in merito ai Piani di partenariato nazionali e regionali, presentata dalla Commissione Europea.
🤔È la fine di una leader arrogante e distopica?

Forse sì... quando comuni cittadini ed esponenti politici prendono “finalmente coscienza” degli ingenti danni arrecati alle libertà e al progresso di un popolo, non resta che porre fine al sistema.

 



Remigrazione: il vero problema non è l’accoglienza, ma l’integrazione

 di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

Negli ultimi anni, in Italia, è cresciuta l'immigrazione da Paesi poco sviluppati, che spesso non hanno legami parentali con persone già integrate nel nostro tessuto sociale e culturale.
Situazione che complica notevolmente il necessario processo di integrazione.

Gli immigrati non sono tutti uguali

Non è un’affermazione razzista, è un dato di fatto.
Le intenzioni e le ambizioni degli irregolari che varcano i confini dell’Unione Europea, sono assolutamente differenti per provenienza e cultura.
Esiste un’innegabile differenza tra immigrati senza competenza alcuna, provenienti dal nord e dal centro Africa e immigrati provenienti dalle Filippine o dalla Cina.
Negarlo nuoce alla verità e alla ricerca delle soluzioni.
Non sappiamo esattamente perché, ma all’Italia è stata assegnata l’immigrazione da Paesi che risultano avere un livello di sviluppo umano medio o basso.
Sappiamo, per contro, che il mondo è diviso tra realtà geografiche con indice di sviluppo umano medio e basso (Paesi dell’Africa Subsahariana, India, Pakistan ecc.) e quelli con indice di sviluppo umano medio alto (Stati membri della UE, della Cina, e di “quasi tutta” l’America Latina).
Il nostro Paese, spiace dirlo ma così è, ospita una maggioranza di stranieri provenienti da Paesi con indice culturale medio-basso (percentuale del 68%).
Ma esiste un altro dato, cui non si pone la necessaria attenzione: i giovani immigrati, tra i 18 e i 25 anni che provengono dalle aree meno sviluppate, sono cresciuti esponenzialmente nel numero.
Calano, al contrario, gli immigrati provenienti da Paesi con più alto indice di sviluppo.
É sicuramente esagerato evocare un allarme invasione ma, se parliamo di scarsa propensione all’integrazione sociale e culturale, il fenomeno è sicuramente preoccupante.
Eppure è attraverso il lavoro che si giunge all’indipendenza economica e a una vera integrazione.
Anche chi auspicava un graduale inserimento di cittadini stranieri nati e cresciuti in Italia, dovrà ricredersi.
I fatti evidenziano una notevole resistenza delle nuove generazioni nel sentirsi cittadini Italiani o europei.
Non mi riferisco all’adozione di culture e tradizioni occidentali, sarebbe assurdo pretenderlo, quanto alla conoscenza delle più fondamentali regole civili, dettate dalla nostra Costituzione.
Altro dato preoccupante: decolla  il numero di nigeriani e ivoriani, quasi tutti giovani e maschi, “residenti” (si fa per dire) soprattutto a Torino, Bologna, Roma e Padova.
Giovani in possesso di permesso di soggiorno, che hanno diritto a un assegno sociale per stranieri non lavoratori, ad assistenza legale, servizi sanitari e alloggio gratuiti.
Se da un lato questo assistenzialismo è un esempio di civile accoglienza e ospitalità, dall’altro risulta non essere fattore motivante per la ricerca e la disponibilità all’occupazione.
Eppure mancano dei ruoli operativi nelle nostre realtà urbane, soprattutto in ambito ecologico e del mantenimento del verde pubblico…
In un mio viaggio in India mi venne fatto notare come gli immigrati dell’Afghanistan, del Myanmar, dello Sri Lanka, del Pakistan e del Bangladesh venissero impiegati in lavori di conservazione dei parchi e delle aree verdi.
Una dignitosa opportunità di guadagno che può introdurre nel mondo del lavoro (come hanno fatto molti di noi in giovane età).
È chiedere troppo?
Vi assicuro che motivare un immigrato nella ricerca del lavoro e fargli comprendere la nostra complessa struttura sociale, può dar vita a piccoli miracoli.
Al contrario, l’assistenza gratuita, a tempo indeterminato, favorisce una pigra accettazione della condizione in essere e, in alcuni casi, favorisce la microcriminalità come fonte di reddito.
Stiamo gradualmente assistendo, anche in Italia, alla creazione di ghetti etnici che finora ci eravamo risparmiati.
È l’effetto indesiderato di una mancata programmazione dell’accoglienza, che ti accoglie sulla soglia di casa, ti offre il minimo necessario per la sopravvivenza, ma non fa nulla per integrarti e ottenere in cambio delle garanzie.
Se lo Stato intende assistere passivamente ai sempre più frequenti episodi di violenza e degrado, provocati da bande di giovani e meno giovani immigrati, si rischia una resistenza civile che non promette nulla di buono.
L’immigrazione e l’integrazione vanno sostenute, ma devono sussistere delle regole ben chiare…
Chi non le rispetta deve perdere i diritti acquisiti e chi si rende colpevole di reati gravi non merita l’accoglienza offertagli.

