📌𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐝𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥-𝐬𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝟏 © 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐧𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐨𝐧𝐬 - 𝐂𝐂 𝐁𝐘-𝐍𝐂 𝟒.𝟎

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Trump: cattivi consiglieri

di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒

Il presidente Trump sembra aver cambiato opinione, 🤔o forse solo strategia, in merito al conflitto Ucraino; d
i recente ha dichiarato di ritenere possibile l'obiettivo dell'Ucraina di recuperare i confini persi dal 1991.
Intende aiutare l'Ucraina spingendola verso la distruzione?
Con un post sul suo account Truth Social, il Tycoon "pare" rassegnarsi all’idea di voler ancora mediare la pace tra Russia e Ucraina.
Sapevamo che la tempistica ipotizzata, per porre fine al conflitto tra Mosca e Kiev,  fosse alquanto ottimistica, ma non ci saremmo mai aspettati una simile contraddizione.
È mal consigliato dalla cricca di funzionari della sicurezza nazionale ed estera?
È assai probabile!

Salve rarissime eccezioni, è il caso di Elon Musk, i suoi più stretti collaboratori sono per lo più dei russofobi convinti.

Non ho seguito così da vicino la politica statunitense per affermarlo con certezza, ma mi è bastato condurre delle semplici ricerche sul web per delinearne alcuni profili: il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Direttore della CIA John Ratcliffe, sono figure politiche che detestano la Russia e la sua leadership.

Per contro, seguo sin dall’inizio della sua campagna elettorale la stimatissima Direttrice dell'Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard, di cui sono lettore e follower su X (profilo @TulsiGabbard), l’unica più stretta collaboratrice (unitamente  all’ inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff) in grado di mantenere la necessaria saggezza diplomatica e  di controbilanciare le pressanti posizioni anti-russe sostenute dai DEM di Biden e non solo...

In presenza di questo nutrito gruppo dirigente russofobo, suppongo sia assai difficile porre fine al conflitto in Ucraina e normalizzare le relazioni con la Russia.

A peggiorare e a incidere  negativamente sulla situazione si frappongono gli alleati europei, quasi unanimemente schierati a favore di Kiev.

Ho già esternato il mio punto di vista in merito alle dissennate motivazioni che spingono  i leader di molti Paesi Europei a sostegno della guerra (Editoriale: Il futurodell'UE non si gioca sui tavoli della politica), per cui non mi soffermo sulle ragioni politiche volte a mantenere l'Ucraina in lotta contro la Russia.

Vorrei piuttosto capire perché la politica distensiva avviata da Trump “viene spacciata per politica russa” e perché venga  sottoposto a pesanti pressioni dall’interno e dall’estero,  affinché volti le spalle alla Russia e al suo leader.

Non credo che Putin sia troppo preoccupato della Nuova Alleanza militare dell’UE, ma è evidente che, in caso di nuove provocazioni ed escalation, dobbiamo solo sperare che lo Zar mantenga intatto il suo self control e non ceda alle  quotidiane provocazioni dei Paesi membri dell’Unione.

Ad agosto, sembrava fatta con l'incontro Trump-Putin in Alaska.

Il meeting di Anchorage sembrava aver definitivamente portato il Presidente USA ad abbracciare le posizioni russe sulla risoluzione del conflitto, con "conseguenti concessioni territoriali da parte dell’Ucraina e limitazioni alle sue dimensioni militari e alla sua sovranità politica".

A distanza di un mese cos’è successo?

Cosa lo ha spinto ad abbandonare  le proprie convinzioni e a scrivere sul proprio account Truth Social "… I think Ukraine, with the support of the European Union, is in a position to fight and WIN all of Ukraine back in its original form. With time, patience, and the financial support of Europe and, in particular, NATO, the original Borders from where this War started, is very much an option…".

Perdonate se riporto il testo originale in inglese, ma non intendo cambiare di una virgola le sue dichiarazioni.

Di punto in bianco, senza apparente motivo, Trump cambia la sua analisi e sentenzia: 
"La Russia è diventata una tigre di carta ".
Non possiamo escludere che questo pubblico “ridimensionamento d’immagine” possa influire sulle future strategie dei governi europei più bellicosi, come non possiamo escludere che, in caso di un più largo coinvolgimento e di una recrudescenza del conflitto, possa scatenarsi una risposta nucleare.
🤔Chi ha spinto
il Presidente americano
ad affermare
che la Russia
è vulnerabile militarmente
ed economicamente?

Trump, come Ponzio Pilato, sembra improvvisamente disimpegnarsi nel risolvere il conflitto russo-ucraino, lasciando l’Europa al suo destino, affidandole il gravoso compito di sfidare lo strapotere economico-militare russo.
Questa seconda ipotesi, alla luce del fatto che la sua amministrazione non sosterrà più economicamente l’Ucraina (sarà l'Europa ad acquistare armi dagli Stati Uniti per trasferirle all'Ucraina), sembra la più probabile.

Chissà qual è la verità… in politica solo le bugie conoscono la verità !

A parte l'incisiva retorica di Trump, cerchiamo di essere realisti...

Non c'è alcun cambiamento sostanziale nell'approccio degli Stati Uniti nei confronti della Russia e del conflitto ucraino.

