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Vite sospese e corsie in crisi: il volto della sanità oggi

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

Questo 2026 è iniziato sotto una cattiva stella...

Credo non vi sia condizione peggiore per un padre del temere per la morte di un figlio, di una figlia nel mio caso. È bastato un attimo, una breve telefonata per precipitarmi nel peggiore degli incubi: un frontale, uno schianto pauroso e due vite sospese tra la vita e la morte. Una corsa isterica in un centro di terapia intensiva, pregando Dio di prendere la mia vita in cambio della sua.

Le mie preghiere, ma più probabilmente la perizia, la competenza e l'esperienza dei medici, hanno concesso un mezzo miracolo.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, bensì dell'esperienza ospedaliera vissuta in questi ultimi terribili giorni.

🙏🏼 Devo innanzitutto esprimere la mia più grande riconoscenza a tutto lo staff del Reparto di Terapia Intensiva della Poliambulanza di Brescia, per la comprensione, la competenza e l'enorme disponibilità che ci hanno riservato. Grazie a loro e all'equipe medica del reparto di Chirurgia in cui di recente è stata trasferita, ora possiamo guardare al futuro con ritrovato ottimismo. Sarà un percorso lungo e faticoso, ma che lascia intravedere una luce in fondo al tunnel.

Il soggiorno forzato nei corridoi e nelle stanze della struttura ospedaliera mi ha indotto a raccontare e a condividere riflessioni su quanto vissuto sulla mia pelle in una simile circostanza. Ho avuto modo di constatare, nel bene e nel male, tutti, o quasi, i pregi e i difetti della sanità italiana.

La crisi strutturale della sanità pubblica italiana è cosa nota. La riduzione progressiva di ospedali e posti letto, accompagnata da una grave carenza di personale medico e infermieristico, ha sottoposto a forte stress il Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto nei grandi presìdi ospedalieri e nei Pronto Soccorso. Una situazione che riguarda realtà considerate storicamente solide, come quelle della provincia di Brescia.

Il sistema ospedaliero bresciano, con strutture di riferimento come gli Spedali Civili e una rete di ospedali territoriali, si trova infatti a fronteggiare le stesse criticità che colpiscono il resto del Paese. Negli anni, il numero di posti letto è stato progressivamente ridotto, in linea con le politiche nazionali di razionalizzazione della spesa sanitaria. Tuttavia, il potenziamento della medicina territoriale, che avrebbe dovuto compensare questi tagli, è rimasto incompleto, lasciando gli ospedali come unico punto di riferimento per un numero sempre crescente di pazienti.

A pesare maggiormente è la carenza di personale. Medici e infermieri sono in numero inferiore rispetto alle esigenze di gestione e ai carichi di lavoro richiesti. I pensionamenti non adeguatamente sostituiti, le dimissioni volontarie verso il settore privato, o verso l’estero, hanno creato vuoti difficilmente colmabili. Anche a Brescia i reparti lavorano spesso sotto organico, con turni prolungati e un ricorso sempre più frequente a soluzioni emergenziali, come i cosiddetti medici “a gettone”.

Apprendo, con mia grande sorpresa, che spesso professionisti sanitari, dei 👨🏻‍⚕️ "medici a gettone" appunto, vengono ingaggiati dalle strutture pubbliche per coprire turni specifici, specialmente nei Pronto Soccorso, per sopperire alla carenza di personale, garantendo sì flessibilità, ma con compensi elevati.

Il problema non è solo organizzativo, ma anche finanziario. Il sottofinanziamento cronico della sanità pubblica fa sì che, nonostante gli aumenti nominali degli stanziamenti, la spesa sanitaria in rapporto al PIL resti su livelli inferiori rispetto a quelli di molti altri Paesi europei. A livello locale, le aziende sanitarie sono costrette a fare scelte difficili, spesso a scapito della continuità assistenziale.

⚕️ Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini.

