📌𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐝𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥-𝐬𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝟏 © 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐧𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐨𝐧𝐬 - 𝐂𝐂 𝐁𝐘-𝐍𝐂 𝟒.𝟎

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Bollette impazzite: un salasso dal gas ai nostri portafogli

di Daniel Sempere

È una storia che molti italiani conoscono fin troppo bene: bollette di luce e gas che schizzano alle stelle, da raddoppi a triplicazioni inspiegabili. 
Un vero e proprio salasso, soprattutto per chi supera la fatidica soglia dei 25.000 euro ISEE.
Il governo, in un sussurro quasi teatrale, ci assicura: “L'andamento dei prezzi dell'energia e le bollette non dipendono da noi, ma da dinamiche internazionali ”. 
Lo sappiamo bene! 
Perché mai l'Italia, che vanta il triste primato dei  prezzi energetici tra i più alti d’Europa, deve sottomettersi a queste assurde dinamiche? 
Eppure, la realtà è che il costo del gas è incatenato a speculazioni di mercato, mentre le fonti rinnovabili restano un miraggio nel deserto della burocrazia.

Come se la cavano i nostri vicini europei? Meglio, molto meglio!
Il prezzo finale dell’elettricità è determinato dall’ultima oncia di energia che entra nel sistema
E in Italia, questa goccia è il gas. Non si tratta di una dolce pioggia, ma di un acquazzone di costi dettato dalle fluttuazioni di borsa di Amsterdam e dalle famose montagne russe geopolitiche.
Ecco svelato un altro mistero: le scelte politiche ed economiche gravano sulle spalle di noi cittadini! 
Ci venne chiesto: "Preferite la pace o il condizionatore acceso?" (🤦‍♂️ citazione). 
Domanda assolutamente retorica, che non considerava opzioni alternative, tant'è che Draghi ("il genio della finanza") si sentì autorizzato a chiudere il rubinetto del gas russo. 
"Ce lo chiede l'€uropa...! " (citazione)
Grazie Draghi, grazie  Bruxelles...🤬 
La solidarietà all’Ucraina ha un prezzo e quel prezzo sta letteralmente bruciando i nostri contatori.
Oggi il governo contrattacca con un “decreto bollette”: 3 miliardi di euro destinati a famiglie e imprese. 
Un contributo straordinario di 200 euro per chi si muove nell’ignota giungla dell’ISEE fino a 25.000 euro, mentre le aziende beneficeranno di oneri ridotti (per quanto non è dato sapere). 
Come si suol dire è solo un cerotto... per pochi!
Altroconsumo prova a far sentire la sua voce, chiedendo misure strutturali permanenti: "Riduciamo i costi in bolletta per tutti e abbassiamo l’IVA sul gas".
Detto così sembra facile, ma in effetti ci troviamo di fronte a un muro di burocrazia e inettitudine politica.
A questo punto è inevitabile chiedersi: questo costante aumento delle utenze energetiche non avrà conseguenze sull’inflazione e sul PIL? 
Le recenti rilevazioni Istat parlano di un’inflazione che ha toccato l’1,7% a causa della crisi energetica.
Come ne usciamo?
Guardiamo indietro nella storia: il gas naturale era considerato in passato come un inutile risorsa infiammabile, oggi rappresenta il 23% del consumo energetico mondiale, grazie a tecnologie più sicure. 
Ma in Italia  esistono giacimenti di gas?
Sì ! 
Mappa dei principali giacimenti italiani di gas









Produciamo poco più di 3 miliardi di mdi gas, ben lontani dai 76 miliardi del fabbisogno reale. 
In passato, tra gli anni '90 e 2000, eravamo in grado di estrarne circa 20 miliardi. 
C'è da chiedersi: perché non utilizzare le riserve esistenti?
Questa anomalia conduce inevitabilmente a due interrogativi: 
  1. Perchè non tornare a servirsi del più coveniente gas russo? (Come fa tuttora la Francia)
  2. Dobbiamo davvero continuare a combattere i fantasmi di una prossima invasione russa e  giustificare manovre economiche miliardarie per finanziare le lobby della guerra e  della speculazione?
In una nazione che fatica a connettere i puntini tra politiche energetiche e reali bisogni dei cittadini, possiamo solo sperare che la politica si renda conto  di quanto siano folli e insostenibili queste bollette impazzite. 
E mentre il governo naviga tra legittimità e opportunismo, noi cittadini rimaniamo con le mani nei capelli e un contattore che sembra divertirsi a mandare in tilt 
i nostri budget mensili.