La Russia continua a mantenere un vantaggio strategico sull'Ucraina in tutti i parametri fondamentali: militare, economico e politico.

Ciò che preoccupa è che  le parole di Trump rendono praticamente impossibile (quantomeno nel breve periodo)  il raggiungimento di un accordo negoziale.

Di conseguenza, l'Europa (cioè noi, con un costo della vita elevatissimo e tra mille sacrifici),  continuerà a fornire sostegno finanziario e militare all'Ucraina, prolungando un conflitto perso da tempo, nonostante il forte rigurgito della propaganda filoucraina.

Prolungamento che andrà a scapito di Kiev, che continuerà a perdere personale e attrezzature a un ritmo insostenibile.

È assai probabile che l'Ucraina perda la propria sovranità, ben che vada  risulterà  partner  dell'Unione in lista di attesa per entrarvi.

Il probabile bluff di  Donald Trump, non illuda i leader €uropei, presto si renderanno conto di essere stati messi all'angolo.

A voi non par di sentire un coro provenire
dal Gran Palazzo del Cremlino?

🎵  “Волка бояться – в лес не ходить...” 
         (Chi non vede il fondo, non passi l’acqua..!)


Saremo Tutti Disertori !

di Daniel Sempere

Inizio questo mio editoriale partendo dalla più logica delle conclusioni: 
"difendere la PACE 
e difendere l’Europa 
dalla Von der Pippen
è diventato un dovere
 per tutte le persone di buon senso" 


Il corto circuito cui destra e sinistra politica vanno incontro è vergognoso; prevalgono vili interessi personali e di partito sui sentimenti popolari e sui vincoli costituzionali.
Un neoliberalismo alla tedesca, caratterizzato da un preoccupante deficit di democrazia, rischia di imporre l’allargamento della Nato a est, con la complicità dell’Unione Europea.
Strategia che necessita di adeguati consensi, non necessariamente di una maggioranza, poiché si può giungere alla mobilitazione  alimentando una propaganda martellante, che dipinga pacifismo e diplomazia come la resa di un popolo molle, incapace di assumersi le proprie responsabilità.
Signori miei, è ovvio che dei cittadini che non si sentono minacciati non vogliano la guerra, non la vogliono gli italiani, come non la vogliono gli inglesi, gli americani, i francesi o i tedeschi…
Per questo affidano ai leader di questi stessi Paesi il compito di indirizzare l'opinione pubblica verso la guerra.
Non è impresa impossibile: basta convincere il popolo che sta per essere attaccato e denunciare il pacifismo come vile contrapposizione al patriottismo.

A proposito on. Calenda, di quale Europa sta parlando?
Di un’Europa che investe in armi tagliando il welfare, che afferma la sua unità sulle divisioni e sul riarmo? 
Sulle guerre commerciali che notoriamente costituiscono l’anticamera dello scontro bellico?
Noi non temiamo una fantomatica invasione russa, siamo preoccupati per il ruolo “cobelligerante” del nostro Paese, che sta pericolosamente gravando sull’economia delle nostre famiglie.
Una condizione pre-guerra che accresce la condizione di povertà e l'aggrava.
I governi europei lo sanno: esiste un rapporto diretto tra l’aumento del costo della vita e il piano di riarmo che andremo a pagare di tasca nostra!
Un piano ReArm Europe, che prevede fino a 800 miliardi per la difesa,  che stima un fondo da 150 miliardi di euro e clausole varie di salvaguardia da investire nel settore bellico.
Ma alla classe dirigente non importa il prezzo che pagheremo per questa folle adesione, perché la politica, in questi ultimi anni, si è drasticamente allontanata dal mondo reale.
Liberarsi dalla guerra, dal militarismo incombente,  non riguarda solo i nostri figli e nipoti, riguarda tutti noi, ora.
Il “ministro della guerra”, alias Crosetto, conferma l’impegno del nostro governo nell'implementazione militare, esaltando la produzione di nuovi missili e munizioni da inviare in Ucraina.
Nel contempo l’ “Agenzia per le industrie della Difesa” candida tre suoi siti produttivi per il bando dell’Unione €uropea (che prevede lo stanziamento di 500 milioni di euro per produrre nuovi armamenti da inviare a Kiev).
Le lobby delle armi e la “Federazione delle aziende italiane per l’Aerospazio” (uno degli asset più importanti di Confindustria), intravedono guadagni a 10/11 cifre in questa vorticosa corsa agli armamenti.
Le bombe da noi prodotte andranno a massacrare soldati arruolati con la forza, mariti, padri, figli strappati alle loro famiglie per combattere una guerra non loro, in proroga al massacro di intere popolazioni civili.
La guerra non risparmia nessuno, si nutre di gente come noi, che non ha mezzi e conoscenze per evitarla.
Risparmia i Signori della Guerra, che  rimangono ben lontani dal fronte e realizzano affari d’oro  a distanza di sicurezza (vedi Leonardo S.p.A.), con capitalizzazioni in Borsa che crescono dell’80%.
A pagarne le conseguenze saremo noi, nel migliore dei casi, con l’aumento del costo della vita, a partire dai prodotti energetici.
A nulla servono le nostre manifestazioni di protesta, anzi, produrranno manifesta insofferenza verso voci e opinioni dissenzienti.
Opporsi a tutto questo è possibile?
Sì, anche se a caro prezzo…
Lo hanno dimostrato i portuali di Trieste, lo abbiamo dimostrato noi sfidando regole,  resistendo ai ricatti del green-pass e dei divieti criminali dei governi Covid. 
Lo abbiamo dimostrato sfidando lo Stato, perdendo libertà, il lavoro, il rispetto, rifiutando di assoggettarci ai decreti legge di Conte, di Draghi, con la complicità e l’assenso di un €uropresidente scelto ad hoc per interpretare il ruolo di garante dell'€urocrazia.
Nessuna complicità con gli spacciatori di morte!