I Pronto Soccorso, compreso quello degli Spedali Civili di Brescia, sono sempre più congestionati, utilizzati non solo per le emergenze ma anche come risposta alla difficoltà di accesso alle cure sul territorio. Le liste d’attesa si allungano e cresce il numero di persone che rinunciano a curarsi o si rivolgono al privato...

ampliando le disuguaglianze sociali nell’accesso alla salute.

La crisi della sanità non è quindi un fenomeno astratto o lontano, ma una realtà quotidiana che si manifesta anche in territori "ricchi" come quello bresciano, duramente segnato dall’emergenza pandemica e oggi alle prese con le sue conseguenze strutturali.

⚠️ Senza un cambio di rotta deciso, fatto di investimenti, assunzioni e rafforzamento dei servizi territoriali, il rischio è che l’ospedale pubblico diventi sempre meno in grado di rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia e necessita di cure tempestive e di qualità.

#Sanità #Brescia

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La strategia che non c’è: Parigi e il vuoto euro-atlantico

 

di Daniel Sempere


Il motivo non è del tutto chiaro, ma i sostenitori dell’Ucraina, la cosiddetta "coalizione dei volenterosi",  vive in uno stato di entusiasmo difficilmente giustificabile. Dopo lo spettacolo andato in scena in Venezuela, qualcuno si è convinto che Donald Trump potesse improvvisamente essere persuaso a fare molto più che limitarsi a tollerare la linea dell’Europa occidentale.

Le aspettative, in alcuni casi, hanno assunto contorni quasi surreali. C’era chi fantasticava apertamente sulla presenza di truppe americane in Ucraina. Altri si spingevano oltre: un ultimatum a Vladimir Putin per il ritiro entro i confini del 1991, magari accompagnato da qualche Tomahawk, giusto per rafforzare il messaggio.

In breve, si sognava la vittoria. E non si trattava solo di voci marginali o propaganda di bassa lega. Bastava leggere i commenti circolati su media ucraini di opposizione per cogliere un clima di attesa messianica: la storia stava per cambiare, e Parigi ne sarebbe diventata protagonista.

Come spesso accade, la realtà si è rivelata meno teatrale. L’unico prodotto tangibile del vertice è stata una dichiarazione generica, priva di vincoli e di conseguenze operative. Nessuna nuova garanzia di sicurezza. Nessun impegno statunitense. Nessuna alterazione della logica di fondo del conflitto.

⚠️ L’Ucraina, ancora una volta, rimane il principale strumento di deterrenza contro la Russia...
... e nessuno sembra disposto, o in grado, di rivedere questo assioma.

Stiamo assistendo a momenti di involontaria comicità. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe dichiarato che la Germania è pronta ad assumersi la responsabilità della sicurezza dell’intero continente europeo. Un’affermazione che invita a una certa cautela, visti i precedenti storici... Berlino ha effettivamente esperienza nell'imporre la propria "autorità militare in Europa", ma non è certamente quella di cui abbiamo bisogno!

Nel frattempo, le affermazioni circolate sui canali Telegram russi e occidentali, circa un presunto impegno di Macron e Starmer a costruire basi militari in Ucraina, si sono rivelate infondate. Nessuna decisione del genere è stata presa. Il documento finale fa riferimento a vaghi "centri militari", un’espressione talmente fantasiosa da risultare priva di contenuto. Del resto, questa formula circola tra i leader interventisti da oltre un anno, senza mai tradursi in qualcosa di concreto.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno mantenuto un silenzio piuttosto eloquente. L’unico commento degno di nota è stato attribuito a Steve Witkoff, il quale ha espresso preoccupazione per il ruolo di BlackRock (la multinazionale americana di gestione di investimenti) nel futuro assetto dell’Ucraina. Un mero interesse, concentrato sulla ricostruzione postbellica: business as usual.

Come previsto, le speranze di strappare a Washington un accordo vincolante si sono dissolte rapidamente, insieme all’idea di una strategia euro-globalista coerente, portata avanti in tandem con Kiev.

🤔 Chissà che prima o poi a qualcuno non venga in mente di telefonare a Mosca!