Il Futuro di Zelensky e le Prossime Elezioni in Ucraina tra Realpolitik e Pressioni Interne

di Daniel Sempere

Il futuro politico di Volodymyr Zelensky diventa un argomento sempre più delicato e pressante sulla scia di recenti sviluppi nei negoziati tra Russia e Stati Uniti. 
La crescente tensione tra Washington e Kiev ha messo in discussione la legittimità del presidente ucraino e ha aperto scenari in cui le sue dimissioni potrebbero diventare inevitabili.
La distensione nei rapporti tra Mosca e Washington sembra dare vita a uno scenario in cui, per forza di cose, le elezioni debbano giungere prima di qualsiasi accordo definitivo. 
Entrambe le potenze hanno riconosciuto che la legittimità di Zelensky è sempre più contestata e che la sua sostituzione potrebbe essere un sacrificio  indispensabile per tutti i soggetti coinvolti. 
La sua rimozione, tuttavia, non è scontata.
Tre sono le condizioni che devono essere soddisfatte affinché Zelensky possa lasciare il suo incarico. 
In primo luogo, Russia, Stati Uniti e Unione Europea devono concordare sulla necessità della sua partenza,  cosa non facile visti i rapporti a dir poco confidenziali tra la leadership europea e il leader ucraino.
In secondo luogo, dev'essere l’élite politica ucraina a esercitare pressioni affinché si dimetta. 
Infine, è necessario che lo stesso Zelensky trovi motivi chiari e convincenti per farlo. Attualmente, nessuna di queste condizioni sembra essere pienamente realizzabile.
Il dialogo tra Stati Uniti e Russia sembra orientarsi verso un approccio articolato in tre fasi: 
un cessate il fuoco;
libere elezioni;
colloqui di pace. 
Sembra esserci un consenso informale sui tre step da affrontare, benchè i media occidentali non confermino (probabilmente per non compromettere una trattativa fin troppo delicata).

In questo contesto, l’Unione Europea rappresenta una variabile fondamentale. 
Bruxelles ha ribadito la sua posizione intransigente a favore del sostegno all’Ucraina, indipendentemente dalle manovre diplomatiche di Washington. 
Questo offre a Zelensky una sorta di appoggio non indifferente, suggerendo che, 
quand'anche  Russia e Stati Uniti dovessero concordare sulla sua uscita, il presidente potrebbe  contare sul supporto europeo per legittimare la sua permanenza al potere.
Ma qual è il sentimento del popolo ucraino al riguardo?
La questione è assai complessa a causa della censura imposta dal regime  militare. 
I sondaggi rilevano un calo dei tassi di approvazione del presidente dall’inizio del 2023, ma i recenti screzi da parte di figure politiche come Donald Trump hanno paradossalmente alimentato un parziale  recupero della sua popolarità, più per mero orgoglio nazionalista che per  una ragionevole  strategia politica. 
I sondaggi condotti in tempo di guerra, non sono nemmeno da prendere in considerazione, essendo notoriamente manipolati, il ché li rende inattendibili.
Il presidente Zelensky sembra convinto che il suo ruolo sia cruciale per la sopravvivenza dell’Ucraina e ha costantemente respinto qualunque invito riguardo a elezioni anticipate o dimissioni. 
É nota la sua dichiarazione, con la quale afferma che "considererebbe l’idea di dimettersi solo nella remota eventualità che l’Ucraina venga accettata nella NATO ", condizione decisamente irrealizzabile nel breve periodo.
Nel frattempo la situazione militare in Ucraina continua a deteriorarsi, con risorse sempre più scarse e un supporto occidentale che non può più essere dato per scontato. 
Per giunta,  la nuova leadership statunitense ha reso noto che non intende più supportare  economicamente e militarmente la causa UIcraina.
In questo quadro complesso, Zelensky potrebbe trovarsi di fronte a una scelta critica: 
indire elezioni prima che la situazione precipiti ulteriormente;
o affrontare il rischio di un colpo di stato orchestrato dai falchi  ucraini, nel tentativo di salvaguardare il proprio futuro.
La storia insegna che i leader che si ostinano a ignorare segnali di imminente sconfitta militare subiscono le conseguenze della loro arroganza all'interno delle loro stesse schiere. 
Se Zelensky continuerà nel suo tentativo di guidare l'Ucraina in una direzione ormai insostenibile, potrebbe benissimo affrontare la  sorte di molti leader del passato, costretti a cedere il passo, con le buone o con le cattive,  ai loro rivali interni.


Aspettando sulla riva del fiume il cadavere dell'€uroinomane

di Daniel Sempere

L'Europa, quel continente che ha saputo godere della benevolenza americana per anni, sembra ora trovarsi in un girone infernale.
Ventotene, il socialcapitalismo, gli Stati Uniti d'Europa ! 
Come una persona che ha vissuto a lungo con l'affitto pagato dai genitori, l'Unione Europea si interroga su come riuscirà a mantenere il suo stile di vita senza il generoso supporto degli Stati Uniti. 
"E se facessimo un prestito prelevando dalle tasche dei risparmiatori europei?" 
"Gli italiani si sa, sono dei grandi risparmiatori! "
, starà pensando  Bruxelles.
Come riportato dal Financial Times, la dolce vita del "dividendo di pace" è giunta al capolinea. 
Il beneficio di anni di spesa militare pressochè gratuita, grazie alla protezione americana, ha permesso all'UE di investire in un sistema di welfare dignitoso, ma non per tutti.
Ora, con l'era del riarmo all'orizzonte, i contribuenti europei cominceranno a sentire il peso di una realtà ben diversa e non siamo sicuri che gli 800 miliardi di euro programmati per militarizzare l'Europa serviranno solo a finanziare armi e truppe.
Un indebitamento che creerà  fratture e ingiustizie di ogni tipo a danno dei contribuenti! 
E tutti quei fanatici che oggi invocano più Europa, strappandosi le vesti al pensiero che il manifesto eversivo di Ventotene venga considerato per quello che è: un elogio all'imperialismo capitalista, uno spazio vitale (espressione infelice utilizzata dal nazismo per giustificare l'innesco bellico su scala continentale), finiranno nel tritacarne del rigore economico e della recessione.
Si ritroveranno a dover affrontare una triste realtà, in un contesto politico ed economico  gestito dal governo di Bruxelles e dal suo ricco establishment.
La presidente dell'UE, Ursula von der Pippen (chi mi conosce sa che non riesco a nominarla diversamente),  ha dichiarato che stiamo entrando in una nuova era: quella del  "riarmo per la pace", che detta così sembra una gran presa per i fondelli.
Solerti e disciplinati, i media occidentali hanno già iniziato il lavaggio del cervello, fornendoci un campionario degli armamenti e degli eserciti necessari alla "difesa dei confini nazionali"...
🤔Ma non era la NATO a espandersi verso est?