Spazio alla remigrazione dunque
"per chi ha intenti diversi " e non intende integrarsi.

 

Pornovigilanza

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

Ebbene sì…
Il Grande Fratello ha deciso di testare la propria efficacia verificando la maggiore età degli utenti che accedono a "determinati siti web", con il nobile scopo di:
  • "garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio dei minori ";
  • "minimizzare la raccolta dei dati personali, in ragione dello scopo".
Cosa si nasconde dietro questo meccanismo di controllo che potrebbe riscrivere il concetto stesso di libertà online?

L’entrata in vigore dell'obbligo per i siti pornografici (stabilito da Agcom), ha introdotto per i minori "un rigoroso divieto di accesso,  in considerazione della pericolosa esposizione  della loro dignità e del loro benessere fisico e mentale".
Detta così sembra una nobile iniziativa, volta a proteggere i minori da contenuti dannosi e da malware pericolosi.
Come avviene questa verifica?

Nel caso di sistemi di "age assurance" la verifica è delegata a soggetti terzi, che forniscono la prova dell'età, a seguito di identificazione tramite documenti digitali: SPIDCIE (carta identità elettronica) o similari.
L'utente può quindi effettuare l'autenticazione e fornire la prova dell'età al sito web, utilizzando le apposite App installate sul proprio dispositivo.

          Tutto molto semplice e funzionale, giusto?
          Mmm…🤔non proprio, vediamo perché:

Esiste innanzitutto un conflitto etico perché, nonostante le promesse di tutela
dell’anonimato, il sistema potrebbe trasformarsi in un enorme esperimento
di sorveglianza digitale. Tradotto in parole povere, potremmo presto ritrovarci a dover cedere la nostra identità in cambio della “libertà di navigare nel web”. L’esperimento è per ora destinato alla protezione dei minori, ma il timore che questo meccanismo di vigilanza, denominato “age assurance”, possa essere ampliato e utilizzato per altre piattaforme legate al mondo della contro-informazione, della politica o più semplicemente al mondo della comunicazione globale, è molto forte…
Peraltro... bypassare filtri e controlli parentali è più facile per i teeneger che per degli attempati visitatori di siti porno!
I giovani sanno, a differenza di molti adulti, che è possibile aggirare limitazioni e divieti della navigazione in molti modi, prendendosi gioco dei nostri consigli e delle nostre raccomandazioni.
Esistono infatti delle reti VPN (Reti Private Virtuali) che nascondono la nostra posizione e criptano i nostri dati, rendendo inutile la tracciatura.
Esistono dei Server Proxy, che agiscono come intermediari tra noi e i siti web.
Si può ricorrere a dei Browser Tor, motori di ricerca che ci proteggono dal tracciamento, dalla sorveglianza e dalla censura.
Si possono modificare i DNS per reindirizzare le nostre ricerche attraverso server situati in altre regioni geografiche o ricorrere a  smart-DNS  per lo streaming di immagini video.
Scommetto che per alcuni miei affezionati lettori questi strumenti sono del tutto sconosciuti.
Ma i nostri figli, soprattutto quelli che trascorrono più ore davanti agli schermi dei loro smartphone e PC, sanno benissimo a cosa servono e come si utilizzano.
Nonostante queste premesse, l’Agcom Italia ha inteso testare l'efficacia della propria capacità di filtro e controllo del web browsing,  pubblicando una lista dei soggetti che  diffondono contenuti pornografici nel nostro Paese.
Sappiate dunque, miei cari frequentatori 😉"occasionali e inconsapevoli" di questi siti, che dal 12 novembre 2025 dovrete sostenere un’identificazione della maggior età per procedere; in caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’Autorità diffiderà il soggetto inadempiente e irrogherà, in caso di inottemperanza, sanzioni pecuniarie fino a 250.000 euro!
Dunque, se vorrete proteggere la vostra privacy e non incorrere in dolorose sanzioni, rinunciate a visitare i siti elencati nella lista nera o...
Sia chiaro, le modalità da me elencate per proteggere la vostra identità, hanno esclusivo scopo divulgativo, non costituiscono in alcun modo fonte di diritto o invito ad utilizzarle.
Questo mio editoriale vuol solo stuzzicare delle riflessioni e stimolare un confronto civile sul delicato tema delle libertà individuali.
Buona navigAzione miei cari internauti 😊!