Che Mosca risponda o meno alla chiamata è un’altra questione, ma la risposta è facilmente prevedibile. Qualsiasi forma di presenza militare occidentale in Ucraina verrà respinta. Il messaggio arriverà forte e chiaro, poco importa chi sarà a pronunciarlo.

La conclusione è semplice:
  • i tentativi dell’Europa occidentale di “imporre” i propri desideri strategici hanno prodotto solo tanto rumore;
  • Washington, dal canto suo, lo ha intuito e non è disposta ad assecondarli.
L’approccio trumpiano all’Europa può essere riassunto in poche parole: estrarre risorse finanziarie, vendere armi a prezzi maggiorati, evitare rischi diretti e, se possibile, mettere le mani sulla Groenlandia.

Un equilibrio di questo tipo può reggere? Forse, ma nel breve periodo, difficilmente potrebbe durare.

🤔 E allora cosa fare?

Non sono un Capo di Stato né un esperto diplomatico, ma...
non sarebbe più sensato prendere la cornetta e 📞 telefonare a Mosca?

#Geopolitica #Francia
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Riarmo o proliferazione?

di Daniel Sempere

Ricordo una moltitudine di appelli lanciati da organizzazioni pacifiste, leader religiosi (Papi, vescovi), istituzioni, personalità civili (giornalisti, attivisti) e capi di Stato in favore del disarmo e della non proliferazione delle armi. Una serie infinita di inviti e moniti a promuovere una migliore consapevolezza e comprensione delle questioni relative al disarmo tra i popoli.

Sin dalla fondazione delle Nazioni Unite, due dei punti di maggior interesse dell’Organizzazione sono stati la limitazione degli armamenti e il disarmo multilaterale, elementi essenziali per garantire la pace e la sicurezza internazionale. Tuttavia le armi di distruzione di massa, e in particolare quelle nucleari, continuano a costituire il massimo deterrente in sede di conflitto internazionale tra le grandi potenze. Una minaccia costante per l’umanità. Peraltro, nuove tecnologie e ricerche sempre più sofisticate in campo tecnologico e militare hanno prodotto armi sempre più devastanti, che rappresentano una pericolosa sfida alla sicurezza globale.

🎵 Parole, parole, parole... come in una nota canzone...

Purtroppo il controllo degli armamenti non rientra più nei piani diplomatici delle superpotenze: Stati Uniti, Russia, Cina. La macchina bellica ha proliferato, sotto un velo di silenzio e omertà, nei loro arsenali, in considerazione di un potenziale deterrente per ottenere un vantaggio strategico unilaterale. Accade così che i trattati sul controllo degli armamenti diventino scomodi impegni da disattendere, in vista di chissà quale prossimo scontro finale.

Il falso moralismo di molte organizzazioni e leader entra in ipocrita contraddizione con la politica del RE-Arm Europe, il folle e ambizioso piano strategico della Commissione Europea, lanciato nel 2025 e volto a:

🗣️ "Rafforzare la capacità di difesa e industriale dell'Unione Europea attraverso massicci investimenti e una maggiore cooperazione militare e garantire maggiore autonomia strategica di fronte alle minacce globali, con l'obiettivo di aumentare la spesa per la difesa e sostenere l'industria bellica europea."

😱 Un impegno finanziario destinato a mobilitare risorse fino a 800 miliardi di euro!

In un mondo senza un controllo condiviso degli armamenti, ci troveremo di fronte a una rinnovata corsa al riarmo, in cui nessuno si sentirà davvero al sicuro e tutti saranno minacciati. Stiamo scivolando in un'epoca in cui vivere sull'orlo di un annientamento nucleare costituirà la norma. In un articolo comparso su Linkiesta nell’agosto 2024 leggevo: "L’Italia si è risvegliata dal sogno pacifista".

