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ll Naufragio dei Legami: tra Schermi Ghiacciati e Sguardi Necessari

di Daniel Sempere

Quando ti trovi in una sala d’attesa d’ospedale, ti rendi conto di quanto siamo connessi con il mondo esterno e di quanto siamo distanti gli uni dagli altri. Tutti con lo smartphone tra le mani… Chi per ingannare l’attesa, chi per evitare lo sguardo dei presenti, chi per scrivere a parenti o amici per raccontare cosa sta vivendo. I piรน giovani sono velocissimi, scrivono a due mani, come se fossero appendici dello smartphone, i piรน anziani con gli occhiali calati sul naso, stentano a trovare caratteri speciali e bofonchiano mentre litigano con la tastiera.

Sono in pochi quelli che rivolgono uno sguardo ai presenti, che cercano un contatto visivo o un semplice cenno di solidarietร . L’attesa, spesso dolorosa, รจ l’unica nota concreta in un mondo iperconnesso. Nell’epicentro di uno spazio nato per offrire supporto emotivo e sociale ai pazienti e alle loro famiglie, non c’รจ traccia di umanitร . Solo i piรน anziani abbozzano qualche sguardo d’intesa, salvo poi ritirarlo per umana discrezione.

Quello che la storia dell’uomo ha costruito con somma fatica nel suo DNA, pare essere sostituito dagli algoritmi dei social network e delle piattaforme digitali. Algoritmi che probabilmente rispondono alle nostre ricerche, ai nostri bisogni, ma che non sono in grado di esprimere sentimenti di solidarietร , di rivolgere un sorriso, di tendere una mano a conforto in una corsia d’ospedale. Anche i gesti piรน naturali risultano poco spontanei, artificiosi.

Non รจ limite tecnologico, รจ limite umano, di chi codifica gesti e parole come se vivesse in un reality.

La nostra superficialitร  come scudo alle emozioni e ai sentimenti. Osservo: faccio parte anch’io di questo mondo virtuale? Provo a smarcarmi, abbozzo un’espressione solidale a una donna preoccupata, mi ritiro anch’io, temendo possa fraintendere o temendo di non essere pronto a scambiare due parole.

๐Ÿค” Cosa siamo diventati?
Questa innaturale mutazione genetica solleva in me un’infinitร  di interrogativi…
Abbiamo forse paura di rivelare le nostre debolezze o di esprimere sentimenti?
Questa insensibilitร  nasce dalla paura di rivelarsi per quello che siamo?
Per questo preferiamo non alzare gli occhi e sfogliare, con apparente interesse, il flusso costante di contenuti web?

Forse รจ il farci carico del dolore altrui che ci spaventa, perchรฉ, come sostiene “un mio nuovo amico”, il dolore richiede tempo e "pensiero lento", due virtรน che la societร  moderna sta cercando di cancellare in ragione della velocitร , dell’immediatezza e dell’efficienza.

Chiudo queste mie riflessioni con un messaggio di speranza: la vera "ereditร  morale" non la troveremo nella bacheca dei nostri profili social, ma nell’esempio e nella coerenza di chi รจ rimasto umano in un mondo che tende ad assumere connotati sempre piรน virtuali. Nulla รจ piรน efficace di un sentimento di solidarietร , di affetto o di comprensione nei momenti difficili.

๐Ÿ“ด Mentre scrivo so che tornerรฒ presto in corsia d’ospedale per trovare mia figlia, terrรฒ il telefono spento, farรฒ in modo di aprire gli occhi e il cuore…

#Solidarietร  #BS #Vita

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