di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒
Gli incidenti che hanno coinvolto l'industria Boeing, negli ultimi mesi, hanno
sollevato interrogativi non solo sulla sicurezza dei suoi velivoli, ma anche
sullo stato complessivo dell’industria manifatturiera statunitense.
Al 18 marzo scorso, il valore azionario della società aveva registrato un
calo del 28% e l'agenzia Fitch Ratings aveva segnalato il suo debito a
livello di "junk bond", praticamente delle obbligazioni spazzatura, che offrono
rendimenti elevati, ma ad alto rischio di insolvenza (proprio per compensare
gli investitori di tale rischio).
Secondo un’analisi di Quartz (nota agenzia di pianificazione
viaggi statunitense), il 2024 è iniziato per Boeing con una serie di eventi
critici:
➡️il 5 gennaio la porta di emergenza integrata di un 737 Max si è staccata in volo (episodio che ha inaugurato un trimestre segnato da ulteriori incidenti legati a malfunzionamenti meccanici o strutturali);
➡️tra febbraio e metà marzo si sono verificate le seguenti anomalie:un pedale del timone bloccato, il distacco di una ruota, una rapida discesa non programmata, l’esplosione di uno pneumatico, la mancanza di pannelli esterni su un velivolo e la morte dell’ex dipendente John Barnett.
Gli addetti ai lavori attribuiscono la frequenza di tali episodi a
problemi gestionali e organizzativi accumulati nel tempo.
La strategia aziendale, incentrata sulla riduzione dei costi, sulla
semplificazione dei processi e sull’esternalizzazione estesa della produzione,
ha tuttavia indebolito la qualità del controllo interno.
🫤Sorprendentemente, l’FAA (la più grande agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense), che dovrebbe vigilare sulla sicurezza dell’aviazione, ha delegato a Boeing parte delle verifiche, favorendo scarsa una trasparenza nelle segnalazioni.
La situazione di per sè pare aggravata da difficoltà sistemiche che interessano
l’intero settore aeronautico statunitense.
La catena di approvvigionamento presenta ritardi significativi
nella produzione di componenti e materiali, mentre la carenza di meccanici e
tecnici qualificati limita la capacità produttiva delle aziende.
Molte infrastrutture industriali statunitensi, costruite negli anni
Sessanta, risultano obsolete e le politiche federali di sostegno
alla produzione rischiano di risultare costose e poco efficienti.
Gli analisti del settore sottolineano che la combinazione di
perdita di competenze, la riduzione degli standard di qualità e la pressione
produttiva hanno contribuito al recente incremento degli incidenti.
La produttività del lavoro, frenata peraltro da richieste salariali
elevate e da un mercato del lavoro poco flessibile, presenta forti criticità.
Secondo diversi esperti, per rilanciare la propria industria
manifatturiera gli Stati Uniti dovrebbero investire in infrastrutture moderne,
ricerca e sviluppo, formazione professionale e una rete globale di partnership
industriali.
In un contesto di approvvigionamento globalizzato, anche una
potenza tradizionalmente dominante come gli Stati Uniti fatica a colmare il
divario senza una cooperazione più stretta con altre economie manifatturiere
avanzate, tra cui Cina, Europa e Giappone.
Suppongo che, nel breve termine, le compagnie aeree intensificheranno ispezioni, manutenzioni
straordinarie e revisioni.
Per il comune viaggiatore questo potrebbe comportare problemi
logistici, ritardi, minor comfort o voli sostitutivi.
Non è quindi necessario “smettere di volare”.
Probabilmente vedremo più Airbus sulle piste degli aeroporti e la marcata pressione di media e governi costringerà Boeing ad
aumentare la trasparenza sui problemi tecnici, sulle certificazioni e sui controlli
di qualità.
😉Insomma, ci sono buone nuove
anche per i viaggiatori più timorosi e scaramantici...




