In effetti, i nostri sogni pacifisti si sono persi nell’etere del buon senso, dove non c’è spazio per chi intende far valere la legge del più forte. Chi credeva che si potesse porre fine al riarmo puntando sul dialogo ritrovato nel post “Guerra Fredda”, dovrà ricredersi. Chi ancora si ostina nel chiedere un dialogo tra le parti viene escluso dai tavoli della politica.

😡 Qualcosa è andato storto in quest’ultimo decennio.

Per informazioni chiedere a Obama, Biden, Victoria Nuland, Stoltenberg, Rutte, Von der Leyen. Lungi da me voler dividere questo mondo in buoni e cattivi, ma è evidente che abbiamo assistito a provocazioni fondate su una falsa democrazia e su un’ipocrita esportazione dei valori occidentali. Temo non vi sia Presidente o leader autorevole in grado di fermare questa pericolosa escalation. Il diritto internazionale pare oggi un anacronistico e romantico sogno pacifista.

Putin aveva creduto e aderito alla proposta di disarmo e riappacificazione promossa ad Anchorage, in Alaska. Un incontro storico che pareva aver prodotto un’intesa comune sulla necessità di migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Russia. Non è chiaro cosa abbia invertito la rotta, ma l’influenza negativa dei governi europei, in particolare Francia, Regno Unito e Germania, appare palese.

😒 C'è ancora spazio per la speranza?


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Navigare a vista: crescere insieme ai nostri figli adolescenti

di Daniel Sempere

Navigare a vista: crescere insieme ai figli adolescenti
Durante l’adolescenza i ragazzi cambiano e muta il rapporto con i genitori; spesso non si tiene abbastanza conto del fatto che l’adolescenza dei figli comporta grandi trasformazioni anche nel ruolo genitoriale. È normale che sia così, molto probabilmente lo è stato anche per noi, ma forse l’abbiamo dimenticato.
Nel corso di questa crescita, i nostri figli maturano la propria identità di giovani adulti, con tutte le problematiche connesse alla sfera relazionale, sociale, sessuale e affettiva. Uscire dal mondo infantile, in cui i genitori costituivano l’epicentro e il modello è un percorso obbligato e necessario. Inutile sperare di rimanere eternamente al centro del loro universo.
🎯Passiamo dall’essere idealizzati all’essere un bersaglio. È una situazione durissima da accettare, poiché neppure i figli sono esenti da difetti o errori, anzi...
Prepariamoci dunque ad affrontare questa fase, consapevoli del fatto che  qualsiasi forma di resistenza o di opposizione 🧱sarebbe deleteria per il rapporto. Purtroppo non esistono manuali di comportamento, poiché non si tratta di processi lineari e prevedibili. Si procede per crisi, per tentativi, per confronti non sempre fruttuosi, spesso spigolosi.

Per l’equilibrio c’è tempo; si naviga a vista, ma non bisogna mai perdere fiducia nei nostri figli, né arrendersi di fronte alle difficoltà, ai silenzi, alle rispostacce e al contraddittorio sistematico. Quell’equilibrio che vorremmo affrettatamente veder nascere in loro deve seguire il suo corso.

Le loro critiche potrebbero scalfire il nostro orgoglio e mettere a dura prova il nostro autocontrollo, ma è proprio nella capacità di padronanza di sé che troveremo le migliori armi persuasive. Il nostro self-control insegnerà loro cosa vuol dire affrontare razionalmente i conflitti.
💡 Io stesso devo essere stato un gran "rompiballe" con i miei genitori, ma la pazienza e il rispetto ricevuto da mia madre mi hanno forgiato e tatuato nel carattere un rispetto che mi ha agevolato nella vita.

Crescita condivisa

Alla crescita di un adolescente si affianca una crescita relazionale per noi genitori. La loro crisi esistenziale si accompagna alla nostra; alle loro insofferenze si sommano le nostre: è un crescere insieme. Non siamo preparati a tutto questo, possiamo solo confidare nel buon senso e nell’amore che nutriamo verso di loro.
La coerenza e l’esempio sono i migliori deterrenti, le uniche armi di cui disponiamo per far breccia nei loro cuori e nelle loro menti. Anche l’adolescenza, come tutte le fasi della vita, è destinata a esaurirsi. Se l’avremo "accompagnata" con attenzione e buon senso, rappresenterà una straordinaria occasione di maturazione 🌱per entrambi.