 Saremo tutti disertori, sappiatelo!
Questa non è la nostra guerra, è la vostra guerra.

Il nostro vero nemico non è la Russia, ma è tra noi, indossa i panni dell’€urocrate, del politico, del giornalista, dell'opinionista, del cazzaro asservito alla speculazione finanziaria, al mainstream e all’industria bellica del profitto.


"Hater"

Di Daniel Sempere 


L'odio, una costante della condizione umana, ha sempre trovato  posto nella storia dell'umanità. 
Oggi, tuttavia, si presenta in forme nuove e più insidiose, permeando la società in modo preoccupante, a partire  dal post Covid.
Non si tratta più di un sentimento relegato nell'ombra, ma di una palese forza divisiva, che parte dall'alto e si dirama verso il basso con  inspiegabile virulenza.

Quello che è ancora più allarmante è che queste manifestazioni d'odio
sono diventate parte del linguaggio mainstream,
veicolate anche da figure pubbliche che,
con la loro notorietà, rischiano di amplificare tali sentimenti.

L'odio contemporaneo è camuffato, si cela dietro le parole di una retorica che giustifica l'intolleranza come risposta naturale a ciò che viene percepito come estraneo, contario o non condiviso. 
È  reazione scomposta a minacce percepite come "attacchi" alle proprie èlite  di appartenenza: siano esse politiche, professionali (💉) o istituzionali.
In questo contesto, i cultori dell'odio si ergono a paladini delle virtù, ma spesso la loro narrazione si fonda su convinzioni dannatamente  autoreferenziali, dettate per lo più  dalla paura di veder minacciato il proprio status  e la propria leadership.
Personaggi noti, che dovrebbero guidare il dibattito pubblico verso un confronto costruttivo, si trovano a volte a perpetuare questo clima di aggressività. 
Alan Friedman, Andrea Scanzi, Roberto Burioni (solo per citarne alcuni), pur con approcci diversi, sembrano voler cedere alla tentazione di ricorrere all’odio come "strumento di provocazione". 
E'  solo un innocente diversivo dialettico ?
Niente affatto, la loro influenza non deve essere sottovalutata: le parole e i messaggi che diffondono contribuiscono a creare una società spaccata, dove chi viene individuato come bersaglio del proprio odio diventa il capro espiatorio di tutte le paure collettive.
Durante la pandemia, la paura prese piede in modo drammatico, alimentata da personaggi fortemente e volutamente  aggressivi nel linguaggio e nelle dichiarazioni.
Ricorderete tutti le vergognose dichiarazioni al riguardo di figure note del mondo della politica e dell'opinione...

Gli asiatici prima, i "novax" poi, sono stati bersaglio di un odio strisciante, giustificato dalla necessità di trovare un colpevole per una crisi che ha minacciato la nostra sicurezza e il nostro stile di vita. 
Un deprecabile fenomeno che dimostra come l'odio tende a manifestarsi in reazione alla perdita di privilegi e libertà.
Il desiderio di appartenere a un gruppo agguerrito, di non sentirsi isolati di fronte a un "nemico percepito", invita molti a stringersi in questa spirale d'odio. 
Si crea così una pericolosa rete di protezione, che offre una falsa illusione di continuità e stabilità. 
E' un'unità fragile e ingannevole, che ha il solo scopo di alimentare  un clima di divisione e contrapposizione.

La polarizzazione social delle opinioni, sia online che offline, consolida la percezione di un "noi contro voi", dove ogni dialogo risulta impossibile. 

Ironia della sorte, chi si erge a paladino della diversità e dell'inclusività 
cade spesso nella trappola della retorica dell'odio,
perdendo irremediabilmente credibilità. 

Questa incoerenza rappresenta una grave perdita per la società, poiché le fondamenta del vivere civile si sgretolano di fronte a queste contraddizioni!
La suggestione del "divide et impera" trova un triste compimento nella nostra società. 
La propaganda dell'odio disumanizza l'altro, creando una frattura sociale difficilmente ricomponibile. 
Alla luce di "certe sue dichiarazioni", 
rifletterei su questo, caro Presidente della Repubblica...
E' doveroso contrastare questa tendenza, ponendo rimedio alla  disastrosa contrapposizione del noi contro voi
Solo così potremo recuperare la normalità che ci è dovuta e sentirci in grado di esprimere opinioni diverse, senza il timore di diventare bersaglio 🎯 degli hater di professione... e dei "Bella ciao" 🎵.

