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Siamo tutti islamofobici?

di Daniel Sempere


Negli ultimi decenni, l’Europa si Γ¨ trovata di fronte a un  acceso e complesso dibattito riguardante l’Islam politico, spesso definito come islamismo. 
La crescente presenza di gruppi musulmani, impegnati sia nella predicazione che nell’attivismo politico, ha portato a una riconsiderazione delle dinamiche sociali e culturali all'interno delle nazioni europee. 
Tuttavia, la questione non Γ¨ solo di carattere religioso; essa tocca le fondamenta stesse della democrazia europea e dei suoi valori laici.

In questo contesto, Γ¨ innegabile che l’Islam politico non si configuri come un fenomeno moderato o adattabile alle tradizioni europee.

La sua essenza puΓ² risultare inconciliabile con i princΓ¬pi democratici che hanno caratterizzato il nostro continente nell'era contemporanea. 
Di fronte a questa realtΓ , sussiste una scarsa volontΓ  da parte di molti leader e cittadini nell'affrontare le possibili implicazioni, derivanti dal divenire una nazione con un forte imprinting islamico. 
La recente escalation di conflitti tra Israele e Hamas ha  esacerbato le tensioni giΓ  esistenti, alimentando sentimenti di paura e intolleranza in Paesi come Olanda, Svezia, Francia e Gran Bretagna.
Prendere atto delle radici storiche dell’Islam politico Γ¨ doveroso, 
 per comprendere le complesse sfide 
su integrazione, identitΓ  e valori laici
che attendono l'Unione Europea.
Purtroppo molti governi si trovano disorientati, incapaci di sviluppare strategie efficaci per affrontare le problematiche legate alla radicalizzazione e ai pericoli dell'estremismo piΓΉ violento.
L'immigrazione massiccia, sovente vista come un'opportunitΓ , si scontra con una realtΓ  assolutamente precaria. 
Le cosiddette "no-go zone" esistono anche da noi (nei centri storici, nelle periferie) e rappresentano un campanello d'allarme per chi continua a credere nella gestione pacifica di una diversitΓ  mal integrata. 
Quando una popolazione immigrata supera il 10-15 % del totale, sorgono inevitabili problemi di ordine sociale e integrazione.
La Francia, per esempio, ha sforato abbondantemente questa percentuale, lasciando emergere un quadro preoccupante di frantumazione sociale. 
Anche l’Italia ha iniziato questo delicato processo inclusivo e, nel giro di pochi anni, passerΓ  dall'essere  stato monoetnico a nazione multirazziale. 
Sebbene la percentuale di immigrati provenienti da culture poco compatibili sia ancora contenuta, i dati criminologici mostrano un aumento della criminalitΓ  associata a queste popolazioni, colpendo in modo particolare le donne.
         Questi aspetti gettano un’ombra sul celebrato concetto di “diversitΓ ”,            che sembra comportare un costo sociale sempre piΓΉ elevato. 
Non cala solo la sicurezza, calano la fiducia collettiva e l’impegno sociale nel far fronte e sostenere questo processo migratorio.
I livelli di istruzione e assistenza sanitaria sono messi a dura prova; si fa sempre piΓΉ difficile sostenere una narrazione positiva sull’immigrazione, quando i fatti descrivono un peggioramento generale della qualitΓ  della vita.
Le politiche di integrazione a tutti i costi, promosse da certe fazioni politiche, 
hanno fallito nel loro intento, lasciando cosΓ¬ le nazioni europee 
a dover affrontare un compito arduo e urgente: 
rimodellare le strategie di immigrazione e integrazione. 
È fondamentale accogliere solo chi possa essere considerato compatibile con la cultura e i valori europei, per evitare che il tessuto sociale si laceri ulteriormente.
Quella diversitΓ  e quella cultura che l'ex presidente della Camera, on. Laura             Boldrini,  vantava come "
avanguardia del nostro futuro stile di vita"          si sono rivelate un modello inadeguato e retrivo. 
RealtΓ  scomoda, vero on. Boldrini...?
Il "nostro futuro stile di vita"  dipenderΓ  solo, ed esclusivamente, dalla volontΓ  con cui sapremo proporre l'accoglienza e pretendere  un'adeguata integrazione degli immigrati nel nostro tessuto sociale.

Non Γ¨  "Solo un'errata percezione, frutto dell'avversione e del pregiudizio..." (cit. sind. Sala)
E' emergenza vera, non siamo tutti islamofobici, siamo di fronte a gravi ed evidenti  problemi  di ordine pubblico e integrazione!


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