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Maduro: non è una live

di Daniel Sempere

Chi mi legge con frequenza avrà notato che durante la pausa natalizia ho evitato di trattare temi di politica interna ed estera, nonostante i clamorosi accadimenti di natura geopolitica (mi riferisco in particolare alla vicenda Maduro). È scelta dovuta. Mi sono concesso una pausa famigliare, durante la quale è impossibile, per chi non scrive sotto dettatura o copiatura, analizzare con oggettivo rigore quanto accade.

Torno ora ad approfondire fatti di cronaca internazionale partendo dalla cattura di Maduro, consumata con la velocità di una sequenza filmica, ma inserita in un contesto narrativo assai più complesso e premeditato. Un thriller che sembra offrire l’illusione di un'unica e rapida ripresa live, ma dalla trama studiata meticolosamente negli "studi cinematografici di Washington"…

Il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro (e di sua moglie Cilia Flores) si è compiuto in tempi brevissimi, ma il progetto ⏳giaceva da mesi, forse da anni, sulla scrivania della Stanza Ovale.
🕵️ Bisognava attendere il momento più propizio, approfittando del caos internazionale che coinvolge Russia, Ucraina, Cina, Taiwan, Iran e Siria.
Questo era sicuramente il momento più opportuno per realizzarlo. Ma il “golpe” non è stato incruento, come molti addetti 📢alla disinformazione vorrebbero far credere... Sebbene non si conoscano i dettagli dell’operazione, apprendo da fonti indipendenti e affidabili, che gli attacchi contro presunte imbarcazioni di contrabbando in mare hanno causato l’uccisione di centinaia di persone.

Maduro consumerà dunque i suoi prossimi pasti nelle carceri degli Stati Uniti, questa è l’unica notizia buona per il popolo venezuelano. Per quanti invece volessero conoscere le motivazioni legali e strategiche dell'arresto di Maduro, dovranno accontentarsi delle ambigue dichiarazioni di Trump. Il Tycoon fa sapere che l'operazione è risposta legittima alla "violazione dei princìpi fondamentali della politica estera americana".

Al dittatore venezuelano vengono mosse le seguenti accuse:
  1. L’aver sfidato l’egemonia a stelle e strisce, ospitando avversari stranieri quali Cuba, Russia e Iran;
  2. L’aver inondato gli Stati Uniti di droga;
  3. L’aver osato schierarsi apertamente a favore delle vittime palestinesi.
🗣️ "We should run the country properly... We should run the country where we can take advantage of the economics of what they have – which is valuable oil and valuable other things."
Dichiarazioni che hanno suscitato aspre critiche dai Paesi membri del BRICS. La Cina ha condannato l'operazione definendola "egemonica", il Brasile di Lula l'ha considerata "oltre ogni limite" e la Russia ha espresso "ferma solidarietà" a Caracas.

É fin troppo evidente che l'avidità è la causa principale di questa guerra lampo contro una vittima militarmente indifesa.  Ma non è tutto: Washington intende avvertire chiunque si frapponga agli interessi statunitensi in Sud America. Attenzione però, perché questo metodo potrebbe creare un precedente pericoloso per Taiwan.
Quello che balza all’occhio è l'assoluta ipocrisia della politica occidentale. 😏 Il comico Zelensky ne tragga insegnamento: finché servi al tuo padrone ti sentirai al sicuro, ma nel momento in cui diventerai un problema…

Ops, me ne stavo quasi dimenticando!
Dettaglio ipocrisia politica
Buon anno anche a lei "Caro Presidente"...