Siamo tutti islamofobici?

di Daniel Sempere


Negli ultimi decenni, l’Europa si è trovata di fronte a un  acceso e complesso dibattito riguardante l’Islam politico, spesso definito come islamismo. 
La crescente presenza di gruppi musulmani, impegnati sia nella predicazione che nell’attivismo politico, ha portato a una riconsiderazione delle dinamiche sociali e culturali all'interno delle nazioni europee. 
Tuttavia, la questione non è solo di carattere religioso; essa tocca le fondamenta stesse della democrazia europea e dei suoi valori laici.

In questo contesto, è innegabile che l’Islam politico non si configuri come un fenomeno moderato o adattabile alle tradizioni europee.

La sua essenza può risultare inconciliabile con i princìpi democratici che hanno caratterizzato il nostro continente nell'era contemporanea. 
Di fronte a questa realtà, sussiste una scarsa volontà da parte di molti leader e cittadini nell'affrontare le possibili implicazioni, derivanti dal divenire una nazione con un forte imprinting islamico. 
La recente escalation di conflitti tra Israele e Hamas ha  esacerbato le tensioni già esistenti, alimentando sentimenti di paura e intolleranza in Paesi come Olanda, Svezia, Francia e Gran Bretagna.
Prendere atto delle radici storiche dell’Islam politico è doveroso, 
 per comprendere le complesse sfide 
su integrazione, identità e valori laici
che attendono l'Unione Europea.
Purtroppo molti governi si trovano disorientati, incapaci di sviluppare strategie efficaci per affrontare le problematiche legate alla radicalizzazione e ai pericoli dell'estremismo più violento.
L'immigrazione massiccia, sovente vista come un'opportunità, si scontra con una realtà assolutamente precaria. 
Le cosiddette "no-go zone" esistono anche da noi (nei centri storici, nelle periferie) e rappresentano un campanello d'allarme per chi continua a credere nella gestione pacifica di una diversità mal integrata. 
Quando una popolazione immigrata supera il 10-15 % del totale, sorgono inevitabili problemi di ordine sociale e integrazione.
La Francia, per esempio, ha sforato abbondantemente questa percentuale, lasciando emergere un quadro preoccupante di frantumazione sociale. 
Anche l’Italia ha iniziato questo delicato processo inclusivo e, nel giro di pochi anni, passerà dall'essere  stato monoetnico a nazione multirazziale. 
Sebbene la percentuale di immigrati provenienti da culture poco compatibili sia ancora contenuta, i dati criminologici mostrano un aumento della criminalità associata a queste popolazioni, colpendo in modo particolare le donne.
         Questi aspetti gettano un’ombra sul celebrato concetto di “diversità”,            che sembra comportare un costo sociale sempre più elevato. 
Non cala solo la sicurezza, calano la fiducia collettiva e l’impegno sociale nel far fronte e sostenere questo processo migratorio.
I livelli di istruzione e assistenza sanitaria sono messi a dura prova; si fa sempre più difficile sostenere una narrazione positiva sull’immigrazione, quando i fatti descrivono un peggioramento generale della qualità della vita.
Le politiche di integrazione a tutti i costi, promosse da certe fazioni politiche, 
hanno fallito nel loro intento, lasciando così le nazioni europee 
a dover affrontare un compito arduo e urgente: 
rimodellare le strategie di immigrazione e integrazione. 
È fondamentale accogliere solo chi possa essere considerato compatibile con la cultura e i valori europei, per evitare che il tessuto sociale si laceri ulteriormente.
Quella diversità e quella cultura che l'ex presidente della Camera, on. Laura             Boldrini,  vantava come "
avanguardia del nostro futuro stile di vita"          si sono rivelate un modello inadeguato e retrivo. 
Realtà scomoda, vero on. Boldrini...?
Il "nostro futuro stile di vita"  dipenderà solo, ed esclusivamente, dalla volontà con cui sapremo proporre l'accoglienza e pretendere  un'adeguata integrazione degli immigrati nel nostro tessuto sociale.

Non è  "Solo un'errata percezione, frutto dell'avversione e del pregiudizio..." (cit. sind. Sala)
E' emergenza vera, non siamo tutti islamofobici, siamo di fronte a gravi ed evidenti  problemi  di ordine pubblico e integrazione!


Il futuro dell'UE non si gioca sui tavoli della politica

di Daniel Sempere 

Intrappolata tra due delicatissimi conflitti, quello Ucraino e quello Palestinese, l'economia europea, già in grave difficoltà, sembra precipitare.
Allarmi preoccupanti pesano sul debito pubblico e sull'inefficacia del governo  di Bruxelles nell'individuare soluzioni.
Allarmi che risuonano nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in Italia, in  ragione dell'insostenibilità del sistema di welfare.
Le principali economie europee si ritrovano a combattere da un lato  l'emergenza recessione e dall'altro il vento del separatismo, che soffia sempre più forte sui governi dei Paesi membri

