di Daniel Sempere
Eppure, proprio in una società che accelera, essi continuano a rappresentare un ponte tra passato e presente: trasmettono valori, tradizioni e forme di conoscenza pratica che difficilmente si esauriscono nella sola dimensione economica. Resta allora aperta una domanda: come si è costruita questa percezione che tende a leggere la terza età come “peso” sociale ed economico?
Una parte della risposta viene spesso ricondotta a dinamiche demografiche. Nei Paesi più sviluppati si vive più a lungo e si fanno meno figli: il rapporto tra popolazione inattiva e attiva si modifica, e i sistemi di welfare vengono sottoposti a nuove tensioni. È in questo contesto che l’anziano può essere progressivamente ricondotto alla categoria del “costo”, almeno nel linguaggio del dibattito pubblico. Ma questa lettura appare solo parziale. In un modello economico fortemente orientato alla produttività e alla velocità, il valore tende talvolta a essere associato alla capacità di generare reddito. È qui che si apre uno spazio interpretativo delicato, in cui il rischio è quello di ridurre la complessità dell’esperienza umana a una sola dimensione misurabile.
Parallelamente, la trasformazione della famiglia ha segnato un solco profondo. La progressiva diversificazione dei nuclei familiari ha rimpicciolito lo spazio fisico e simbolico della convivenza: l’anziano è stato gradualmente sospinto fuori dall’uscio di casa.
👴🏠➡️📱💬In questo processo, il "nonno in casa", figura centrale nella gestione quotidiana e affettiva, si è trasformato troppo spesso in una "voce o messaggio al telefono".
Un contatto intermittente che, pur mantenendo il legame, sancisce una distanza: l'esperienza non è più un lievito quotidiano, ma un reperto da consultare a distanza.
Questa distanza fisica alimenta un paradosso tipico della nostra epoca. Se da un lato la demografia consegna alla terza età un peso politico senza precedenti, una vera e propria gerontocrazia del voto e della ricchezza accumulata, dall’altro questa "forza" istituzionale non si traduce in riconoscimento umano.
👴🗳️⚖️➡️👥👻Gli anziani sono giganti nelle urne, ma invisibili nelle strade, potenze elettorali che vivono la solitudine dei grandi numeri.
È qui che la narrazione del "costo" diventa miope. Nel dibattito contemporaneo sulle risorse collettive, la complessità dei sistemi di welfare viene spesso semplificata attraverso categorie economiche rigide. Eppure, se smettessimo di guardare solo i bilanci pubblici, vedremmo un’economia invisibile e sommersa: quella del sostegno intergenerazionale. Senza il tempo e il sacrificio di chi è già "uscito dal ciclo produttivo", il sistema dei più giovani crollerebbe sotto il peso di una cura (verso i nipoti, la casa, la comunità), che lo Stato non garantisce più.
Tuttavia, nella vita concreta delle famiglie, il contributo degli anziani rimane spesso determinante: nel volontariato, nella trasmissione informale di saperi, in quella rete silenziosa che tiene in piedi il tessuto sociale. Forse, più che cercare una sintesi definitiva, la questione invita a interrogarsi su come una società scelga di definire il valore: se attraverso la sola produttività, oppure attraverso una rete più ampia di relazioni, tempi e forme di presenza.
👴🪞⚖️🌍In questo senso, la terza età non appare tanto come un problema da risolvere, quanto come uno specchio attraverso cui osservare
le priorità implicite di una comunità.
#TerzaEtà #Welfare #Gerontocrazia
Daniel Sempere (nom de plume) è un osservatore delle dinamiche sociali e digitali. Analizza l’umanesimo nell'era del silicio per una platea internazionale tra Europa e Stati Uniti.

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