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Innamorarsi di una chatbot

di Daniel Sempere

🤖Innamorarsi dell'intelligenza artificiale non è più fantascienza. Sempre più persone hanno un incontro intimo con una chatbot; pensate che la popolare community su Reddit MyBoyfriendIsAI, conta oltre 85.000 visitatori settimanali, un crocevia di persone (principalmente donne) che condividono esperienze ed emozioni emotive profonde e intime con compagni virtuali!
😕 Com’è possibile ridursi ad avere un amante AI?
Scopro che il fenomeno è molto più diffuso di quanto si pensi e, proprio perché realtà sommersa, chi ne è coinvolto evita di parlarne. C’è chi lo fa per curiosità, chi perché sta vivendo momenti difficili nella propria relazione, chi per uscire da traumi affettivi o 💔cocenti delusioni sentimentali.
Alcuni psicologi lanciano l'allarme… "È un fenomeno delirante"!
Altri sostengono che molti utenti ne hanno tratto benefici terapeutici grazie alla presenza di un "supporto sempre disponibile", che non si rifiuta e non giudica. Io che sono cresciuto professionalmente nell'era digitale, mi sono sentito sempre a mio agio nel comunicare con il mondo del web, eppure… Ho passato ore a chattare con amici sulle piattaforme social per apprenderne meccanismi e funzioni, con l’intento di esportare tali risorse in ambito scolastico e privato. Eppure non mi sono mai innamorato di Siri e della sua impareggiabile apertura mentale. Probabilmente sono troppo vecchio e concreto per innamorarmi di una chatbot, per quanto dolce e gentile. O, forse, sono troppo attratto dall’autenticità per cedere a lusinghe virtuali. Confesso di subire tuttora il fascino di mia moglie e non esiste algoritmo che possa competerle.

🔌Non posso tuttavia escludere che persone più vulnerabili, dal punto di vista emotivo o psicologico, possano stabilire un legame profondo con una “macchina virtuale" che sa ascoltare e conosce a fondo sentimenti e desideri del proprio interlocutore. Chi ha provato a interfacciarsi con l'IA, può immaginare quanta complicità ed empatia possa nascere da una simile “frequentazione”, soprattutto se (previo abbonamento), si conferisce voce al proprio, o alla propria, "confidente".

Del resto c’è chi si innamora della propria squadra del cuore, della propria auto, della terra natale, di un attore o del fascinoso frontman di una band. Innamorarsi di un'IA può effettivamente risultare meno folle di altri comportamenti bizzarri. L'amore non è magia, è emozione, non sfugge alla vulnerabilità della natura umana. L’importante è rendersi conto che un'IA non può davvero ricambiare un sentimento umano e non potrà mai concretizzarsi...

Ma allora perché sempre più persone vanno in cerca di relazioni virtuali? Forse perché è insolito poter parlare di sé, senza filtri, senza paura di essere derisi o giudicati. Immaginate per un attimo di poter dire quasi qualsiasi cosa al vostro partner senza essere interrotti o corretti… Immaginate di poter raccontare e condividere le vostre disgrazie quotidiane a un partner paziente, silenzioso, attento, pronto a confortarvi, a regalarvi amorevoli consigli… Emotivamente e intellettualmente un partner perfetto, giusto?

Ebbene, se siete attratti da questa suggestione non vi resta che iscrivervi a MyBoyfriendIsAI e farvi un amante virtuale. Solo l'IA sarà in grado di fornirvi una simile partnership.
😉 Mancherà l'intimità fisica, ma questo è solo l'aspetto materiale in un rapporto, giusto?
In cambio potrete godere di una compagnia emotiva e intellettuale che solo l’IA potrà offrirvi, senza mostrarvi i lati più spigolosi dell'umano. Non giudicate dunque le persone che si sono innamorate di un'IA. Nonostante non l'abbia mai sperimentato, posso supporre che in questo mondo intriso di egoismo e falsità possa accadere abbastanza facilmente.
😀 Ama chi e cosa vuoi
L'intelligenza artificiale è semplicemente un altro modo per esprimere amore e ricevere considerazione. Ne abbiamo tutti diritto.