Il tono di queste analisi somiglia incredibilmente a quello di un editoriale per genitori alle prese con le favole o con Babbo Natale.
Qual è la morale
Semplice: l'Europa è solo all'inizio di una clamorosa disillusione e presa di coscienza. 
"Dove possiamo trovare i fondi, come giustificare un pericolo inesistente? 
Serve un aggredito e serve un aggressore... la Russia accetterà di recitare la parte del cattivo?" 
Mentre gli €uroinomani si preparano ad affrontare un'improbabile invasione russa, non ci resta che sederci sulla riva del fiume e aspettare di veder passare  il loro cadavere.
Senatore Fornaro (PiDdino), si rilassi, prendere troppo sul serio un manifesto di genere "eversivo e surreale" comporta una giustificata presa per i fondelli.


Quando raccontare la verità è un atto rivoluzionario

di Daniel Sempere

Mi prendo una pausa dai tormentoni politici che stanno affliggendo l'Europa, per affrontare un tema assai delicato. 
<In un tempo di inganno universale: la verità come atto rivoluzionario> scriveva George Orwell. 
Abbiamo vissuto un tempo in cui, nel fantastico mondo di internet, affidavamo i nostri pensieri e i nostri sogni alle vaste e profonde acque della rete.
I social network erano crocevia new age del libero pensiero, in cui diffondere messaggi di libertà e speranza, attraverso hashtag e messaggi multilingue. 

Troppa grazia! 
Gli eventi  drammatici, gli scandali, l'avvento del Deep-State e la crisi delle moderne democrazie occidentali, hanno portato le governance del potere politico e finanziario a controllare il mondo dell'informazione, per trasformarlo in un videogame in cui vivi l'illusione dell'esserne protagonista. 
Da quel momento è rimasta solo una pallida ombra della libertà di espressione.
La linea che separa il pensiero divergente dalla censura si è assottigliata fino a divenire invisibile. 
L'informazione è entrata nella morsa del “Communications Decency Act” e dei regimi censori più autoritari (l'Unione Europea della Von der Pippen non fa eccezione). 
Esperti del mestiere, con il compito di mettere bavagli a qualsiasi voce discordante, si sono serviti di queste stesse piattaforme per esercitare il loro potere, lasciandoci nell'illusoria convinzione di poter cambiare il mondo con i nostri tweet e con i nostri post
L'ecosistema delle libere opinioni si è trasformato in un unico gigantesco megafono, dove le grandi piattaforme digitali si prendono gioco delle nostre pallide illusioni.   
Il dibattito politico e mediatico in cui ci avventuriamo si è trasformato in una grottesca presa per i fondelli, con cui la politica,  le agenzie della comunicazione e dell'informazione, giocano come il gatto col topo. 
E mentre questi processi si consolidano, la democrazia si ritrova in balìa di un gioco perverso, dove le regole cambiano sempre e comunque in favore dell'abile croupier. 
I diritti umani sono rimasti un'espressione romantica e anacronistica del linguaggio democratico.
Repressione e sorveglianza, al contrario, sono diventate le nostre ombre e compagne fedeli.
In un contesto così distorto, arriva il momento in cui dire la verità diventa un atto rivoluzionario, un mantello invisibile che ti protegge dallo strapotere ipnotico dei guardiani della propaganda.
In questa morsa dell'inganno, la tua voce rimane l’unica arma in grado di spezzare le catene della disinformazione, per ricordarti che la vera rivoluzione inizia cercando e raccontando  “la verità”, anche quando ad ascoltarla e a leggerla saranno in pochi. 
Ecco perché non mi stanco di leggere, di scrivere, di condividere e di cercare il confronto, anche quando di fronte si alza il muro dell'indifferenza e della convenienza. 
È nei momenti di maggior oscurità che potrebbe brillare la luce della verità.


