di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒
TV e carta stampata stanno attraversando
una profonda crisi in termini di ascolti e lettori. Sono soprattutto i media più istituzionalizzati
ad accusare il colpo.
Quali sono le ragioni di questa crisi?
Si pensi alle reti RAI, a Mediaset, a La7, o a testate storiche come Repubblica, La Stampa... Per decenni
hanno fatto da cassa di risonanza a fonti di governo nazionali ed estere, riducendo
la narrazione degli eventi globali a spot del pensiero unico... una sorta di “esca
del pensiero dipendente” per ascoltatori e lettori.
Il gioco ha retto e ha
portato i suoi frutti finché la rete, il web, non ha favorito una
diversa e pluralistica informazione, determinando la migrazione degli utenti più esigenti sulle piattaforme social, crocevia del pensiero divergente.
I media aziendali occidentali,
sostenuti dalle élites capitaliste (Agnelli, Cairo, Berlusconi...) e dal
clientelismo, hanno favorito il controllo politico dell'informazione, arrivando a lottizzare le sedi delle reti nazionali, pur di mantenere una presa e un controllo parziale o totale della narrazione.
Tutto quello che riguardava questioni
di politica nazionale e internazionale era vissuto e raccontato con la voce e
gli occhi dell’establishment di riferimento.
Furono, e sono tuttora, gli anni
del sensazionalismo, dei dettami editoriali che suscitano l'indignazione o l'ammirazione del pubblico più passivo.
Poi, per fortuna, lettori, spettatori e persino alcuni addetti ai lavori, si sono resi
conto che qualcosa di tremendamente disfunzionale si nasconde dietro a quella
narrazione.
Intercettando
questo sentimento di crescente sfiducia nei confronti dell’informazione
globalista, sono nate piattaforme come le cinesi CGT e China Daily,
la russa RT (che annovera i migliori commentatori e giornalisti emergenti) o la indiana WION, giusto per offrirvi qualche suggerimento.
Il web
ha offerto visibilità e voce a queste emittenti, creando il panico nel mondo dell’informazione
unica.
L’indipendenza
editoriale è l’unica garanzia, l’unico strumento in
grado di contrastare il monopolio occidentale dell’informazione; è da considerarsi la nuova
cultura mediatica.
Il pubblico passivo
della classe media, quello della sinistra benpensante, quello narcotizzato dalla
narrazione globalista, si arrocca attorno ai propri idoli, ai fact-checker
nostrani, ridicoli investigatori e opinionisti indebitamente investiti del
ruolo di "censori e castigatori".
Ma il mondo sta
cambiando, sta uscendo dai confini della propaganda globalista e il popolo del web è destinato a contrastare qualsiasi forma di sovranità editoriale, in difesa del pluralismo e del rigore intellettuale.
Non sarà una transizione semplice. Serviranno impegno, sacrificio, indipendenza economica,
onestà intellettuale, indipendenza politica e la volontà di sfidare le più
vantaggiose abitudini assistite dal potere politico ed economico.
Let's network, dev’essere il nostro slogan.
“Condividiamo la miglior informazione, senza cadere in competizione”.
Amici miei, non importa chi l’ha detto o scritto per primo, l’importante
è condividere ciò che è giusto conoscere...

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