Meet again !

   di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒 

Meet again...
È la nuova tendenza...
Una sorta di “riconnessione col passato”, che deriva da diversi fattori, quali la fatidica soglia degli "…anta che avanza", un vuoto socio-affettivo, il desiderio di riconnettersi con un periodo della propria vita finito nell’oblio, in cui si sono condivise esperienze: scuola, oratorio, piazza, prime amicizie, primi amori…
Alcuni psicologi sostengono che questa riconnessione possa avere effetti emotivi positivi, poiché risvegliano ricordi “rivisitati”, che la rimozione inconscia di ricordi obsoleti o non più pertinenti  riesce a filtrare.
Agli inizi degli anni duemila Facebook divenne la piattaforma  più utilizzata e invasiva, per ritrovare vecchi amici, ex compagni di scuola, persino amori mai palesati.
Bastava un nome, un cognome o una data e magicamente si apriva la rubrica  di utenti omonimi tra cui iniziare a cercare.
È fenomeno che negli ultimi anni ha preso il largo, potendo sfruttare nuove e sempre più diffuse piattaforme come Instagram, Messenger, WhatsApp, Tik Tok...
Dei veri e propri ponti spazio-temporali che spopolano in Italia e nel resto dell’Occidente.
Da una seria e complessa ricerca, risulta che 7 italiani su 10 sono desiderosi di ritrovare gli amici del passato, incontrandoli di persona, non soltanto sui social, perché mossi dalla curiosità di vedere come siano cambiati i propri amici o mossi dall’opportunità di rivivere le occasioni spensierate  (ricordate tali), del passato.
La tecnologia aiuta, si condividono pensieri, foto, ricordi, musiche, viaggi e quant’altro.
Per ritrovarsi basta poco, basta individuare un leader, uno stakanovista dei social, con molto, molto tempo a disposizione, che riesca a ricostruire e promuovere l’album dei ricordi, per creare quelle suggestioni che magicamente ci consentono dolci evasioni   dai problemi della vita quotidiana.
Per questi fan del “meet again” l’obiettivo è ritrovarsi,  basta promuovere un sondaggio e il gioco è fatto.
Il dove è abbastanza scontato… ritrovarsi nei luoghi in cui vivono i depositari dell’iniziativa, perché è là che nasce il fenomeno, è la che proveremo a ricreare quella speciale atmosfera vissuta durante gli anni spensierati della giovinezza.
Ma era davvero così speciale, verrebbe da chiedersi?
Per chi è assalito dalla nostalgia dei tempi andati, sicuramente sì.
Poco importa se il dolore degli schiaffi della maestra furono  dolorosi, se l’ex compagno di classe, ora in chat,  ci irritava con i suoi stupidi scherzi…
È tutto passato, finito nell'oscuro vuoto della memoria. 
Emerge solo ciò che gradiamo, quello che oggi ci fa sorridere, anche se all'epoca, forse,  ci avrebbe indispettito.
Ma allora cos’è che ci ha impedito nei venti, trenta, quarant’anni precedenti di tagliare i ponti col passato?
Per molti l’ostacolo è rappresentato dal vivere un rapporto di coppia, le responsabilità, lo studio  o il lavoro, il doversi dedicare a famiglia e figli.
Per altri, forse, un sano realismo, che considera quel passato come una tappa e non il traguardo della propria esistenza.
Sono motivi apparenti?
Direi di no, talvolta viene a mancare la ragione stessa per cui un "legame fragile" non  rimane intatto.
Le persone crescono, cambiano, ciò che ci ha uniti nell’adolescenza, come il gioco, la scuola, l’amicizia, la piazza, il cortile non esistono più...
Poi c’è la famiglia, che ci impone scelte responsabili.
Se quei legami fossero stati sinceri e  forti,  li avremmo dimenticati o sostituiti?
I veri amici non si abbandonano, non c’è distanza o tempo che li possa allontanare.
Ma ecco che, complice l'età, forse il desiderio di fermare il tempo, emerge il tentativo generazionale di riallacciare i rapporti. 
Quali sono le  motivazioni che possono favorire  questa riconnessione?
Mah, ognuno ha le sue.
Per alcuni il desiderio di un "meet again" scaturisce dal fatto che si arriva un certo punto nella vita in cui tendiamo a guardare con una certa diffidenza al futuro, causa l'inevitabile trasformazione cui siamo soggetti.
Per altri gettare un occhio al passato risponde a un ingenuo, quanto infantile, desiderio di sfuggire al presente,  soprattutto quando avvertiamo il peso degli anni.
Prendiamolo come un momento amarcord, può avere effetti benefici per il buonumore e la memoria, ma non prendiamolo troppo sul serio, o rischiamo di perdere ciò che nel frattempo abbiamo costruito…
"Ciao Cesare 😅, quanto tempo! Che fai, dove sei, non ti sei più fatto sentire. Ti ricordi…"