L'attuale stato sociale  non può più essere finanziato con ciò che produciamo nell'economia, questo è un dato di fatto.
Il prevedibile fallimento della green-economy ha lasciato un'eredità pesantissima nelle economie degli Stati europei.
In apparenza, questi Paesi sembrano alle prese con sfide fiscali, ma la realtà è assai più dolorosa: l'Europa sembra perdere il controllo della propria identità e delle proprie scelte in campo economico e diplomatico.
E' mia opinione che l'aver seguito ciecamente la strategia di espansione della NATO (guidata dagli Stati Uniti), abbia portato all'attuale stallo dell'Europa. 
Ancora oggi, alcuni politici europei cercano di convincere gli elettori che solo il rafforzamento militare può garantire il loro benessere, usando questo argomento per giustificare l'aumento dei bilanci della difesa e i tagli ai programmi di welfare.
Pazzesco!
La mia visione ipercritica del malgoverno di Bruxelles teme che  "ai piani altidei governi di Francia, Italia, Germania, Polonia e Regno Unito (benché non faccia più parte della UE) si intenda affrontare questa profonda crisi identitaria, sociale ed economica, investendo tutte le risorse disponibili in un'assurda corsa agli armamenti.
Macron, Merz, Tusk e Starmer sembrano voler procedere in senso inverso rispetto al processo di destabilizzazione della Comunità Europea...
Così fosse, ci attende un'inaspettata quanto suicida opera di restaurazione, che necessita, da un punto di vista strettamente politico, degli accordi estremamente vincolanti tra i "principali Paesi membri dell'Unione Europea".
Cosa ci aspetta dunque nel breve e medio termine?
Assisteremo all'ennesimo golpe bianco di Bruxelles, nell'imporre le proprie leadership, o prevarrà il vento del dissenso auspicato dall'assortita schiera di partiti e movimenti sovranisti e nazionalisti?
Se l'intento dell'aristocrazia europea è quello di conquistarsi un posto tra le maggiori potenze economiche del pianeta (USA, Russia, Cina), dovrà fare bene i suoi calcoli e scegliere con estrema cura nemici e alleati.
La storia insegna che investire massicciamente nell'impresa bellica può generare profitti e indotti in tutte le filiere produttive: dall'industria meccanica, a quella tecnologica, dall'elettronica alla sicurezza, dai sistemi satellitari al mondo delle telecomunicazioni e, aggiungo io, a quello dell'informazione e della propaganda.
Rimarremo vigili sui temi dello "sviluppo economico" e dell'"autonomia strategica", poichè sinceramente sembrano dichiarazioni di facciata. 
Abbiamo la netta sensazione che l'Europa subisca tuttora direttive  statunitensi, incluso l'aumento della spesa militare. 
L'UE non gode di  un consenso unanime al riguardo, come pensa di eludere le aspettative e le preoccupazioni del popolo europeo?  
Lo ingannerà per l'ennesima volta?
Auguriamoci in tal caso che  le perdite, e non mi riferisco solo a quelle economiche, non siano troppo gravi. 
Auguriamoci che l'Europa cambi rotta, superi illusori sogni di grandezza e individui nuove e più sensate strategie di cooperazione economica. 
Questa apparente e redditizia manovra in favore degli approvvigionamenti militari e bellici non è  la ricetta ideale  per uscire dalla recessione.

 Produrre armi  sempre più distruttive e in quantità sempre maggiore
non risolverà i problemi del Vecchio Continente

Non siamo ingenui, siamo consapevoli che una produzione massiccia di materiale e tecnologia bellica  può servire solo a un fine... la guerra!
Il nostro sogno è uscire dai vincoli e dalle strette giuridiche ed economiche imposte dall'Unione Europea, ripercorrere a ritroso il cammino virtuoso di questa Unione sgangherata, "limitandoci ai dettami condivisi unanimemente" con il trattato di Schengen:

  • abolizione dei controlli alle frontiere tra gli Stati aderenti;
  • libera circolazione di persone, merci e servizi;
  • moneta unica;
  • una ragionevole cooperazione tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie... 
Rimarrà una dolce illusione? E' assai probabile!
Se il contenuto di questo articolo vi è piaciuto lasciate un commento al post di X che vi reindirizza al mio blog.
Siamo delle formiche, non abbiamo alcun potere politico o contrattuale per cambiare l'ordine delle cose. 
In questi casi amo rifugiarmi in una provocatoria quanto ingenua battuta in voga negli anni '90...
 "Anche le formiche, nel loro piccolo, s'incazzano"



Libertà di Parola: "Un Concetto in Bilico tra Censura e Ironia"

