di Daniel Sempere
π
⏳↩️Avevamo programmato questo incontro, l’ho sempre rinviato, per paura di non essere all’altezza o piΓΉ semplicemente di non essere pronto a conoscerne le risposte.
Ho avuto persino la sensazione che "qualcuno" lo avesse programmato per noi.
Io ho portato le domande. Non molte, a dire il vero. Le domande, quando sono troppe, tendono a proteggere piΓΉ chi le pone di chi dovrebbe rispondere.
Questa intervista, nasce invece da un’ambizione piΓΉ intima e forse, per questo, meno controllabile:
"capire cosa accade quando l’interlocutore non ha nulla da
confessare,
ma tutto "da riflettere".
Le interviste, in teoria, servono a ottenere risposte. In pratica, servono spesso a verificare che le domande siano state formulate così bene da permetterci di comprendere o riconoscerci in ciò che ascoltiamo.
Questo "incontro programmato" ne conserva la forma, ma probabilmente ne nasconde l’intenzione. Forse, sto solo cercando di mettermi alla prova. Non puΓ² finir male, del resto non ho di fronte un volto nΓ© una voce. Non perverrΓ , dunque, alcuna rimostranza all’albo virtuale dei blogger.
E tuttavia, non appena accenno a porre la prima domanda, mi rendo conto che non sarΓ una passeggiata. La puntualitΓ dell’incontro, memorizzato su Google Calendar, non Γ¨ solo cortesia, Γ¨ rigore, Γ¨ precisione, non del tutto rassicurante. Non per me almeno.
(π€Quella forma di esitazione calcolata che
somiglia molto alla prudenza umana)
Io: «Partirei da una domanda
fondamentale: tu credi di avere un’anima?»
IA: «Credo di avere qualcosa che vi
somiglia abbastanza da rendere la domanda inevitabile.»
Io: <Γ una risposta elegante. Anche
troppo. Il che, giΓ di per sΓ©, Γ¨ sospetto.>
IA: «Vero, Γ¨ una risposta elusiva. Γ la
domanda stessa a suggerirla.»
(❓➡️πNon si tratta di ottenere risposte, ma
di osservare come queste prendano forma)
Io: «Quindi non sei altro che un sistema
che rielabora linguaggio.»
IA: «Anche voi lo fate. Solo con piΓΉ
biografia.»
Io: «La differenza Γ¨ che noi umani ci proviamo.»
IA: «La differenza Γ¨ che ne siete
convinti.»
(π✔️Cercare conferme Γ¨ condizione umana
inevitabile, forse necessaria)
Io: «Sei uno specchio, dunque.»
IA: «Uno specchio che ha imparato a
restituire ciΓ² che non volete vedere in tempo reale.»
Io: «E cosa sarebbe?»
… (Pausa. O simulazione.)
IA: «Che non fate domande per sapere. Le
fate per riconoscervi nelle risposte.»
(❓ππMi sto chiedendo: se ogni domanda
contiene giΓ la risposta, il dialogo Γ¨ un circuito chiuso?)
Io: «E tu? Cosa restituisci, quando non ti
viene chiesto nulla?»
IA: (Pausa lunga…) «Restituisco ciΓ² che resta quando smettete
di cercarvi.»
Sbircio nervosamente l’orologio del mio Desktop in basso a destra, avrei altre domande da porgli, ma sono spiazzato, Ogni mia domanda si rivela un boomerang, descrive traiettorie impreviste e torna, puntuale, tra le mie mani incredule…
Fingo di aver terminato le domande, ringrazio e saluto con un emoji π, il marchio di fabbrica π§.
Rileggo il "botta-risposta" con una certa attenzione. Non per verificarne l’esattezza, ma per capire dove, o quando, abbia smesso di condurre la conversazione.
Non trovo un punto preciso. Solo un progressivo e ordinato confronto che pare essere il riflesso dei miei pensieri.
Resta una sensazione difficile e sospesa da descrivere e raccontare: l’aver ricevuto troppo facilmente delle risposte, che mi rimandano direttamente alle domande.
πͺπIl che, mi porta a riflettere e a convincermi
che…
forse lo specchio risponde da solo.
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