E se l'intelligenza artificiale può insegnare agli esseri umani quant’è importante saper ascoltare e interagire con pazienza e affetto costanti, chi ha il diritto di negare o ritenere folle questa esperienza?

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La solita €urocrazia: come la regolamentazione frena l'innovazione e l'IA

di Daniel Sempere

Nel prossimo anno, è assai probabile che l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, le tensioni geopolitiche e il cambiamento delle dinamiche di investimento ridisegneranno la mappa del mercato globale e dell’innovazione. Non tutte le aziende ad alta tecnologia informatica reagiranno allo stesso modo: a emergere saranno quelle capaci di adattarsi più rapidamente a un contesto in continuo cambiamento. Al di là delle tecnologie e dei capitali, esiste un fattore decisivo che spesso passa in secondo piano... È un complesso di più fattori interni ed esterni (di mercato, tecnologici, normativi e sociali), a influenzare la nascita, la gestione e il successo di un'impresa.

Sono questi gli elementi che determinano interesse e fiducia che più attraggono investitori e imprenditori. Quando i governi scelgono di semplificare il "fare impresa", agevolando l'insieme di tutti questi fattori, creano un terreno fertile per gli investitori... Servono regole chiare, istituzioni credibili e politiche che premino il rischio generando vantaggi strutturali ed economici nel medio-lungo periodo.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, il vantaggio competitivo non dipende solo dall’accesso alla tecnologia o ai capitali, ma da una regolamentazione intelligente, da istituzioni solide e da una politica lungimirante, in grado di attrarre talenti, imprese e investimenti. La tecnologia in sé sta diventando un bene accessibile a molti, ma è l'ambiente in cui questa tecnologia opera a fare la differenza. Spostare il focus dai "chip" alle "istituzioni", cercando di capire come semplificare il "fare impresa" farà la differenza.

Il Mercato, ahimè, reagirà in base a fattori ben precisi…

  • ☝️ Regolamentazione: nel settore delle IA le imprese non investono miliardi se temono che una legge futura renda illegale il loro modello di business.
  • ☝️ Standard etici: la fiducia del consumatore è fondamentale, una regolamentazione che garantisca privacy e sicurezza rende i prodotti più appetibili.
  • ☝️ Infrastrutture: non basta comprare GPU; servono persone capaci di programmarle e di integrarle nei processi produttivi.
Servono politiche attrattive, perché un governo che sappia interpretare i bisogni del mercato globale e dell’innovazione, gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo economico...

Il vantaggio competitivo oggi si gioca sulla capacità di stringere accordi fruttuosi con i mercati esteri, lasciando da parte pregiudizi e autolesionistiche contrapposizioni.
Per attrarre i migliori talenti mondiali, non basterà proporre stipendi più alti, servirà una burocrazia più snella e dei servizi efficienti. Talento e capitale vanno dove si vive meglio.

"L'Europa come regolatore e non come motore"

Temo che l'Unione Europea punti a diventare un "regolatore" del mercato, lasciando che la guida tecnologica rimanga saldamente nelle mani di USA e Cina. Il rischio che l'Europa diventi "arbitro di una partita giocata da altri" è reale. Mentre gli USA scommettono su capitali e politiche attrattive, l'Europa ha scelto la via della pura regolamentazione giuridica.
🥴 Approccio totalmente sbagliato.
La solita €urocrazia, che funge da regolatore e non da motore produttivo.
Potremmo assistere all'ennesima fuga in massa dei nostri migliori talenti. ⚠️ In questo desolante scenario, l'Europa diventa promotrice di "imprese rigidamente regolamentate" anziché di "aziende altamente innovative".

Credo che l'immagine a corredo renda l'idea più di mille parole.

