di π·πππππ πππππππ
Le ondate di calore, di freddo e di piogge intense che colpiscono l’area mediterranea, e in particolare l’Italia, non rappresentano un fenomeno del tutto nuovo; tuttavia, l’impatto che esse hanno sul territorio, sull’assetto urbano, sulle infrastrutture e sull’economia dei cittadini risulta oggi sempre piΓΉ grave e difficile da sostenere.
Non sono un attivista ambientale, per cui vi eviterΓ² la supercazzola del climate change...
Siamo di fronte a cambiamenti ciclici che, nel tempo, hanno contraddistinto la conformazione del nostro continente: orografia, idrografia, coste… Si prevede che le temperature globali aumenteranno da 1,5 °C a 4,5 °C entro il 2100. Tutto da verificare e da dimostrare, ma le conseguenze di questi "cambiamenti climatici" si possono limitare o quantomeno prevedere!
Le previsioni non sono favorevoli. Il nostro Bel Paese Γ¨ tra i piΓΉ vulnerabili in seno all’area mediterranea. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’Italia Γ¨ uno dei Paesi piΓΉ sismicamente attivi al mondo e in Europa, abbiamo un quadro piΓΉ completo e preoccupante del rischio.
Per molte famiglie il cambiamento climatico non Γ¨ un fenomeno teorico, ma una realtΓ . Tempeste, inondazioni, ondate di calore, terremoti, incendi, grandine, frane, implicano la distruzione di case, di proprietΓ , di strade, di ponti, di ferrovie, la distruzione o la perdita di raccolti e bestiame, di proprietΓ , ma anche di salute. Disatri ambientali che minacciano direttamente le nostre vite, la nostra stabilitΓ personale e sociale.
Il divario di protezione creato dal cambiamento climatico Γ¨
in costante aumento. La mancanza di una debita protezione e cura dell’ambiente,
unita a una scriteriata politica ambientale, che non tiene conto delle mappe
piΓΉ a rischio contro i rischi dovuti a fenomeni naturali estremi, puΓ² tuttavia
essere risolto attraverso adeguati interventi di bonifica, di salvaguardia del
territorio, di riforestazione, di corretti criteri strutturali per strutture
abitative private e collettive.
Il costo di queste politiche di prevenzione Γ¨ decisamente minore, in proiezione decennale, rispetto ai danni procurati da eventi distruttivi. Usciamo quindi dalla logica presuntuosa del… "A noi non succederΓ mai" o del “Non Γ¨ detto che”… I numeri rivelano che la domanda non Γ¨ piΓΉ "se accadrΓ a noi" , ma quando accadrΓ !
πAd oggi, sono stati erogati miliardi di euro in risarcimenti per calamitΓ naturali a famiglie e aziende. La protezione inizia da noi, dal nostro saper prevedere calamitΓ naturali e proporre soluzioni. Non facciamoci trovare impreparati! Cambiamo il nostro atteggiamento, facciamo in modo che non sia il clima a cambiare la nostra vita.
La politica ha un enorme potere in tal senso: pianificare il territorio, vietare
costruzioni in zone a rischio e in aree alluvionali, soggette a frane o in
presenza di coste instabili.
PuΓ² fermare il consumo indiscriminato del suolo, prestare
maggior cura all’ambiente (non certo imponendo auto elettriche!), effettuando
periodiche manutenzione di fiumi, argini e canali, riforestando boschi, sviluppando
infrastrutture piΓΉ sicure, imponendo norme antisismiche serie, elargendo incentivi per adeguare scuole, ospedali e case,
collaborando con scienza e ingegneria per creare mappe di rischio.
π€¨Quindi miei cari politici… siete disposti a combattere abusivismo,
condoni, scorciatoie, a investire oggi per proteggere domani?
πLa natura non si controlla, ma il rischio sΓ¬. Gli eventi climatici violenti ci sono sempre stati, sono incontrollabili, ma nella maggior parte dei casi ci ritroviamo a parlare di disastri politici. Ogni euro speso per far fronte al “ciclico cambiamento climatico”, che da sempre regola la vita sul pianeta Terra, ne farΓ risparmiare molti: dieci, cento, mille volte tanti.
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