Di Daniel Sempere

Nel nostro Paese la libertà di parola sembra scivolata in una sorta di limbo, sospesa tra inesauribili ingiustizie e una sorveglianza ostentata, che farebbe impallidire anche il più scettico dei romanzieri distopici. 
Se un tweet sul comprovato rapporto tra immigrazione clandestina e criminalità può scatenare l'intervento della polizia, ci si deve preoccupare o è reazione allergica di un attivismo giudiziario di stampo ideologico?
Provate a immaginare una situazione simile (capita, credetemi)...
Un ufficiale di polizia giudiziaria si presenta a casa vostra con un avviso di garanzia perché in un caso di stupro, commesso da un immigrato  recidivo, avete ipotizzato il reato di falso ideologico da parte del magistrato inquirente
Non vi ricorda la scena del film "Minority Report" ?
E' assurdo, certo, ma in questo Paese, in questa Unione DEMocratica accade!
L'attenzione con cui si scandaglia il web alla ricerca di tweet sgraditi non è riservata a questioni ben più gravi, ma è destinata alla tutela di èlite e personaggi di primo piano:
  • 😏 ex ministri della Salute;
  • virologi molesti;
  • politici permalosi;
  • rappresentanti della woke culture;
  • paladini dell'immigrazione e dello ius soli;
  • senatori a vita "intoccabili"...
Chi avrebbe mai potuto immaginare che le emergenze "più gravi", legate a  sicurezza, trasparenza e legalità,  si sarebbero discusse su X
Onde evitare  "rigide censure e avvisi di garanzia", gli utenti dell'ex piattaforma di Twitter si trovano costretti a mitigare le proprie opinioni, ma non possono fare a meno di chiedersi: 
"I nostri magistrati sono forse degli attivisti al servizio della politica?"
(😱Attento Daniel... stai oltrepassando il limite !)
Incredibile!
Il tutto accade mentre  una criminalità sempre più diffusa si impadronisce delle piazze, delle stazioni, dei quartieri delle nostre città, mentre bande di delinquenti prosperano come erbe infestanti in un campo abbandonato.
Siamo giunti al punto in cui porre dei dubbi sulla volontà e sulla capacità di integrazione di taluni  immigrati costituisce reato, "un pericoloso incitamento all’odio razziale". 
Avremmo mai potuto ipotizzare il reato penale d'opinione? 
Ogni dichiarazione, anche la più innocente, può, a discrezione del giudice incaricato,  essere interpretata come prova d'incitazione razziale. 
Fa strano vedere l’intelligence e le Forze dell’Ordine dedicarsi con tanta dedizione alle piattaforme social, mentre le nostre città si trasformano in veri e propri ghetti e campi di battaglia tra bande rivali, pericolosi maniaci e spacciatori senza scrupoli .
Si è portati a pensare che si ritenga prioritario il controllo e la censura della semantica  social, anzichè combattere la criminalità e l'illegalità in cui conviviamo.
Assurdo...
Tuttavia,  guai ad arrendersi, la libertà di parola può versare in un pessimo stato di salute, ma il sarcasmo può essere l'arma migliore in questi tempi di censura e intimidazione. 
Sarà forse l'ironia a salvare il nostro diritto a esprimere libere opinioni, anche se l'esporci ci comporterà enorme attenzione. 
Nel frattempo, continuiamo a twittare, a esprimesere il nostro civile dissenso e a sperare che qualcuno si prenda il tempo di ascoltare le nostre opinioni, prima di emettere un verdetto di silenzio.


Spazzatura digitale

di Daniel Sempere


C'è un malessere che cova da tempo nella nostra società. 
Gli studiosi lo chiamano "smog digitale". 
L'aria è così satura di fanghi digitali riciclati che sembra di vivere in un reality ambientato in una discarica. 
Siamo sempre più disgustati da questo insalubre miasma, pur essendone "dipendenti". 
Alcuni, tra i sociologi più famosi,  non riescono a intravedere una via d'uscita da questa giungla di pixel e dati.
Purtroppo non è da tutti "pensare fuori dagli schemi" perché, ahimè, gli schemi siamo noi. Stanchezza dei media e rifiuto delle notizie non sono concetti nuovi; anzi, sono stati alimentati a lungo da un flusso incessante e conflittuale di notifiche e aggiornamenti che sembrano avere l’unico scopo di esaurire le nostre riserve mentali. 
L'antidoto più comune ed efficace è una consapevole evasione.
Leggo che negli ultimi 10 anni l’attività di commento, condivisione e discussione delle notizie è crollata. 
Le sezioni social dedicate ai commenti (un tempo fertile terreno di dibattito) si sono trasformate in un campo di battaglia e di scontro. 
Ma dietro questo apparente scontro ideologico si nascondono intelligenza artificiale,  false identità e nicknames.
Lo ammetto, io stesso utilizzo uno pseudonimo: ma Daniel Sempere (per fortuna) è solo un vezzo letterario, non uno scudo penale dietro cui nascondermi e attaccare gli avversari.
Capita a tutti, prima o poi,  di imbattersi in una fauna variegata di troll, che si esibisce in convulse performance,  scambiandosi accuse e offese feroci.
Questi "parassiti digitali" vanno a caccia delle  vittime con l'intento di destabilizzare l’informazione e inquinare il dibattito civile. 
È fenomeno così comune e diffuso che potremmo considerarlo "effetto collaterale della comunicazione social ".
Basta poco per attirare questi molestatori; un semplice commento sulla piattaforma di  X (ex Twitter),  può attirare stormi di troll che non lasciano spazio al pensiero critico. 
Ma chi sono questi "guastatori", verrebbe da chiedersi...
Sono semianalfabeti, che appartengono alle più svariate categorie: filosionisti, filopalestinesi, proVAX, noTAV, noPONTE, ambientalisti, boldriniani (troll di M.Boldrin), buriniani (troll di R.Burioni), un esercito infinitamente variegato e molesto.
Divisi nelle ideologie,  ma uniti nell'intento di impedire il dibattito e ridurlo a spazzatura.
Come reagiscono i giovani di fronte a questo alienante fenomeno?
I giovani, in particolare quelli che appartengono alla Generazione Z, stanno abbandonando i canali tradizionali di informazione. 
Dotati di smartphone e meme, preferiscono consumare contenuti brevi e superficiali su TikTok e Instagram
Provate a effettuare una ricerca su queste piattaforme, per esempio  sul contenuto "Reaction..." 
Vi troverete sommersi da video nonsense generati dall’intelligenza artificiale, un concentrato di immagini banali  e artificiali decisamente demenziali.
Un ricco vassoio subculturale e del nulla! 
E non stupitevi se il narratore vi sembrerà uscire da un film di fantascienza: è solo un algoritmo mascherato.
Dobbiamo preoccuparci? 
Certamente! 
Soprattutto per i nostri figli e per la scarsa qualità della comunicazione che ne deriva. 
Il rischio di dover organizzare una raccolta differenziata dell’informazione digitale è altissimo. 
Mentre ci muoviamo tra il fango di dati e le nebbie del malessere mediatico, non  abbassiamo mai la guardia e  differenziamo il più possibile questa spazzatura digitale, perché nel mondo del "website's information"  il rischio di asfissia è sempre in agguato.