"Ciao Virginia..."

"Ginevra  😒! "

 "😬Ops, scusa Ginevra, hai ragione,  sono passati secoli ! Io tutto bene tu?Un abbraccio, se capiterò da quelle parti “magari” ci s’incontra. Ok? "

 


I costi nascosti dell'intelligenza artificiale

Da Daniel Sempere 

Nella grande vetrina del progresso tecnologico, l'intelligenza artificiale si presenta come la sirena che incanta, intonando melodie di efficienza e innovazione.
Ma sotto questa superficie luccicante, si cela un oscuro intreccio di costi ecologici e sociali che fatichiamo a intravedere.
Mi ero già occupato dei rischi connessi all'intelligenza artificiale con lo smog dei dati e delle informazioni, nell'editoriale: 👉 Spazzatura digitale.
Oggi intendo soffermarmi sui danni collaterali in ambito green & social.
Ammettiamolo, siamo fortemente attratti dal potenziale delDeep Learning, uno strumento alla portata di tutti, in grado di rendere incredibilmente verosimile ciò che in realtà esiste solo nel mondo virtuale,  di intervenire a sostegno della  più pigra creatività e di modificare i nostri stili di apprendimento con la velocità e gli automatismi di un algoritmo.
Le aziende che dominano questo settore, da Amazon a Microsoft, sanno perfettamente come affinare il loro messaggio con un abile gioco di parole: 

"L'I.A. è solo un "cloud computing che permette ad aziende e sviluppatori
di creare e implementare soluzioni"...

Detta così par evocare  immagini di efficienza e massima accessibilità,  mentre in realtà cela un'infrastruttura pesante e ingombrante, affamata di "energia"
I data center locali, simili a fortini inviolabili, supportano un immenso database che consente alle imprese di gestire i propri dati in modo sicuro, ma il fabbisogno energetico, necessario al loro mantenimento e funzionamento, emette più calore e  COdi quanto la nostra coscienza collettiva voglia e possa immaginare.
Si potrebbe pensare che nel tempo vi siano stati progressi significativi tali da ridurre consumi e sprechi energetici, ma non è così. 
Avrete probabilmente sentito parlare di "allarme eco-tecnologico... 
Ebbene,  nonostante i rinnovabili e l'efficienza energetica, l'impronta di carbonio degli algoritmi sta già battendo record degni del settore aeronautico. 
Incredibile vero!? 
In un mondo che esalta la green economy, la tecnologia continua a marciare in direzione opposta, come un elefante invisibile  in una cristalleria.
E mentre noi umani assistiamo incantati alle performance dei robot umanoidi e alle promesse di un futuro migliore, una stima canadese ci avvisa che il settore tech potrebbe rappresentare il 14% delle emissioni globali di gas serra entro il 2040. 

In faccia all'Obiettivo n°13 dell' Agenda 2030: "Agire per il clima"...
Impressive!  

L’idea di un futuro legato all'I.A. condurrà sicuramente a forme di dipendenza. Consumismo e innovazione sono destinati a soddisfare tutti i nostri bisogni, ma a quale prezzo?
Una potenziale perdita di posti di lavoro, problemi di privacy e sicurezza dei dati, il rischio di errori sistematici e pregiudizi derivanti dagli "addestratori" dell' I.A., una possibile riduzione della creatività umana e del pensiero critico, una crescente dipendenza dalla tecnologia, ingenti costi di implementazione e manutenzione, un costante aumento delle emissioni di CO.
Ma chissà quante altre implicazioni sfuggono alle mie ingenue previsioni!
Varrebbe la pena di fermarsi e riflettere.
L’intelligenza artificiale può essere il nostro miglior amico o il nostro più grande nemico.
La risposta, come spesso accade, risiede nella nostra capacità di guardare oltre il velo scintillante della tecnologia e affrontare i costi (sociali ed energetici) che essa comporta.