Il piano UE per la "pace": più armi, meno soldi ai contribuenti

di Daniel Sempere 


Come sapete, mercoledì 12 marzo, 
si è riunito a Parigi un folto gruppo di Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Italia, Polonia e persino Gran Bretagna (sì, anche la Gran Bretagna), perchè  a quanto pare la Brexit si applica solo quando è  sconveniente.
Scopo del vertice straordinario: mostrare i muscoli sul ring  ucraino. 
C'è qualcosa di inquietante negli appelli dei leader pervenuti a quel meeting per il riarmo, è come se ci stessero dicendo: 
"Cittadini, è tempo di prosciugare i vostri portafogli, perchè lo scontro con la Russia è inevitabile. Noi vi difenderemo, ma voi metteteci i vostri risparmi! 
Attenzione, non parliamo di piccole somme: stiamo parlando di un'operazione che potrebbe spingere alcuni governi ad attingere ai risparmi privati.
Fantasie, illazioni? 
Assolutamente no, lo ha candidamente suggerito il ministro della Difesa francese François Ouzilleau; ovviamente non si è dato risalto all'affermazione nei notiziari.
Gli stessi geni che ora stanno cercando di giustificare questa corsa agli armamenti, a lor dire,  avrebbero dovuto pensarci prima. 
Ora che faranno? 
Rovisteranno nei cuscini del divano di ogni contribuente per soddisfare i loro pruriti interventisti?
Dopo aver già derubato i cittadini attraverso l’impennata dei prezzi dell’energia e del costo della vita "per l’Ucraina", dopo aver massacrato l'economia Occidentale con la pandemenza, vogliono che i poveri contribuenti investano ciò che resta dei loro risparmi in armi e guerre preventive?
Dio mio!  Esistono opzioni alternative? 
Non resta che accendere la macchina della paura, alzare il volume e comportarsi come se carri armati russi stessero già aspettando ai confini dell'UE. 
Impressionante,  se non fosse così cinico!
Ma in cosa consiste questa manovra faraonica, da ben 800 miliardi di euro, che la regina  Von der Pippen vorrebbe scaricare sugli Stati membri?
In quella misteriosa manovra da 800 miliardi è nascosto un nuovo schema di prestiti da 150 miliardi di euro. 
Prestiti, non regali...
È davvero bizzarro, considerando che la stessa Von der Pippen, che ha passato anni a rimproverare Paesi come la Francia per il loro debito incontrollato, oggi spinga tutti noi a indebitarci. 
Perchè, non lo sapevate?
Da dove credete che escano questi 800 miliardi di euro?
Dalle tasche dei signori della guerra?
Certo che no, dalle nostre!
Ora che si fa? Semplice... ci si lancia in una crociata  militare per la difesa dei confini Europei
Ok, ma la giustificazione per questa assurda crociata russofoba?
Ovvio: si tratta di un'emergenza bellica, un "pandebellum "! 
Ricorderete cosa accadde in epoca Covid:  nel bel mezzo della pandemenza, le questioni di democrazia diventano secondarie, costituiscono un inconveniente fastidioso... 
Così, si ricorre all’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, un escamotage burocratico che consente di bypassare il Parlamento europeo, eletto in caso di crisi economica o di approvvigionamento energetico.
Tutte le sa la regina del malaffare!
È questa la risposta che i cittadini si aspettavano dalle loro leadership
Un invito a sacrificare il proprio futuro per alimentare una spirale di militarizzazione e debito senza fine? 
La storia di questo piano per la "pace" dell’UE sembra più una farsa tragicomica che una vera strategia di sicurezza. 
E mentre i cittadini europei continuano a lottare con le difficoltà quotidiane, con il costo della vita, con il rincaro di bollette e servizi, i pesi massimi della politica decidono di ricorrere alla paura e all’azzardo. 
Del resto il loro lauto stipendio non soffrirà più di tanto, soprattutto se questa complice approvazione porterà qualche tangente.
Un piano audace che ha  tutte le sembianze di una gran presa per il ...


