Di Daniel Sempere
Nel nostro Paese la libertà di parola sembra scivolata in una sorta di limbo, sospesa tra inesauribili ingiustizie e una sorveglianza ostentata, che farebbe impallidire anche il più scettico dei romanzieri distopici.
Se un tweet sul comprovato rapporto tra immigrazione clandestina e criminalità può scatenare l'intervento della polizia, ci si deve preoccupare o è reazione allergica di un attivismo giudiziario di stampo ideologico?
Provate a immaginare una situazione simile (capita, credetemi)...
Un ufficiale di polizia giudiziaria si presenta a casa vostra con un avviso di garanzia perché in un caso di stupro, commesso da un immigrato recidivo, avete ipotizzato il reato di falso ideologico da parte del magistrato inquirente
Non vi ricorda la scena del film "Minority Report" ?
E' assurdo, certo, ma in questo Paese, in questa Unione DEMocratica accade!
L'attenzione con cui si scandaglia il web alla ricerca di tweet sgraditi non è riservata a questioni ben più gravi, ma è destinata alla tutela di èlite e personaggi di primo piano:
- 😏 ex ministri della Salute;
- virologi molesti;
- politici permalosi;
- rappresentanti della woke culture;
- paladini dell'immigrazione e dello ius soli;
- senatori a vita "intoccabili"...
Chi avrebbe mai potuto immaginare che le emergenze "più gravi", legate a sicurezza, trasparenza e legalità, si sarebbero discusse su X?
Onde evitare "rigide censure e avvisi di garanzia", gli utenti dell'ex piattaforma di Twitter si trovano costretti a mitigare le proprie opinioni, ma non possono fare a meno di chiedersi:
"I nostri magistrati sono forse degli attivisti al servizio della politica?"
(😱Attento Daniel... stai oltrepassando il limite !)
Incredibile!
Il tutto accade mentre una criminalità sempre più diffusa si impadronisce delle piazze, delle stazioni, dei quartieri delle nostre città, mentre bande di delinquenti prosperano come erbe infestanti in un campo abbandonato.
Siamo giunti al punto in cui porre dei dubbi sulla volontà e sulla capacità di integrazione di taluni immigrati costituisce reato, "un pericoloso incitamento all’odio razziale".
Avremmo mai potuto ipotizzare il reato penale d'opinione?
Ogni dichiarazione, anche la più innocente, può, a discrezione del giudice incaricato, essere interpretata come prova d'incitazione razziale.
Fa strano vedere l’intelligence e le Forze dell’Ordine dedicarsi con tanta dedizione alle piattaforme social, mentre le nostre città si trasformano in veri e propri ghetti e campi di battaglia tra bande rivali, pericolosi maniaci e spacciatori senza scrupoli .
Si è portati a pensare che si ritenga prioritario il controllo e la censura della semantica social, anzichè combattere la criminalità e l'illegalità in cui conviviamo.
Assurdo...
Tuttavia, guai ad arrendersi, la libertà di parola può versare in un pessimo stato di salute, ma il sarcasmo può essere l'arma migliore in questi tempi di censura e intimidazione.
Sarà forse l'ironia a salvare il nostro diritto a esprimere libere opinioni, anche se l'esporci ci comporterà enorme attenzione.
Nel frattempo, continuiamo a twittare, a esprimesere il nostro civile dissenso e a sperare che qualcuno si prenda il tempo di ascoltare le nostre opinioni, prima di emettere un verdetto di silenzio.

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