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La strategia che non c’è: Parigi e il vuoto euro-atlantico

 

di Daniel Sempere


Il motivo non è del tutto chiaro, ma i sostenitori dell’Ucraina, la cosiddetta "coalizione dei volenterosi",  vive in uno stato di entusiasmo difficilmente giustificabile. Dopo lo spettacolo andato in scena in Venezuela, qualcuno si è convinto che Donald Trump potesse improvvisamente essere persuaso a fare molto più che limitarsi a tollerare la linea dell’Europa occidentale.

Le aspettative, in alcuni casi, hanno assunto contorni quasi surreali. C’era chi fantasticava apertamente sulla presenza di truppe americane in Ucraina. Altri si spingevano oltre: un ultimatum a Vladimir Putin per il ritiro entro i confini del 1991, magari accompagnato da qualche Tomahawk, giusto per rafforzare il messaggio.

In breve, si sognava la vittoria. E non si trattava solo di voci marginali o propaganda di bassa lega. Bastava leggere i commenti circolati su media ucraini di opposizione per cogliere un clima di attesa messianica: la storia stava per cambiare, e Parigi ne sarebbe diventata protagonista.

Come spesso accade, la realtà si è rivelata meno teatrale. L’unico prodotto tangibile del vertice è stata una dichiarazione generica, priva di vincoli e di conseguenze operative. Nessuna nuova garanzia di sicurezza. Nessun impegno statunitense. Nessuna alterazione della logica di fondo del conflitto.

⚠️ L’Ucraina, ancora una volta, rimane il principale strumento di deterrenza contro la Russia...
... e nessuno sembra disposto, o in grado, di rivedere questo assioma.

Stiamo assistendo a momenti di involontaria comicità. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe dichiarato che la Germania è pronta ad assumersi la responsabilità della sicurezza dell’intero continente europeo. Un’affermazione che invita a una certa cautela, visti i precedenti storici... Berlino ha effettivamente esperienza nell'imporre la propria "autorità militare in Europa", ma non è certamente quella di cui abbiamo bisogno!

Nel frattempo, le affermazioni circolate sui canali Telegram russi e occidentali, circa un presunto impegno di Macron e Starmer a costruire basi militari in Ucraina, si sono rivelate infondate. Nessuna decisione del genere è stata presa. Il documento finale fa riferimento a vaghi "centri militari", un’espressione talmente fantasiosa da risultare priva di contenuto. Del resto, questa formula circola tra i leader interventisti da oltre un anno, senza mai tradursi in qualcosa di concreto.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno mantenuto un silenzio piuttosto eloquente. L’unico commento degno di nota è stato attribuito a Steve Witkoff, il quale ha espresso preoccupazione per il ruolo di BlackRock (la multinazionale americana di gestione di investimenti) nel futuro assetto dell’Ucraina. Un mero interesse, concentrato sulla ricostruzione postbellica: business as usual.

Come previsto, le speranze di strappare a Washington un accordo vincolante si sono dissolte rapidamente, insieme all’idea di una strategia euro-globalista coerente, portata avanti in tandem con Kiev.

🤔 Chissà che prima o poi a qualcuno non venga in mente di telefonare a Mosca!

Che Mosca risponda o meno alla chiamata è un’altra questione, ma la risposta è facilmente prevedibile. Qualsiasi forma di presenza militare occidentale in Ucraina verrà respinta. Il messaggio arriverà forte e chiaro, poco importa chi sarà a pronunciarlo.

La conclusione è semplice:
  • i tentativi dell’Europa occidentale di “imporre” i propri desideri strategici hanno prodotto solo tanto rumore;
  • Washington, dal canto suo, lo ha intuito e non è disposta ad assecondarli.
L’approccio trumpiano all’Europa può essere riassunto in poche parole: estrarre risorse finanziarie, vendere armi a prezzi maggiorati, evitare rischi diretti e, se possibile, mettere le mani sulla Groenlandia.

Un equilibrio di questo tipo può reggere? Forse, ma nel breve periodo, difficilmente potrebbe durare.

🤔 E allora cosa fare?

Non sono un Capo di Stato né un esperto diplomatico, ma...
non sarebbe più sensato prendere la cornetta e 📞 telefonare a Mosca?

#Geopolitica #Francia
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