di 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙 𝑆𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒
Questo 2026 è iniziato sotto una cattiva stella...
Credo non vi sia condizione peggiore per un padre del temere per la morte di un figlio, di una figlia nel mio caso. È bastato un attimo, una breve telefonata per precipitarmi nel peggiore degli incubi: un frontale, uno schianto pauroso e due vite sospese tra la vita e la morte. Una corsa isterica in un centro di terapia intensiva, pregando Dio di prendere la mia vita in cambio della sua.
Le mie preghiere, ma più probabilmente la perizia, la competenza e l'esperienza dei medici, hanno concesso un mezzo miracolo.
Ma non è di questo che voglio parlarvi, bensì dell'esperienza ospedaliera vissuta in questi ultimi terribili giorni.
🙏🏼 Devo innanzitutto esprimere la mia più grande riconoscenza a tutto lo staff del Reparto di Terapia Intensiva della Poliambulanza di Brescia, per la comprensione, la competenza e l'enorme disponibilità che ci hanno riservato. Grazie a loro e all'equipe medica del reparto di Chirurgia in cui di recente è stata trasferita, ora possiamo guardare al futuro con ritrovato ottimismo. Sarà un percorso lungo e faticoso, ma che lascia intravedere una luce in fondo al tunnel.
Il soggiorno forzato nei corridoi e nelle stanze della struttura ospedaliera mi ha indotto a raccontare e a condividere riflessioni su quanto vissuto sulla mia pelle in una simile circostanza. Ho avuto modo di constatare, nel bene e nel male, tutti, o quasi, i pregi e i difetti della sanità italiana.
La crisi strutturale della sanità pubblica italiana è cosa nota. La riduzione progressiva di ospedali e posti letto, accompagnata da una grave carenza di personale medico e infermieristico, ha sottoposto a forte stress il Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto nei grandi presìdi ospedalieri e nei Pronto Soccorso. Una situazione che riguarda realtà considerate storicamente solide, come quelle della provincia di Brescia.
Il sistema ospedaliero bresciano, con strutture di riferimento come gli Spedali Civili e una rete di ospedali territoriali, si trova infatti a fronteggiare le stesse criticità che colpiscono il resto del Paese. Negli anni, il numero di posti letto è stato progressivamente ridotto, in linea con le politiche nazionali di razionalizzazione della spesa sanitaria. Tuttavia, il potenziamento della medicina territoriale, che avrebbe dovuto compensare questi tagli, è rimasto incompleto, lasciando gli ospedali come unico punto di riferimento per un numero sempre crescente di pazienti.
A pesare maggiormente è la carenza di personale. Medici e infermieri sono in numero inferiore rispetto alle esigenze di gestione e ai carichi di lavoro richiesti. I pensionamenti non adeguatamente sostituiti, le dimissioni volontarie verso il settore privato, o verso l’estero, hanno creato vuoti difficilmente colmabili. Anche a Brescia i reparti lavorano spesso sotto organico, con turni prolungati e un ricorso sempre più frequente a soluzioni emergenziali, come i cosiddetti medici “a gettone”.
Apprendo, con mia grande sorpresa, che spesso professionisti sanitari, dei 👨🏻⚕️ "medici a gettone" appunto, vengono ingaggiati dalle strutture pubbliche per coprire turni specifici, specialmente nei Pronto Soccorso, per sopperire alla carenza di personale, garantendo sì flessibilità, ma con compensi elevati.
Il problema non è solo organizzativo, ma anche finanziario. Il sottofinanziamento cronico della sanità pubblica fa sì che, nonostante gli aumenti nominali degli stanziamenti, la spesa sanitaria in rapporto al PIL resti su livelli inferiori rispetto a quelli di molti altri Paesi europei. A livello locale, le aziende sanitarie sono costrette a fare scelte difficili, spesso a scapito della continuità assistenziale.
⚕️ Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini.
I Pronto Soccorso, compreso quello degli Spedali Civili di Brescia, sono sempre più congestionati, utilizzati non solo per le emergenze ma anche come risposta alla difficoltà di accesso alle cure sul territorio. Le liste d’attesa si allungano e cresce il numero di persone che rinunciano a curarsi o si rivolgono al privato...
La crisi della sanità non è quindi un fenomeno astratto o lontano, ma una realtà quotidiana che si manifesta anche in territori "ricchi" come quello bresciano, duramente segnato dall’emergenza pandemica e oggi alle prese con le sue conseguenze strutturali.
⚠️ Senza un cambio di rotta deciso, fatto di investimenti, assunzioni e rafforzamento dei servizi territoriali, il rischio è che l’ospedale pubblico diventi sempre meno in grado di rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia e necessita di cure tempestive e di qualità.
#Sanità #Brescia
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