L’Europa non esiste più, sopravvive l’€urocrazia

di Daniel Sempere


Nel 1975 i leader di 35 Paesi (tra cui Stati Uniti, Canada e quasi tutta l'Europa), si riunirono nella capitale finlandese Helsinki per firmare l'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE).
L'accordo segnò il coronamento di anni di negoziati sulla coesistenza pacifica tra potenze militari ed economiche post seconda guerra mondiale.
All'epoca, riconobbero i confini e le sfere di influenza che avevano ridisegnato l'Europa dal 1945.
Non fu un semplice accordo diplomatico, fu vero quadro di riferimento per la gestione di un inevitabile confronto ideologico e di potere.
Cinquant'anni dopo, l'eredità di Helsinki è profondamente ridimensionata.
Che fine hanno fatto gli accordi di pace, di risoluzione pacifica delle controversie e di cooperazione diplomatica?
Scomparsi, rinnegati.
Quel sistema non esiste più, l’ordine globale nato dopo il 1945 si è dissolto, senza proporre valide alternative.
Il concetto di "sicurezza paneuropea, condiviso a Helsinki 50anni or sono, è diventato obsoleto, non esiste più un quadro condiviso.
Persino la NATO e l'UE, a lungo considerate pilastri dell'Occidente, si trovano ad affrontare crescenti pressioni interne ed esterne.
Resta da vedere se resisteranno o cederanno il passo a nuovi riallineamenti politici, economici e militari.
Il problema è che l'idea stessa di sicurezza europea è cambiata, l'Europa ha scelto di non essere più l’attore e il protagonista degli affari globali, ma di affidarsi strategicamente e politicamente a Washington.
Ammettiamolo, l’Unione Europa oggi è mercato e partner secondario.
Persino nella delicata questione Ucraina, il Governo di Bruxelles agisce come una pedina nello scacchiere geopolitico statunitense, sacrificando il futuro della propria economia ed esponendo i Paesi membri a conflitti non più e non solo di natura diplomatica.
Il destino del nostro continente è sempre più condizionato dalla mancanza di una guida affidabile e da strategie contrarie agli interessi della nostra Comunità.
Di questo passo il destino dell’Unione è segnato, non reggerà i contraccolpi di scelte scellerate che ne hanno compromesso credibilità in campo diplomatico ed economico.
Sono necessari nuovi accordi geopolitici che ripongano gli interessi primari di questa Unione Europea al centro delle politiche relazionali e globali.
L’Europa non esiste più, sopravvive l’€urocraziauna sovrastruttura tecnocratica ambigua e corrotta che ne ha rinnegato platealmente (senza trovare una valida opposizione politica),  i princìpi fondamentali: di libertà, democrazia, Stato di diritto, promozione della pace e stabilità.
Forse lo spirito di Helsinki non è del tutto scomparso, milioni di cittadini europei vorrebbero ricollocarsi come protagonisti della politica globale, promuovere accordi di pace, recuperare competitività economica e produttiva, ritrovare benessere economico e vivere in un clima di legalità e sicurezza migliori.
Princìpi innegabilmente accattivanti, ma che leadership nazionali ed europee non intendono sposare per non perdere ruolo e potere.
Se l'Europa collettiva vuole vivere una nuova era di sicurezza e cooperazione, dovrà rimuovere il recente passato, accettandone la fine, ripartendo da zero.