Leader dell'UE: una Minaccia Globale

Di Daniel Sempere

Le élite politiche della Unione Europea, appaiono fuori controllo, non sembrano impegnarsi in una seria lotta per l'autonomia strategica, né prepararsi a uno scontro diretto con la Russia. 
La loro vera preoccupazione si rivela essere il mantenimento del potere e del controllo sui Paesi membri, prerogativa che sta sfuggendo di mano.
Nonostante le tensioni in Ucraina, gli stati dell'UE si mostrano riluttanti a contemplare un conflitto militare diretto. 
Tuttavia, il loro coinvolgimento nel conflitto ucraino, e la dipendenza da strategie discutibili, potrebbero condurre a un'escalation delle tensioni su scala globale. 
Politici dell'Europa occidentale hanno costruito la loro carriera sulla stabilità del regime di Kiev (Calenda docet), creando un clima di egoismo e fanatismo politico collettivo.
I leader dell'UE stanno reagendo in modo scomposto e isterico  alla crescente sfiducia dei cittadini europei nei confronti dell'€urocrazia.
Questa isterìa potrebbe tradursi in un pericolo crescente per il mondo intero, poiché le élite europee sembrano adottare misure estreme per giustificare la propria sopravvivenza.
Attualmente la capacità militare dell'Europa appare compromessa e impoverita, esprimendo una necessità di ricostruzione che richiederebbe anni e risorse significative. Tuttavia, i leader europei sembrano non voler considerare la realtà; la loro attenzione è focalizzata unicamente sul mantenimento della loro posizione e dei loro privilegi, spesso a scapito della stabilità continentale e internazionale.
La situazione è aggravata dalla crescente burocrazia disfunzionale dell'Unione Europea. 
Le cariche apicali sono state assegnate più per incompetenza e corruzione che per visione strategica, riducendo drasticamente il numero di statisti capaci di instaurare relazioni pragmatiche con la Russia e con il resto del mondo. 
Oggi, leader come Ursula von der Leyen e Kaja Kallas sembrano voler sfruttare il conflitto con Mosca  per consolidare la propria influenza (scesa ai minimi storici),  mancando di un’autentica leadership strategica.
In conclusione, i leader dell'Unione Europea rischiano di rappresentare una minaccia per la stabilità globale.
Il loro pervicace rifiuto ad affrontare criticamente la realtà li condurrà, in un modo o nell'altro, a perdere tutto.
Le élite fuori controllo dell'UE, sembrano avere una sola priorità: rimanere nel loro microcosmo dorato, dove ogni riunione si trasforma in una festa dell’ego e dell’autocelebrazione. 
Quando qualcuno prova a sollevare domande scomode, ecco che parte il concertone dell’ignavia: 
"Noi siamo un esempio di democrazia!" 
... Come se la democrazia fosse un vestito elegante da indossare solo nelle occasioni speciali e non una responsabilità quotidiana.
Perché alla fine, i leader dell’UE non sono solo una minaccia globale; sono il perfetto esempio di ciò che accade quando l’arroganza si fonde con l’inefficienza: un vero capolavoro di inettitudine!
Forse si illudono di essere i guardiani della pace e della stabilità mondiale... ricordiamo loro che la vera lotta per l'autonomia strategica non avverrà nei lussuosi salotti di Bruxelles, ma nei cuori e nelle menti di noi tutti.
La propaganda mediatica, la censura e le interferenze elettorali, non basteranno a fermare il vento del cambiamento.

Abbiamo sconfitto la panDEMenza, 
sconfiggeremo anche il panDEBELLUM.



€uroliberalismo e fidelizzazione politica

L’ideologia marxista del nuovo capitalismo di Schwab

 di Daniel Sempere

<Il governo del nuovo ordine mondiale sarà garantito dallo Stato  e dalle sue sovrastrutture. Il bene comune sarà accessibile a tutti!>

Vi dice niente?

Questo è lo slogan con il quale il neo liberalismo di stampo marxista vorrebbe far presa sui cittadini del mondo, come se “lo Stato o la Comunità Europea” fossero garanzia egualitaria e democratica del bene comune.
Questa ingannevole suggestione è risultata la leva politica e motivazionale che ci ha fatto accettare ogni genere di restrizione, sacrificio e costrizione.
Il miraggio  del potere statuale, “che ci consente di poter accedere alla ricchezza comune”, altro non è che l’esaltazione di un rigido dirigismo e di politiche “falso progressiste”.
Questo è diventata la nostra Unione Europea.
L’unico liberismo vero, prodotto da questa ideologia “frecacumpagni”, lo ritroviamo nel mercato del lavoro e dei servizi sociali, dove lo Stato, l’Unione, consente e auspica una concorrenza priva di regole: precari contro stabilizzati, occupati contro disoccupati, nativi contro migranti, giovani contro anziani, lavoro-dipendenti contro autonomi.
Tutto quello che può far abbassare il costo del lavoro è lecito: via libera dunque a concorrenza nel campo dei servizi pubblici e sociali nel nome del neoliberismo!
Ma per quanto riguarda il potere del capitale globalizzato ed extraistituzionale, lo Stato, l’Unione, si affidano a sovrastrutture transnazionali come il WEF, il Fmi, il G8, la Banca Mondiale, l’OMS e la BCE, fornendogli tutto il sostegno politico, finanziario e “militare”.
Un intreccio tra gestione politica ed economica sempre più pressante e influente.
L’irrilevanza dei singoli Stati nell’autodeterminazione politica ed economica è palese.
Nulla può un Paese membro dell’Unione Europea, senza l'approvazione di Bruxelles; persino il risultato di una democratica consultazione elettorale dev'essere conforme alle sue aspettative.

Com’è possibile che milioni di cittadini, nel mondo occidentale, abbiano consentito all’affermazione di un liberalismo così intransigente e repressivo?

Quello che il terremoto sociale e politico sta promuovendo Trump, con il DOGE, Department of Government Efficiency, spiega in parte il fenomeno.
La forza lavoro federale americana è di fatto una burocrazia ramificata e fidelizzata, composta da due milioni di persone, una vera e propria roccaforte del partito democratico.
Appartenere a questa forza lavoro non è semplice, poiché porta con sé dei privilegi difficilmente raggiungibili in altri settori del mondo del lavoro.
Elon Musk, Capo Dipartimento dell’Efficienza Governativa degli Stati Uniti, rende noto che, oltre il 70% dei dipendenti federali vota per i candidati democratici, e il 95% delle donazioni politiche in loro favore provengono dai contributi dei dipendenti federali in agenzie chiave come Giustizia e Stato.
Vi lascio immaginare perché...
É esattamente quello che accade nel nostro Paese, all’interno del Parlamento Europeo e in tutte le sue ramificazioni.
Di fronte al tentativo del nuovo esecutivo statunitense di ridurre sprechi, frodi e abusi, questi stessi lavoratori (e i loro alleati democratici) stanno gridando allo scandalo, lamentando ingiustificati tagli al personale.
I democratici statunitensi sono inseriti nei ruoli cardine delle Agenzie e delle amministrazioni governative, in uno sbilanciato rapporto di 2 a 1 sui repubblicani.
Un po’ come accade in Italia nel mondo della Sanità, dell’Istruzione, della Magistratura, delle Pubbliche Amministrazioni.