La sfida è ora: possiamo davvero permetterci questo "miracolo"
senza ripercussioni per la nostra salute fisica e mentale
o rimarremo intrappolati in una serie di compromessi
che ci presenteranno un costo elevato?

...🤔?


Cambiamento Climatico, pretesto per le Nuove Dittature

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒

Era da tempo che volevo dedicare un editoriale al controverso dibattito sul cambiamento climatico; ad accelerare i tempi di questo mio editoriale  sono le recenti dichiarazioni dell'immarcescibile  Von der Pippen, regina incontrastata delle supercazzole
Nell'ennesimo delirio di onnipotenza, nel Vertice ONU sull'ambiente tenutosi a settembre, la ahimè Presidente della Commissione €uropea risponde a Trump, affermando che l'Europa non cambierà la propria linea green a dispetto delle comprovate falsità che hanno ispirato l'odiosa Agenda2030.
Beh, non poteva essere altrimenti...
La Strega di Ixelles non può rinnegare il patto politico ed economico stretto con le multinazionali della green-economy  e della mass-vaccination !
Il cambiamento climatico è diventato un argomento di crescente preoccupazione globale, ma la sua manipolazione da parte di attori politici e finanziari rappresenta una sfida aggiuntiva assai pericolosa.
Julian Cribb, esperto britannico-australiano nel campo degli ecosistemi e dei crimini ambientali, ha avvertito che l'ideologia ecologista  potrebbe essere utilizzata come strumento per giustificare il controllo autoritario delle popolazioni.
Cribb propone l’istituzione di una Commissione Globale per la Verità, suggerendo che in un’epoca di disinformazione dilagante, sia fondamentale distinguere tra dati scientifici affidabili e le innumerevoli falsità propinate dai media e dai politici.
Le attuali agenzie di fact-checking, pur svolgendo un ruolo importante, si limitano a rivelare le menzogne senza offrire una visione alternativa, il che può portare al condizionamento di scelte e direttive autoritarie come quelle adottate dalla governance €uropea ...
È sempre più difficile per noi, che conviviamo con mille oggettive  difficoltà quotidiane, comprendere le complesse interconnessioni tra inquinamento, pratiche agricole non sostenibili e cambiamento climatico.
Questa nostra comprensibile difficoltà agevola l'adozione di politiche potenzialmente oppressive, da parte dei governi più accondiscendenti, celate sotto la maschera della salvaguardia ambientale.
Alex Newman, noto giornalista americano, avanza in proposito un’interpretazione inquietante: 
"Il cambiamento climatico
 viene usato come strumento di controllo sociale."

La sua tesi si basa sull'assunto che se il CO2 viene demonizzato come inquinamento, ogni aspetto della vita quotidiana diventa suscettibile di regolamentazioni draconiane, come quelle che Bruxelles, con la complicità di molti politici e sindaci di sinistra, vorrebbe imporre con i veicoli elettrici.
Così, instillando la paura di una catastrofe imminente, si legittimano misure che minacciano le libertà individuali.
Un esempio palpabile di questa dinamica intransigente lo si può riscontrare nelle azioni dell'amministrazione Biden che, nel corso dell'ultimo mandato,  ha cercato di utilizzare istituzioni economiche (come la Federal Reserve) per implementare normative sui rischi climatici, senza passare attraverso un democratico processo legislativo.
Questo modus operandi solleva interrogativi inquietanti su quanto possa essere pericoloso lasciare che l'emergenza climatica diventi un pretesto per una governance sempre più centralizzata e oppressiva.
Per fortuna la scienza non è sempre serva del profitto e del potere.
Molti scienziati contestano la narrativa prevalente sul cambiamento climatico causato dall’uomo; Piers Corbyn, per esempio, uno dei più noti studiosi sul tema, sostiene che:
"Il sole è il vero motore del clima,  
i livelli di CO2 nell'atmosfera sono più un effetto che una causa."
Le sue affermazioni, basate su evidenze storiche e scientifiche, invitano a riconsiderare con cautela le politiche ambientali attuali, che possono avere conseguenze devastanti per i gruppi più vulnerabili.
In questo contesto, è imperativo chiedersi: 
🤔Come possiamo affrontare le sfide del cambiamento climatico senza sacrificare i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali?
La risposta potrebbe risiedere nella creazione di un dialogo aperto e onesto, dove vengano considerate tutte le evidenze e le opinioni, piuttosto che in un'unica narrazione dominante.
Solo attraverso questo approccio potremo evitare che il cambiamento climatico diventi l'alibi per instaurare nuove forme di dittatura mascherate da false emergenze   ambientali.


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