La "cAsta"

di Daniel Sempere



Amici miei, sono in fase
estrospettiva, in quella particolare condizione esplorativa del mondo esterno in cui smetti di assegnarti colpe e inizi a osservare quello che accade intorno a te, e come accade.
Avete mai provato a interagire con un politico lontano da consultazioni elettorali
Ci avete provato, ne sono sicuro, ma senza ottenere risposta.
Sbaglio? 
Nonostante questo apparente disinteresse per voi, per le vostre legittime paure e opinioni, ve ne guardate bene dal dire ciò che pensate di loro, della loro indifferenza, perchè sapete in cuor vostro che non siete "nessuno", e pertanto,  non siete degni di attenzioni. 
Sapete che se vi scappasse una pubblica offesa, verreste querelati e spolpati dei vostri pochi averi per difendere l'onore del vilipeso onorevole
Questa nostra debole democrazia ha trasformato i suoi rappresentanti in una potente e intoccabile casta, che finge di scontrarsi sul palco della politica, che sbertuccia e giustifica il  ruolo limitandosi a scaramucce e provocazioni dialettiche, salvo poi sedere al medesimo tavolo, dove vengono serviti i migliori privilegi. 
Parliamo di una ristretta oligarchia contraddistinta da appetiti insaziabili. 
Una casta politica omogenea, che si presenta con livree diverse per colori e sfumature, ma che si distingue per un comune e insaziabile appetito. 
Il dibattito politico si è trasformato in rappresentazione teatrale: il Parlamento è il palcoscenico dove gli attori più versatili improvvisano i loro show, vestiti da fantasmi, portando sassi, manette, costumi e improvvisati simboli  di scena. 
La "gestione della cosa pubblica"  ha generato dei mostri, ha trasformato i politici in sanguisughe dello Stato.
Guai a dirlo però ! 
Vi andreste a scontrare con l'orgoglio del politico permaloso, cui non interessa il confronto o la vostra opinione.
Non siete nessuno, siete gli umili servi cui è concesso, ciclicamente, di apportare il vostro consenso in-con-di-zio-na-to, nell'illusoria speranza che il "nobile servo" della  "res publica" possa rappresentare voi e i vostri simili.
Illusi !
Avreste dovuto capirlo quando  trafficanti d'esseri umani, occupanti abusivi, sindacalisti, capitani d'industria e giornalisti in carriera hanno iniziato a varcare la soglia di Montecitorio.
Non ve ne siete resi conto, perché vi hanno insegnato, e convinto, che il vostro sospetto è pura demagogia populista. 
Vergognatevi ! 
Anzi no, non abbiate paura di pensarlo,  reclamate il vostro diritto a giudicare chi ha accettato delega a rappresentarvi e ha scelto di mescolare affari e politica in uno squallido scambio di interessi: "Do ut des" dicevano quelli che la politica l'ebbero inventata.
Mi par di sentire i cori unanimi di sdegno dei politici di fronte a queste accuse.
Già, perchè al di fuori della finzione scenica e dialettica, sono tutti solidali e compatti nel difendere la Casta! 
Tutti stretti attorno a Re Sergio, il più nobile dei nobili, rappresentante primo e ultimo di quella ricca e potente aristocrazia, che nulla sa dei sacrifici nostri per arrivare a fine mese, delle nostre difficoltà  nel far fronte a mutui, scadenze e utenze. 
Loro hanno altro a cui pensare...
Loro devono giocare a Risiko, c'è l'Ucraina da difendere, sono in gioco i valori €uropei, la democrazia, che cazzo ne sapete voi piccoli e arroganti elettori !? 
Sapete eccome, ma ciò che voi pensate e sapete non conta nulla, perché la Casta è dominante e distribuisce l'uso del potere a tutti i livelli, nonché i modi e i mezzi per ottenerlo. 
Il fondamento razionale-giuridico, che disciplina norme e comportamenti della democrazia, ha lasciato il passo alle gerarchie della politica, che ne indirizzano gli strumenti giuridici a proprio uso e consumo. 
Per questo, e solo per questo, il nostro Bel Paese ha sviluppato una invidiabile fame di poltrone. 
Vuoi mettere? 
Aerei di Stato, che volano per portare sua Eccellenza a Parigi, Bruxelles, Washington, Londra, Kiev... 
Finanziamenti pubblici, gonfiati... 
Rimborsi elettorali, farlocchi... 
Spese di rappresentanza e indennità, spropositate...
Ovviamente non sono così addentro ai meccanismi "operativi" della politica da conoscerne tutte le opportunità.
Quello che però non sfugge è che i costi della politica nazionale ed estera (per estera si intenda quella €uropea) sono insostenibili e i pentastellati, che ne denunciarono la vergogna, ottenendo una valanga di voti nel 2018, hanno smarrito la propria vocazione rivoluzionaria, assuefacendosi magnificamente ai privilegi e al malcostume dell'odiata Casta. 
Dunque?
Come porre fine a questo orribile scenario? 
Non esistono ricette, ma forse esistono correttivi. 
Ho sempre creduto che il *vincolo di mandato parlamentare* rappresentasse un buon deterrente in ambito politico: "Se non mantieni fede al patto elettorale decadi"! 
Forse per questo il vincolo di mandato è così sgradito e indigesto all'intera  classe politica. 
Se ne danno motivazioni negative di natura filosofica e giuridica, ma ho la netta sensazione che le ragioni del dissenso siano molto più opportunistiche: 
Non si entra in politica per realizzare i sogni "degli altri'. 
E allora? 
E allora fatevi un partito, fatevi eleggere, o cambiate il sistema, negando voti e consensi a chi non accetta un vincolo di mandato.



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