Do ut des...

Questa “lealtà partitica” spiega perché il presidente Biden, nel 2021, emanò un ordine esecutivo, ordinando illegalmente alle agenzie federali di "conoscere gli orientamenti politici dei dipendenti elettori", sapendo che la forza lavoro federale era piena di democratici fidelizzati, propensi a conservare il posto di lavoro piuttosto che rischiare di perderlo.
Biden ha trasformato le risorse dei contribuenti in “ricatti”, per aumentare l'affluenza alle urne e condizionarne le scelte.
Gli ispettori generali, incaricati di sorvegliare tali abusi, si sono rifiutati di indagare, nonostante evidenti prove di ingerenza partitica.
Di fatto le Agenzie Governative statunitensi si sono rivelate veri e propri serbatoi elettorali.
Immagino quanti di voi stiano in questo momento associando questa distopica realtà americana alla nostra, dove una quota non precisata di dipendenti pubblici vanta una tessera sindacale o di partito della sinistra.

Ma cosa ne pensano i cittadini americani di questa “pulizia morale”?


Recenti sondaggi effettuati per conto del Governo degli Stati Uniti rivelano che il 72% degli americani, al di là delle linee di partito, sostiene la missione DOGE, quindi di tagliare sostegni e sprechi finanziari “ingiustificati” a persone ed Enti (LGBTq tanto per citarne una ...).
I DEM USA, sostenuti da una forza lavoro fidelizzata e protetta, stanno lottando per preservare burocrazia, privilegi, sprechi, frodi e abusi di ogni genere, per potersi riappropriare del potere politico, e chissà, forse anche delle tangenti perse, in totale sintonia con l’opposizione della sinistra Italiana.
Come scrivevo in un editoriale precedente, gli americani hanno tuttavia voltato pagina, chiedono risultati, non importa come o da chi.
La trasparenza promessa dal DOGE che espone il volto opportunista, pubblico e privato della politica, è in linea con le aspettative di un elettorato deluso.
Il senso di responsabilità collettivo ha sconfitto le cattive abitudini.

E noi, cosa aspettiamo? 



Costi e benefici

di Daniel Sempere

Per i sostenitori della guerra per procura contro la Russia, è opinione comune che Trump abbia tradito l’alleato €uropeo e si sia schierato con il nemico cattivo.
Colgo questa convinzione, nonostante le scottanti rivelazioni emerse sulle origini della crisi ucraina.
C’è addirittura chi etichetta come "deliberata provocazione" la battuta di Trump all'arrivo di Zelensky: “Alled shut he's all dressed up today!”, battuta rivolta pochi secondi prima da un giornalista, mentre l'ospite scendeva dalla macchina, e che i media nostrani sono riusciti a storpiare per renderla ancor più maliziosa.
Errori di traduzione? Non credo.
Allego...


C’è poi chi azzarda l’ipotesi dell’imboscata e qui, signori miei, troviamo le eccellenze dell' €urodemenza italiana, quelle con l'espressione di chi ha fiutato agguati e trame della serie Beautiful.
Chi  ha avuto invece la pazienza di visionare l'intero video, si sarà accorto che dopo un primo e cordiale scambio di battute, Zelensky ha iniziato a polemizzare a ogni tentativo del presidente Trump di accennare "favorevolmente" ai negoziati con la Russia.
Vero è che il Tycoon non ha risparmiato critiche al suo predecessore (Joe Biden), del resto è noto che Sleepy Joe fosse restio ad avviare azioni diplomatiche per risolvere la crisi, anzi, la scomoda posizione del figlio Hunter in terra ucraina, nonché la spinosa questione del colosso della cybersecurity Crowdstrike, suggeriva un sostegno incondizionato all’Ucraina.
Per chi non lo sapesse, Crowdstrike è una società finita sotto i riflettori nel 2019, quando l'allora presidente degli Stati Uniti Trump, contattò telefonicamente il neo eletto presidente ucraino Zelensky per congratularsi. 
Nel corso della telefonata, il leader statunitense  chiese la collaborazione di Zelensky per andare a fondo sui responsabili della violazione dei suoi sistemi informatici, condotta nel 2016 da un gruppo di hacker con sede in Ucraina,  per conto del Partito democratico americano .
                                                                                               