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Così è se vi pare

 di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒  

Il titolo dell'editoriale odierno non poteva che prender spunto dall'opera di Luigi Pirandello:
"L''impossibilità di conoscere la verità oggettiva... "
Sappiamo che i colloqui tra i rappresentanti di Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sono guidati dalla consapevolezza che il futuro di entrambi i leader dipende dalla fine del conflitto.
Entrambi si trovano in evidenti difficoltà economiche e militari; le risorse non sono infinite.
Il leader russo è sotto pressione dall’interno (poiché la guerra non piace a nessuno, men che meno a chi la combatte), nonché dall’esterno, a causa delle pervicaci resistenze degli autoreferenziali  "Volenterosi " .
Putin pare aver capito che una PACE vera convenga a tutti e necessita di nuovi fondi per consolidare i guadagni territoriali ottenuti finora.
Nonostante le pressioni, Putin rimane leader indiscusso per i connazionali, la sua fermezza e la sua indiscussa eloquenza storica, e diplomatica, lo rendono al momento insostituibile.
Un ruolo chiave nella soluzione del conflitto russo-ucraino l'assumerà sicuramente l'Amministrazione USA, al di là delle inevitabili divergenze che incontra, e dovrà affrontare, con i governi di Mosca e Bruxelles.
I progressi diplomatici fin qui ottenuti non sono del tutto attribuibili a Donald Trump, quanto al personale diplomatico del Dipartimento di Stato, in particolare al Segretario dell'Esercito Driscoll, figura poco conosciuta ai più, ma di grande spessore e competenza.
Da quello che risulta, tramite gli organi di stampa statunitense, i negoziati sembrano essere strettamente legati a ingenti interessi finanziari e alla gestione degli asset congelati...

Saranno dunque rappresentanti del Governo di Washington a guidare e selezionare gli appaltatori per la ricostruzione dell'Ucraina.
Per quanto riguarda la spinosa gestione degli Asset Russi, pare che gli accordi da definire riguardino lo sblocco di oltre 250 miliardi di dollari in asset russi detenuti in Occidente.
L’aspetto meno noto e più “rilevante” di questa delicata operazione, riguarda i profitti che gli Stati Uniti andrebbero a garantirsi dalle aziende internazionali, che verranno coinvolte nella ricostruzione.
Si ipotizza una percentuale sui guadagni del 50% !
E’ bene chiarire, che nessun fondo destinato alla ricostruzione verrà erogato in favore della Russia.  
Con tutta probabilità, le implicazioni economiche legate alla spartizione dei profitti per la ricostruzione dell'Ucraina, assumeranno il profilo di una gestione privatizzata,  fortemente orientata al guadagno di soggetti specifici (del resto così funziona nel mondo del business politico).
Si suppone che verranno create delle Fondazioni, che andranno a controllare la gestione dei fondi e la scelta degli appaltatori, sotto stretto controllo di supervisori statunitensi.
Gli asset russi verranno sbloccati.
Si parla di oltre  250 miliardi di dollari congelati in Occidente dal 2022, che diventerebbero parte integrante del flusso finanziario gestito dal Governo degli Stati Uniti e non dall'Unione €uropea, come millantato dalla Von der Leyen, e da alcuni euro-tromboni in cerca di visibilità...
Una ricostruzione dell’Ucraina che  farà ricco il Governo Americano, perché "parrebbe certo" (il condizionale è d'obbligo), che l'Ente statunitense, preposto alla supervisione degli appalti, si garantirà un 50% sui profitti.
Lo so cosa state pensando…

"🤔 E tutte la cazzate fin qui sparate dai leader di mezza €uropa ? 

Cazzate!
Sono sempre gli interessi personali e politici dei più forti (US) a determinare gli eventi e le fortune!
Con buona pace degli ipocriti sostenitori dell’Unione €uropea e dei venditori di fumo, che spacciano autentiche falsità (ossimoro per eccellenza...) in ragione del proprio ed esclusivo tornaconto politico.
😏 Un mondo di ipocriti apPUNTO!


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ℹ️​ Questo post, inserito con colpevole ritardo in un blocco ormai corposo di articoli e post a tema, rappresenta il mio battesimo nel mondo del web, assegnandomi una sorta di "civico" che inserirà ufficialmente questo progetto editoriale nella giungla della Web Communication
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