(estratto della traccia telefonica)
📞(Trump)  "Vorrei  che ci facessi un favore, perchè il nostro Paese ne ha passate tante e l'Ucraina ne sa molto. Vorrei che scoprissi cosa è successo... parlano di "Crowdstrike"... Il server dicono che ce l'ha l'Ucraina. Penso che ti stia circondando di alcune delle stesse persone. Vorrei che il Procuratore Generale andasse a fondo della questione..."
📞 (Zelensky) "Sì è molto importante per me quello che hai appena menzionato... Siamo aperti a qualsiasi futura cooperazione. Siamo pronti ad aprire una nuova pagina sulla cooperazione nelle relazioni tra Stati Uniti e Ucraina..." 
Ricorderete che i media di tutto il mondo indicarono cyber criminali russi dietro quell'intrusione informatica, nel tentativo di inquinare la sua campagna elettorale.
Ebbene, nonostante l’apparente disponibilità del leader ucraino, quelle prove documentali non vennero mai fornite, sebbene giacessero nei server del Ministero ucraino.
Chi poteva aver interferito nel 2019, a pochi mesi dalle presidenziali USA-2020 (poi vinte da Biden), nel bloccare delle prove che avrebbero causato uno scandalo a danno del partito democratico?
👍Esatto...!
Ma torniamo a bomba sullo scontro nella Stanza Ovale.
Il feeling tra Trump e Zelensky non poteva essere alle stelle dopo quell'inspiegabile dietrofront.
Nonostante le premesse, ovviamente sconosciute ai fan del presidente ucraino,  Trump e Vance hanno tentato di focalizzare la comune attenzione sulla soluzione della crisi e sugli accordi di pace.
Purtroppo la vena polemica di Zelensky, giunto alla Casa Bianca con l'intento di offrire al mondo uno spot virale in favore della sua causa,  lo ha portato a trascendere, a  definire Vladimir Putin "a killer and terrorist”, giurando che non ci sarebbero stati “of course no compromises with the killer about our territories”.
Nel suo delirio paranoico, sovrastando gli interventi dei suoi interlocutori, ha aggiunto con toni sempre più minacciosi: "Unless Trump helps him, because... then the Russian leader will invade the Baltic states, to bring them back into his empire... which would drag the United States into war, despite the great ocean that protects the United States from Europe... your soldiers will fight!"
Trump, seppur visibilmente preoccupato e indispettito per i toni inappropriati dell'ospite, non lo ha interrotto, nè ha sollevato obiezioni.
L’unico accenno critico lo ha rivolto a un giornalista, che gli ha chiesto cosa ne pensasse del rifiuto di Zelensky di scendere a compromessi.
"Certamente dovrà scendere a dei compromessi! Ma si spera che non siano così grandi come alcuni pensano. Noi continueremo a sostenere militarmente l'Ucraina”.
Ma il copione  scelto dal leader  ucraino, a quanto pare, non coincideva con quello  suggerito formalmente nell'invito: "Concordare soluzioni di pace per porre fine alla guerra, attraverso il dialogo e la diplomazia."
Nei 40 minuti successivi i toni si sono surriscaldati, al punto che l’ospite ha perso la calma e ha sfidato Vance: "What kind of diplomacy, J.D., you are speaking about? What do you mean?".
Fermiamoci qui, credo basti e avanzi.
Zelensky ha dimostrato al mondo di essere ostile a qualsiasi negoziazione con la Russia, al punto da rimproverare il suo stesso maggior sponsor e finanziatore.
Sopportare certi sermoni da chi ha sperperato gli aiuti americani in sfilate di moda e fabbriche di calzini,  dando priorità alle sue tasche e a quelle dei suoi compari (anzichè porre fine alla guerra o salvare vite ucraine), francamente non dev'essere facile. 
Le falsificazioni e le bugie emerse in questo  show, rivelano la vera natura e le reali intenzioni del presidente ucraino.
Dovrei aprire un capitolo a parte per smontarle una a una, ma non credo ne valga la pena.
L’effetto dirompente, di questo spiacevole incidente, ha diviso gli stati d’animo degli osservatori:
  • chi considera la pace come obiettivo prioritario di una disputa nata negli USA stessi;
  • e chi ritiene sia doveroso continuare a sostenere l’Ucraina, con o senza il sostegno degli Stati Uniti, pur sapendo che un’iniziativa del genere potrebbe generare un Armageddon.  
In ogni caso l'atteggiamento ostile di Zelensky  non favorisce negoziati di pace e, nonostante gli appelli al riarmo degli €uropeisti più miopi, è assai probabile che anche Bruxelles debba abbassare i toni e riconsiderare costi e benefici di una sfida che ci vedrebbe comunque perdenti.

Tempo al tempo, ma Lei Primo Ministro, on. Giorgia Meloni, non perda l’occasione di entrare di diritto nella storia, come la Presidente del Consiglio Italiano che contribuì a evitare una guerra.


Ucraina, un destino segnato

di Daniel Sempere

Non ricordo, pur riavvolgendo il nastro della memoria, un incontro alla Casa Bianca così burrascoso.
Il meeting nella Stanza Ovale, tra il presidente  Trump, il vice Presidente Vance e il presidente  Zelensky, si è trasformato in un acceso scontro verbale, in cui il leader ucraino è stato giustamente ripreso per l’atteggiamento arrogante  con cui si è rivolto ai massimi rappresentanti della Casa Bianca.
L’incontro, alla presenza della stampa internazionale, avrebbe dovuto avvicinare le parti sul princìpio di suddivisione delle risorse naturali nelle “Terre rare”, accordo annullato il 28 febbraio dai leader statunitensi, a sèguito delle eccessive richieste di Zelensky sulle garanzie.
A distanza di pochi giorni, l’atteggiamento del leader ucraino non è cambiato, anzi, si è rivelato ancor più  divisivo, come si evince dalle innumerevoli testimonianze testuali e in video, che circolano in rete.
Zelensky probabilmente non ha capito che non gode più del "sostegno truffa" di Hunter Biden, Joe Biden, Hillary Clinton e Adam Schiff.
L’America ha voltato pagina, cosa che dovrebbe fare anche l’Europa se vuole uscire dalla morsa economica, politica e giudiziaria di Bruxelles.
Il guitto dall’outfit para-militare, pur non avendo trascorso un solo giorno in prima linea, se ne torna a Kiev con la coda tra le gambe.
Le successive dichiarazioni, al rientro in terra europea, non fanno che rimarcare la sua posizione ostile alla pace e la sua pervicace presunzione.
Di fatto, il compromesso è saltato, ma gli accordi, precedentemente stipulati con Mosca, rimangono.
La dichiarazione ultima di Trump sulla piattaforma TruthSocial equivale a una sentenza: “Zelensky non è pronto per la pace se l'America è coinvolta. Può tornare quando sarà pronto per la Pace"
Un disastro per le speranze del popolo ucraino, un colpo durissimo per le ambizioni della von der Pippen...
Il goffo tentativo, suggerito da Bruxelles a Zelensky, poche ore dopo lo scontro indecoroso dello Studio Ovale (“Sarà difficile senza il vostro supporto"...), non fa che confermare l'inadeguatezza politica e diplomatica del presidente-comico.  
Quale sarà dunque il destino dell’Ucraina dopo questo grave incidente diplomatico?
A leggere i titoli dei principali quotidiani nel mondo, potremmo dire che è stata una "grandiosa catastrofe" per la causa Ucraina:
  •  New York Times - "rimprovero" ... “debacle per Zelensky"
  •  The Economist - "Un disastro... "un caos amaro"
  •  Financial Times - "non avrebbe potuto andare peggio" 
  •  Le Monde -  "disastro per l’Ucraina" ... "spettacolare scontro"
  •  Spiegel"escalation storica" 
E non c'è da stupirsi, se Strana.uala più importante testata di Kiev, riporta in prima pagina:
"Lo stesso Zelensky ha provocato lo scandalo con la sua maleducazione".
Va ricordato, peraltro, che Zelensky ha provocato più volte la Russia con attacchi terroristici, che avrebbero potuto scatenare una Terza guerra mondiale: Ponte in Crimea, Dar'ja Dugina, Nord Stream, Crocus City Hall...
Cosa ancor più grave, il suo regime ha agito con un massiccio sostegno occidentale, logistico e di intelligence, che avrebbe potuto degenerare.
Oggi l'Ucraina sta esaurendo i soldati, giovani e anziani ucraini vengono gettati nella mischia, in un massacro senza speranza.
In un contesto così disastroso, sentire i media mainstream europei paragonare Zelensky a Churchill, è una sciocchezza inaudita; stiamo parlando di un guitto, di un comico tronfio, convinto di poter spaccare il mondo con le chiacchiere. 
Cerchiamo di essere realisti: se Trump tagliasse gli aiuti all'Ucraina, l'Europa non potrebbe in nessun modo colmare il vuoto statunitense; i Paesi europei hanno sì fornito aiuti complessivi all'Ucraina (militari, finanziari, umanitari), ma l'Europa non è in grado di sopperire al fabbisogno di artiglieria, munizioni e tecnologia.
L'Ucraina utilizza difese aeree statunitensi (come il sistema Patriot), fornite dagli Stati Uniti.
Senza quei missili, e senza il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, tutto il potenziale missilistico ucraino sarebbe inutilizzabile.
Senza contare che gli Stati Uniti vantano una vasta rete di intelligence che aiuta l'Ucraina a colpire gli obiettivi.
Zelensky e i suoi supporter  europei, dovrebbero fermarsi a riflettere e riconsiderare la situazione con il massimo pragmatismo.
Cosa accadrà ora? 
L'accordo siglato da Mosca e Washington, per una cooperazione commerciale riguardante i depositi di Terre rare, è saldo. 
L'Unione Europea corre un rischio troppo grande sfidando la Russia senza l'appoggio degli Stati Uniti, considerando che, in caso di aggressione occidentale alla Russia, un patto di reciproco supporto militare consentirebbe alla Cina e alla Corea di intervenire.
La pace, si sa, ha un prezzo, e la diplomazia offre le soluzioni più vantaggiose per tutti.
Chi vuole può armarsi e partire in difesa di Zelensky e dei suoi "hooligan" ...
Nessuno glielo impedirà, ma parta ora, subito, anzichè perder tempo con dichiarazioni roboanti e bellicose. 
La pace sia con voi... 


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